Ariesignis.it

Torna al Centro del tuo Sacro

Menu
  • Home
  • Chi Sono
  • Cammina con me
    • Percorsi Esperienziali
      • Magia Naturalis
      • Magia Naturalis II
      • Il Fascino degli Incensi
      • Soglie d’Estasi
    • Corsi on-line
      • ∆lfΩmega
      • AZΩT
      • Herbaria
    • Reiki metodo Usui
    • Trattamenti Individuali
    • Soglie e Sinergie
  • La Soglia del Cerchio
    • RISORSE
      • Studi & Dispense
      • Video & Podcast
      • Blog
    • Il Primo Passo
    • Login – La Porta Segreta
      • Password Smarrita
      • Reset Password
    • Il Tuo Spazio nel Cerchio
  • Libri & Pubblicazioni
    • Il Fascino degli Incensi – Il Libro
    • Pubblicazioni in Co-Autorialità
  • Contatti
Menu

Il Vangelo delle Streghe

Posted on 18 Giugno 202418 Giugno 2024 by Luca Siliprandi

Nel corso dei miei ultimi corsi sulla Stregoneria, mi è stato chiesto cosa sia il cosiddetto “Vangelo delle Streghe”, un libro scritto nel 1899 da Charles Godfrey Leland.

Il libro è un tentativo di descrivere le credenze e i rituali di una oscura tradizione religiosa stregonesca toscana che, afferma Leland, era sopravvissuta per secoli fino alla scoperta della sua esistenza nel decennio del 1890. Vari studiosi hanno contestato la veridicità di tale affermazione. In ogni caso, il libro è diventato uno dei testi da cui almeno in parte hanno tratto ispirazione i movimenti neopagani della Wicca e della Stregheria.
Ne abbiamo oggi una bella edizione critica curata da Davide Marrè, vale la pena possederla; qui, ad ogni modo, cercherò di fare il punto dando il mio contributo.
Lo confesso: sapevo, prima o poi sarebbe accaduto che ci si trovasse a parlare del “Vangelo delle Streghe” ed è questione spinosa. E’ un attimo temuto, perché quanto seguirà nell’articolo potrebbe infastidire alcune ed alcuni che, appunto, lo considerano come un vangelo (cosa a mio avviso assolutamente contraria alla stregoneria tutta ed anche a quella che si deduce da tale testo). Cosa poi sia questo “Vangelo”, in fondo in fondo non ne siamo certi… testimonianza di antiche conoscenze o falso storico? Ne discuteremo qui e, soprattutto, ci concentreremo sull’analisi di almeno uno dei rituali magici che propone; ora, però, consentitemi la solita lunghissima parentesi che, anche in questo caso, vorrebbe fornirvi elementi per costruire quella famosa “cornice di contesto” su cui io e tanti altri autori -qui- insistiamo sempre.

