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Categoria: Senza categoria

La Chiave di Salomone

Posted on 28 Ottobre 202528 Ottobre 2025 by Luca Siliprandi

Verità, falsificazioni, fascino e Magia

La Clavicula Salomonis, nota a tutti come “Chiave di Salomone”, è il più antico e conosciuto Grimorio esist…. NO. Niente affatto!
Se pensate che solo il mondo contemporaneo sia afflitto da testi farlocchi creati a forza di copia & incolla, poi attribuiti ad autori o personaggi più o meno leggendari, vi sbagliate di grosso; anzi, l’epoca più fiorente per questo genere di produzione iniziò con il medioevo per poi esplodere in modo roboante fra Rinascimento e Barocco. Soprattutto nel Barocco, il cui etimo rimanda a voci portoghesi che possono significare “perla rara” così come “asino”, assisteremo ad alcune delle più grandi falsificazioni e mistificazioni in ambito editoriale alchemico, esoterico e, più in generale, magico. Dal testo attribuito a Nicolas Flamel, scritto molto probabilmente da un prospettore minerario tedesco di qualche secolo successivo al personaggio storico -pare esistito-, a tutta una serie di pseudoepigrafi su cui potremmo scrivere libri interi (fortunatamente lo fanno altri, con maggior dovizia del sottoscritto). Abbiamo anche pseudonimi di alchimisti, su cui magari ci si è interrogati per qualche centinaio di anni, come l’autore della Lux Obnubilata Suepte natura Refulgens, tale Fra Marcantonio Crassellame Chinese, anagramma di Marchese Francesco Maria Santinelli, scoperto come suo vero autore solo mezzo secolo fa. Lui, che cito spesso ad esempio, è solo uno degli innumerevoli casi del genere. Parliamo di un mondo comunque interessantissimo, realmente esoterico (con una sola s) nel suo celarsi a tutti ma anche, volendo, essoterico (con due esse), ossia estraneo al mondo segreto stesso e, più semplicemente, poco al riparo da vanità, bugie e invidie. Una fetta considerevole della produzione magica e, più in particolare, della sua attribuzione a personaggi mitici o mirabolanti nasceva, all’ora come oggi, da esigenze di cassa o volontà di prestigio personale.

Per dirne una, si pensi che nel 1914, tale L. W. de Laurence pubblicò una versione della Clavicula di Salomone con modifiche introdotte ad arte per pubblicizzare la propria attività di vendita per corrispondenza. Magari, fra 300 anni qualcuno si domanderà chi sia ‘Lady Silver Moon delle cascate turchesi dell’Himalaya’, autrice di “Magia dell’amore con candele colorate e smalto per unghie”. Tremo all’idea.

Però, come direbbe Lucarelli in uno dei suoi monologhi teatrali, questa è un’altra storia. Restiamo dunque sulla Chiave di Salomone e, prima di addentrarci nel suo labirinto, consideriamone la provenienza.

Il sapere magico clandestino

Che Salomone, secondo Re del popolo ebraico, figlio di Davide e costruttore del primo tempio di Gerusalemme, dovesse intendersene di magia, è cosa che iniziò a circolare in ambito ebraico già in epoca antica. In particolare, fu Giuseppe Flavio che nel I secolo a.C. istituzionalizzò una già secolare tradizione che vedeva in Salomone una delle massime autorità nella padronanza delle tecniche magico-esorcistiche di controllo dei demoni. Ovviamente, a quest’ultima voce, si aggiunsero le più svariate ipotesi e teorie. Considerate che, se pure il concetto di fake news -come lo intendiamo oggi- era ben lungi dall’esistere, certamente c’erano meno possibilità di verificare le notizie (opzione di cui, peraltro, ancora molti scelgono di non avvalersi). Così, in breve tempo, Salomone passò dall’essere un Re giusto e ispirato da YHWH, ad essere onnisciente. Ora, dovendo dare diffusione ad un proprio scritto e, non da ultimo, venderlo, quale personaggio migliore a cui attribuirne la provenienza?