La Stregoneria italiana secondo gli altri

Fra le forze che maggiormente collaborano all’arroganza e/o all’egocentrismo culturale, vi è senz’altro l’ignoranza e la fondamentale supposizione che, la propria NON conoscenza debba essere universalmente diffusa cosicché, ogni bagliore di verità, splenderà ovviamente come stella sul capo del cercatore il quale, inconsapevole di non essere né il primo e né nemmeno il migliore, si riterrà pioniere. Sulla stregoneria, questo è senz’altro verissimo. Infatti, quando si parla di ‘stregoneria italiana’, ammesso e non concesso che si possa utilizzare quest’allocuzione riunendo le mille differenze locali e regionali, le cose stanno ancora esattamente in questi termini: arriva un qualsiasi studioso anglofono che ti fa lo “spiegone” e noi tutti belli contenti.
Se ne viene in vacanza in due o tre località (le solite), fa domande mirate all’ottenere riscontri positivi rispetto ad un bel minestrone di idee preconcette (assimilabili al pasta, pizza, mafia), poi torna a casa sua, scrive un libro dove ci spiega cosa sia il folklore italiano legato alla stregoneria. Noi, che viviamo un complesso d’inferiorità ormai radicato, ce la beviamo discutendone poco. Fine.
Altri ancora nemmeno si sono dati la pena di venire in Italia e fare ricerca… bastava la nonna Italo-qualcosa e tanta fantasia. Un poco come se io facessi una vacanza in Tibet interessandomi di buddismo e poi pretendessi di spiegare ai monaci di cosa si tratti. Funziona così, ancora oggi. Medesimo complesso d’inferiorità. Fine. Arroganza a parte, tenete conto che gli studi che pubblicò Carl Ginzburg sulla stregoneria a partire dal ’66, furono tradotti in inglese solo circa venti anni dopo e, a tutt’oggi, non tutti gli autori di rilievo accademico che trattano di questi argomenti li hanno letti (o compresi del tutto). Uscendo poi dall’ambito dei dipartimenti di ricerca universitari, scendendo nell’estero e  multiforme marasma di appassionati e praticanti, possiamo così godere di splendidi passaggi dove una qualsiasi auto proclamata sacerdotessa di culti che appartengono alla nostra terra e storia, ignorante sia dell’una che dell’altra nonché della lingua (attuale e latina), si industria a spiegarci cosa sarebbero alcune divinità o la stregoneria italiana (ammesso e non concesso, ripeto, che esista come tale: ogni paesello ha la sua forma…). Ad ogni modo, ci sta, come nei film: il mondo lo salvano sempre gli Americani e, comunque, se detto in inglese è sicuramente vero o fa una bella figura. Invece, abbiamo qui fior fiore di studiosi e praticanti che, a mio sommesso parere, se solo scrivessero la metà di quel che sanno e delle loro ricerche, ne avremmo a sufficienza per intasare ogni seria procedura di peer review… per anni.
Bene, ma a che pro tutto questo rispetto al titolo e argomento nostro? Non volevamo parlare degli incantesimi contenuti nel cosiddetto “Vangelo delle Streghe”? Ebbene sì, il problema -però- si ripropone esattamente nella misura di cui sopra: fu un americano a “ritrovarlo” e lo fece con quella forma mentis, vieppiù calata nello spirito dei primi del ‘900, che ho fin qui stigmatizzato.
Eppure, esistono ragionevoli motivi per prestarvi attenzione e spendere assieme qualche minuto su codesta materia che tocca la naturalità della magia. Quindi, giacché avete portato pazienza fino ad ora, così iniziamo: il “Vangelo delle Streghe”. Cosa è?

Il Vangelo delle Streghe

È un documento che avrebbe ritrovato un americano dei primi del ‘900, studioso del folklore e ‘antropologo’ (quando ancora non esisteva questo termine), tale Charles Godfrey Leland: di lui e della validità storica di quanto ha pubblicato ne parleremo più avanti ma, per ora, vi invito a seguire il filo che traccio come ordito di questa nostra chiacchierata. Leland, che si stupiva di questo popolo discendente dagli antichi romani, eppure così brutalmente ignorante (capitelo, si confrontava con le nostre bisnonne analfabete), si dedicò al rinvenire quanto fosse rimasto delle antiche vestigia della classicità pagana in quello che, sostanzialmente, considerava un poco come gli indigeni della Nuova Guinea: noi. Ad esempio, prima del più noto “Vangelo delle Streghe” qui in argomento, riferì di come gli antichi culti etruschi fossero rimasti quasi intatti fra la zona bolognese e le aree che seguono fino al Mare Adriatico (tesi smentita successivamente da qualsiasi studio) e che tale sopravvivenza avesse un nome: stregoneria.
All’epoca la tesi era credibile, perché si allineava ad una ipotesi che riscuoteva all’ora un certo successo in ambito archeologico e di storia delle religioni, vale a dire ciò che avanzò l’archeologa Margaret Murray (1863-1963) che, riprendendo tesi di Jules Michelet (1798-1864), considerava il fenomeno storico della stregoneria come sopravvivenza più o meno consapevole di antichi culti pagani; tale tesi è stata ampliamente confutata da studi successivi, ma siamo tutti bravi con il senno del poi e, comunque, tali semi ebbero una incredibile importanza rispetto al revival neo-pagano; ma torniamo al punto.
Leland, così pare, entrò in contatto con una donna toscana, tale “Maddalena” (nome che oramai ogni studio concorda nel ritenere fittizio e/o scelto per consonanza simbolica con note questioni inerenti a vangeli apocrifi su cui già all’epoca si discuteva) che gli promise quello che all’ora apparive come una sorta di Sacro Graal storico: la “prova delle prove” sul fatto che la stregoneria fosse l’evoluzione -e continuità- di antichi culti pagani. Maddalena, ossia più probabilmente una certa Margherita Taleni (o Zaleni) tenne Leland sulla graticola per circa una decina di anni e si fece pagare. Profumatamente. Raggiro? Credo di no.
Per ora, direi possa bastarci sapere che, dopo quasi un decennio di attesa e trattative, questa Maddalena diede a Leland uno scritto, appunto quanto noto ora come il “Vangelo delle Streghe” il quale, oltre ad una interessante parte teogonica (ossia una descrizione di vicende primeve rispetto all’origine ed all’essere delle divinità e del divino), raccoglieva un discreto numero di incantesimi per gli usi che maggiormente sembravano sensati all’epoca scomodando la magia. Matrimoni, invidie, malelingue, etc.
Scendiamo più in dettaglio.