Alla sua paternità erano ricondotti così tanti scritti che il dotto e notissimo bibliotecario seicentesco Gabriel Naudé faceva notare, con una certa ironia, che il povero Salomone doveva aver avuto ben poco tempo per altro che non lo scrivere. Mancando concreti strumenti di verifica, l’operazione editoriale (se così possiamo dire) di attribuire al mitico Re i titoli più inverosimili, prometteva buoni ritorni e pochissimi rischi… e fu così che, già in ambito medievale, iniziarono a girare zibaldoni e compilazioni messe a suo nome: alcune delle quali avevano appunto il nome Calvicula Salomonis (attenzione! Spesso con contenuti differenti da quello che noi, oggi, conosciamo sotto questo nome – spesso si tratta, ad esempio, del Sefer Raziel HaMalakh, noto in ambito latino come Liber Razielis Archangeli). Molto probabilmente il testo è di origine tardo medievale come tanti altri grimoire a lui attribuiti, con notevoli influenze ebraiche, fa proprie le modalità sincretiche della magia gnostica di epoca alessandrina senza però dilungarsi in discorsi di tipo teologico, divenendo una sorta di best seller che furoreggiò negli ambienti magici (specie del ‘600).

La maggior parte dei manoscritti oggi esistenti non sono precedenti al XVII secolo, con la sola eccezione del “Trattato Magico di Salomone” che somiglia in molte parti alla Chiave di Salomone e che inizierà a diffondersi in differenti versioni solo a cavallo fra ‘500 e ‘600, periodo molto delicato per i ‘nostri’ argomenti. Facciamo quindi un piccolo passo indietro per capire il contesto.

È il 1542, il protestantesimo è una realtà, siamo in piena controriforma ed il lunghissimo Concilio di Trento è ancora in corso, con la bolla Licet ab initio è istituita la Sacra Congregazione della romana e universale inquisizione, a cui viene affidato il compito di “mantenere e difendere l’integrità della fede, esaminare e proscrivere gli errori e le false dottrine”. Da lì a poco, a salvaguardia dell’ortodossia cattolica, è quindi istituito l’indice dei libri proibiti. Sono vietati testi come l’Orlando dell’Ariosto o il Boccaccio, figuratevi dunque come alchimia e magia, che già non erano certo viste di buon occhio, divengano argomenti pericolosi da trattare e, soprattutto, da pubblicare. Per gli Inquisitori la Clavicula era una presenza abituale -l’opera fu messa all’Indice già dal 1554-, ne sentivano parlare da testimoni e imputati nel corso dei processi, la scovavano spesso durante le perquisizioni. In realtà, con il Clavicula Salomonis si giunsero ad indicare serie eterogenee di testi diversi che condividevano solamente lo stesso titolo, ma l’argomento era sempre il medesimo. Le cose peggiorarono con la successiva bolla del 1586, Coeli et Terrae di papa Sisto V, quando l’attenzione si sposterà definitivamente dalla lotta all’eresia (ormai sconfitta) alle battaglie contro magia e superstizione. Non è un caso che tale bolla faccia da preambolo ad uno dei testi più violentemente contrari ad ogni forma di magia quale fu il Demonomania (sottotitolo: de’ gli stregoni, cioè furori, et malie de’ demoni col mezo de gli huomini) di Jean Bodin. A fronte dell’autorità ecclesiastica e secolare così compattamente schierate, iniziano allora a circolare edizioni ‘occulte’, molte delle quali vanno ad incorporare altri testi magici (spesso senza distinguerli gli uni dagli altri), come il Lemegeton (o “Piccola chiave” di Salomone), l’Arbatel, il Grimorio di Papa Honorio, l’Almadel, i testi di Abramelin il mago etc.; il fenomeno ha un suo perché del tutto pratico: meglio possedere un solo libro vietato che non una intera biblioteca! La grande variabilità di versioni della clavicula così come, più in generale, tutta la produzione di testi “proibiti” è dipesa dalla prevalenza di fonti manoscritte. La preferenza per i manoscritti, infatti, rispondeva principalmente ad esigenze in larga parte contingenti: si trattava di un modo di diffusione più snello e meno controllabile da parte delle autorità. L’editoria a mano, insomma, era il mezzo ideale per sfuggire ai censori e, cosa non da poco, a possibili processi inquisitoriali. La personalizzazione che si poteva fare dei manoscritti si riflette anche nel nostro testo dove, il numero di pentacoli disegnati, varia enormemente da esemplare a esemplare (da 3 fino a 105, nelle copie oggi conosciute).