La Magia di Aradia

Il testo del Vangelo delle Streghe si apre con una descrizione dell’origine divina e del cosmo del tutto diversa da quanto viene insegnato nel catechismo cattolico. In uno strano mix fra istanze pagane e forte presenza biblica, scopriamo ad esempio che Lucifero è tutt’altra cosa, non figura demoniaca e negativa. Soprattutto, cosa inedita, moltissimo spazio è dato alla presenza femminile in termini di divinità e sacralità: esiste una Madre primeva Diana ed una figlia, Aradia. Il testo è composto da quindici capitoli, i primi dieci dei quali sono presentati come traduzione di Leland del “Vangelo” manoscritto datogli da Maddalena. Poi vi è una sezione composta in modo predominante da incantesimi e rituali che, in buona sostanza, costituisce la fonte principale della maggior parte dei miti e dei racconti teogonici. Alla fine del capitolo primo, abbiamo un passo in cui Aradia istruisce le sue ‘seguaci’ su come praticare la stregoneria: Quando io sarò scomparsa da questo mondo, ogni qual volta avrete bisogno di qualcosa, una volta al mese e quando la luna è piena, vi riunirete in qualche luogo deserto, o in una foresta tutti insieme, per adorare il potente spirito della vostra Regina, mia madre, la grande Diana. A quella che desidererà apprendere ogni magia ma non padroneggiasse ancora i segreti più profondi, allora mia madre insegnerà davvero tutto, anche le cose sconosciute E sarete tutti liberi dalla schiavitù E sarete liberi in tutto; e come segno che siete davvero liberi sarete nudi nei vostri riti, sia uomini che donne: e così sarà finché l’ultimo dei vostri oppressori sarà morto; e voi farete il gioco di Benevento, spegnendo le candele, poi cenerete così […]. Credo il brano estratto dia la misura e possa fare intuire il tenore del testo intero. Passando oltre, gli incanti trascritti in questo documento sono molto interessanti perché vi sono passaggi che contemplano alcuni aspetti sicuramente rilevabili in larga parte della magia folklorica italiana. Lei, Aradia, è sposa di Lucifero e, in questa trinità dove solo un elemento è “maschile”, emerge fin da subito un pressante elemento di liberazione e sovvertimento delle gerarchie costituite: Diana e soprattutto la figlia Aradia (nonché il suo compagno Lucifero), sono la verità tradita e negata dal cristianesimo e, coerentemente a ciò, sono mezzo di riscatto rispetto alle gerarchie, ai potenti, ai preti (che, in effetti, come membri della Chiesa Cattolica, fino a non troppo tempo fa incarnavano un potere secolare assolutamente concreto). Al netto della teogonia descritta, dunque, la religiosità di cui trasuda il testo, si pone come rivoluzionaria e sicuramente sovversiva rispetto allo status quo -specie per il femminile-. Traendo dal Vangelo delle Streghe, cito adesso testualmente facendo notare che potrebbe trattarsi di una strofa di un brano punk-rock, provate a cantarla: “Quando i nobili e i preti diranno: Dovete credere nel Padre, nel Figlio /e in Maria”, rispondetegli sempre: il vostro Dio Padre, suo Figlio e Maria sono tre diavoli… Il vero Dio Padre non è il vostro Dio ed io sono venuta per distruggere i malvagi, e li distruggeremo”. Sentite l’emozione? La pancia che si scuote e vibra? Comprendete perché questo documento sia così affascinante? Esegesi delle fonti su cui si sono spesi diversi studiosi, sostiene che i primi dieci capitoli non siano solo la diretta traduzione del testo di Maddalena (o qualsiasi nome avesse) ma che sia presente -quando non apertamente dichiarata- la mano di Leland che tenta di fornire commenti e annotazioni, come per il capitolo settimo dove ritroviamo solo il suo contributo quale studioso.

Alcuni aspetti comuni agl’incanti di Aradia

Venendo agli incantesimi, abbiamo anche il capitolo VI, dove vi sono indicazioni rituali per ottenere l’amore, una scongiurazione da recitare quando si trova una pietra bucata o una pietra rotonda (usanza curiosamente ancora diffusissima anche nelle terre d’Irlanda) per trasformarla in un amuleto per ottenere il favore di Diana (Capitolo IV) oppure, nel capitolo II, il modo per consacrare farina e altri alimenti per una festa rituale in onore di Diana, Aradia e Caino.  Servirebbero pagine e pagine per parlarne ma, qui, come promesso, ci concentreremo ora sull’analisi di almeno un incantesimo. Andiamo al dunque.
A mimesi di modalità che ritroviamo anche in scongiuri popolari d’impronta cristiana (come in diverse formule usate nelle cosiddette “segnature”), assieme alla devozione e preghiera propriamente detta, troviamo più o meno velate minacce della serie ‘se non esaudisci la mia richiesta, possa tu patere le mie stesse pene o, ancora, di maggiori’. Come accennato, questa modalità di devozione-ritorsione è ben presente nel folklore italiano e, solo per esempio, cito l’usanza di minacciare i Santi girandone statue o immagini verso la parete (come fossero in castigo) o, addirittura, di sostituirli come pratoni della comunità. A quest’ ultimo riguardo, tanto per dire e raccontare, ho l’esempio casalingo di una comunità campagnola intera che nei primi del ‘900 passò da Santa Lucia -che a loro avviso si dimostrò un poco inetta rispetto a certe loro esigenze-, a San Biagio, a cui fu intitolata una rupe che domina il paesello e che, pare, risolse una epidemia presumibilmente influenzale comportante terribili mal di gola e difficoltà di respirazione.
Altro fattore interessante, è la già citata impostazione rivoluzionaria nei confronti dello status quo, anch’essa caratteristica di numerosi tratti della tradizione nostra peninsulare: rovescio e sovverto quanto mi impongono gerarchie di potere. Il sesso, così temuto e tabù nel cattolicesimo (specie dell’epoca) diviene azione rituale e “messa”. Il rito, all’ora celebrato da sacerdoti che parlavano una lingua quasi completamente sconosciuta (il latino) voltando le spalle agli accoliti, diviene qualcosa di comunitario. Qualcosa di profondamente condiviso e facente parte di una liturgia che solo apparentemente, solo i mal colti che hanno certi pruriti e timori, possono intendere come “messa al rovescio” o Satanica, termine che però, in questo caso, considerata la religiosità che ne emerge, è insensato quando non volutamente fuorviante e manipolatorio. D’altronde, se ci pensate, ogni credenza ed espressione differente da quanto definito dalla Chiesa Cattolica, per sua stessa esplicita decisione è “satanica”. Anche su questo, quanto  a rigore logico, noterete una certa circolarità del ragionamento…

Come consacrare una cena rituale

Fra i differenti incantesimi considerabili, credo che il più interessante -perché ci permette una vasta serie di considerazioni-, sia la “consacrazione della cena”, capitolo II. Ne riportiamo un estratto con commento a fianco, limitandomi solo alla prima parte:

Ecco spiegata la cena, in cosa deve consistere e cosa deve essere detto e fatto per consacrarla a Diana. Prendete farina e sale, miele e acqua, e farete tutto questo incantesimo: Io ti scongiuro, o farina! Che sei davvero il nostro corpo, dato che senza te Non potremmo vivere, tu che all’inizio come seme Prima di fiorire eri nella terra, dove si nascondono tutti i segreti, e poi, macinata, danzasti come polvere al vento, e fuggendo, portasti con te strani segreti!

E quando eri grano,
ancora in dorate spighe, le lucciole venivano a illuminarti e favorivano la tua crescita, perché senza il loro aiuto non saresti cresciuta, né saresti divenuta bella; quindi appartieni alla schiera delle streghe o delle fate, e le lucciole appartengono al sole… Regina delle lucciole! Corri veloce, vieni da me come fossi in gara, Metti la briglia al cavallo quando senti il mio canto! Netti la briglia, oh metti la briglia al figlio del re! Vieni di corsa e portalo da me! Il figlio del re ti lascerà libera! E poiché sei tanto luminosa e bella, sotto un bicchiere ti voglio tenere e poi con una lente studierò i segreti nascosti, finché tutti gli illustri misteri saranno svelati, sì, tutta la fantastica e complicata sapienza, di questa nostra vita e della prossima. Così tutti i misteri apprenderò, sì, alla fine anche quello del grano; e quando infine lo conoscerò davvero, lucciola liberà ti lascierò! Quando gli oscuri segreti della terra mi saranno noti, finalmente la mia benedizione ti darò!
“Farina e sale”, e Acqua, ingredienti fondamentali in ogni senso per il sostentamento dell’epoca. Vi invito a notare il miele, costoso come e più del sale ed unico dolcificante abbordabile per le tasche popolane. La Wicca e quasi tutto il neo-paganesimo, in fondo, hanno attinto da qui: il passaggio wiccan del cake & wine, presumibilmente parte da questo punto. Notare che poi, in versi successivi che qui non sono trascritti, seguirà una sorta di consacrazione del sale.   “Davvero il nostro corpo…”, la farina è quindi simbolicamente associata alla nostra materialità, che tale è in origine come sola “potenza” informe, interamente da plasmare.   “tu che all’inizio come seme […] Prima di fiorire eri nella terra” etc., è un chiaro rimando ai culti legati al ciclo di Cerere-Proserpina. Segreto dei segreti….         L’associazione del magico, fate e streghe, alle lucciole è piuttosto auto-evidente se solo si ha avuto la gioia di vederle nelle campagne, sui campi, fra maggio e giugno           Qui è richiamato uno dei numerosi epiteti di Diana, “colei che corre” e, nel dire “come fossi in gara”, non pare da escludere un riferimento al mito di Atalanta su cui M.Maien (1566-1622) basò uno dei più intriganti testi alchemici di fine ‘500.   Attenzione! Quando pensate al termine “briglia”, considerate che sì, la si usa anche per frenare il cavallo ma, principalmente, è il solo modo conosciuto all’ora per cavalcare e, dunque, correre, magari al galoppo. Poi, briglia, diviene appunto uno strumento di freno (al figlio del re, il cui significato simbolico sembra abbastanza evidente).           “Sotto un bicchiere ti voglio tenere”, come sarà chiarito in modo esplicito in seguito, Diana è la lucciola che, come quando si era bambini, si tentava d’imprigionare ‘studiare’. Eppure, se troppo trattenuta, ella si spegne e nessun segreto sarà mai svelato. Quale?         “anche quello del grano”, ecco ancora i misteri di vita, morte e rinascita che, in Cerere, si esprimevano nella Grecia antica con i riti di Eleusi.     Come segnalato, prego si noti la velata minaccia: ti libererò se…      

Avete notato che per tramite delle lucciole è stato suggerito di tornare un poco bambini per riuscire a percepire “la magia”? Vedere la magia oltre alle nostre illusioni è, per dirla con Ruskin, poesia, profezia e religione. Azzardo: vedere la magia, vederla sul serio è -appunto- il primo degli atti magici, il primo e vero rito, dove come sostiene l’induismo, l’Assoluto (Brahman) è “colui che non si vede con lo sguardo, ma grazie al quale gli sguardi vedono”.
Quando le lucciole arriveranno (e manca poco), tenete a mente un bel suggerimento di J.Saramago: “Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era”. Aradia è lì. Poi la chiamano caccia alle lucciole…

Documento originale, o falso storico?

Su questo tema si sono confrontati con ampio dibattito tanti studiosi e, limitandoci agli ultimi 30 anni di discussione, sappiate che ancora non esiste una risposta definitiva. Abbiamo studiosi di altissimo calibro come R.Hutton (autore di “The Triumph of the Moon”, testo considerato monumentale sull’argomento) che ritengono sia un falso. Però, da un punto di vista logico le sue argomentazioni non fanno invero onore al suo altissimo livello, ovvero: a suo parere, siccome non abbiamo altri testi simili di quell’epoca, presumibilmente si tratta di un falso. Questa è una argomentazione cosiddetta ad ignorantiam, ossia che si sostiene su gambe che reggono sulla base di una NON conoscenza. Un poco come dire che, se ritrovassi un nuovo scritto di Platone, non essendovene altre copie, si tratta di un falso. Comprenderete che la logica non regge e, per l’appunto, l’argomentazione è retorica e nulla a che fare con la logica. Sicuramente, non è da escludere che nel testo vi siano maneggiamenti più o meno rilevabili, ma il nostro Leland non era completamente uno sprovveduto e, infatti, anche la più banale analisi filologica riesce a confermarci una certa verosimilità del testo, forse più vecchio di circa 20-30 anni. Eppure, sempre da un punto dell’analisi linguistica, stupisce che quanto nel Vangelo delle Streghe sia in un italiano volgare mancante di tutte quelle inflessioni dialettali toscane che ci si potrebbero attendere. Insomma: il dubbio è lecito. Sabina Magliocco (studiosa dell’argomento che oggi ha un certo credito e seguito accademico sull’argomento), sostiene che lo scritto possa essere traccia di culti di origine medievale legati ad Erodiade, tesi che però rifiutò lo stesso Leland oltre un secolo fa. Ad oggi, quindi, non abbiamo certezza alcuna, ma se fosse un falso dovremmo ammirare quanto fu sofisticata la truffa e quanto, ancora oggi, abbia i suoi effetti. Il mio personalissimo parere, per quel che vale, è che si tratti di un tentativo di trascrizione di saperi orali, dove si possono evincere sia aspetti sicuramente autentici che rimaneggiamenti ad hoc per colmare lacune. Resta innegabile un certo fascino e una non banale coincidenza con esperienze che, chi pratica stregoneria, ben riconoscerà.

Navigazione articoli

← Coincidenze, caso e sincronicità
Gli stati di Trance e il cammino spirituale →

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Instagram
  • Facebook
  • YouTube
  • WhatsApp
  • Email
Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi3 weeks ago
Il secondo ed ultimo dei miei Workshp ad Artemisia! Ore 20.00 al Parco di Marano (PR), prenotatevi chiamando l'organizzazione al 3519325551
4
Guarda su Facebook
Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi3 weeks ago
Il primo dei miei Workshp ad Artemisia! Ore 19.00 al Parco di Marano (PR), prenotatevi chiamando l'organizzazione al 3519325551
6
Guarda su Facebook
Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi4 months ago
Credo che due massime dello stoicismo possano essere sempre d'aiuto quando si devono valutare faccende che ci fanno girare come mosche sul nulla... "Non sono le cose a turbare gli uomini, ma le opinioni che hanno sulle cose" (Epitteto) e, infatti, "soffriamo più nell'immaginazione che nella realtà" (Seneca).
5
Guarda su Facebook

Legal

Privacy Policy

Gli articoli e tutti i contenuti presenti in questo sito , inclusi video ed immagini originali -anche eventualmente in host su servizi differenti- appartengono a Luca Siliprandi e sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale. Qualora riscontraste la presenza di immagini protette da Copyright, vi preghiamo di volercelo segnalare senza indugio attraverso la nostra pagina Contatti.

Licenza Creative Commons
©2024 Ariesignis.it - Dott. Luca Siliprandi, Noceto (PR) P.IVA: 02967990348

Entra nel Cerchio
Sblocca sconti & contenuti esclusivi 🎁

Registrati e accedi a MASTERCLASS gratuite, offerte riservate, anteprime e guide premium.

Registrati ora