Era una diffusione prevalentemente privata, di natura clandestina, con passaggi di mano in mano, spesso legati a rapporti di sodalizio fra maestri e discepoli o di circoli comunque assolutamente riservati e segreti. Inoltre, era opinione piuttosto diffusa che l’esito di una cerimonia fosse legato alla copiatura diretta della carta rituale o del libro da parte dell’officiante (cosa ripresa anche da G. Gardner riguardo al cosiddetto “Libro delle Ombre” della Wicca tradizionale).

Nel caso della clavicula, inoltre, dovendo rischiare, tanto valeva la pena farlo per qualcosa che potesse dare benefici di tipo pratico e, la Chiave di Salomone, rientrava a pieno titolo fra quei formulari “pronti all’uso” che promettevano soluzione a tutta una serie di esigenze assolutamente pratiche: dall’ottenere i favori di una donna al trovare tesori. Tuttavia, quello che rendeva estremamente pericolosa la detenzione del testo era però un altro fattore: come per molti altri grimori, la riuscita delle operazioni magiche era garantita da patti o coercizioni operate su demoni. Con la sola eccezione della magia naturale di stampo rinascimentale che, con fortune alterne, era in un qualche modo riuscita a salvaguardarsi dall’accusa di essere ‘infernale’, il discorso teologico cattolico (e, più in generale, cristiano) vedeva nella magia un paravento dietro cui non poteva che operare il diavolo, o chi per lui. Come si poteva ottenere qualcosa di materiale, magicamente, se non tramite l’intervento più o meno occulto del signore di ogni peccato, di colui che operava fuori dalle leggi divine spirituali? L’inganno satanico -per dirla con tono da inquisitore- diveniva chiaro e lampante nei grimori dove, come si diceva, tale intervento non solo era esplicitato ma, addirittura, spiegato con dovizia di dettagli! Siamo qui in quell’area della magia nota come goetia: pratica magica che riguarda l’invocazione e l’evocazione di demoni. Largamente diffusa nell’antichità, il termine deriva dal greco γοητεια (goēteia) con il significato di incantesimo, da γοης che significa “mago” probabilmente in relazione con γοητες “gemente”, troverà in un altro testo, il già citato Lemegeton, l’esposizione che ci è oggi più nota (anche grazie alla sua riedizione del 1904 che lo vide ampliato e commentato dal notissimo Aleister Crowley).

Corrispondenze, sigilli, gli strumenti ed i cerchi magici

Invero, come già accennato, questo aspetto ‘demoniaco’ era diffuso in molti testi magici e nella Clavicula è piuttosto velato (tutte le operazioni ‘riescono’ in virtù di Dio o Angeli in grado di costringere influenze o esseri ‘inferiori’), cosa, dunque, ha reso così nota la Clavicula di Salomone? La sua fortuna è dovuta ad una serie di fattori, anche del tutto mondani come il suo dedicarsi ad argomenti assolutamente pratici (come noterete, è una formula editoriale che ancora oggi funziona) ma anche, va detto, per il suo incontrare alcune sensibilità che, dal rinascimento in poi, divengono tratti peculiari di quella che diverrà la cosiddetta magia cerimoniale: il fascino esercitato dalla cabala ebraica, il ricorso ad intermediari divini (siano esse influenze planetarie, demoni o angeli), l’uso di appositi strumenti magici, sigilli e circoli magici. Vediamo quindi più in dettaglio questi aspetti che ancora oggi, seppur in forme differenti, sono rimasti in molte pratiche magiche.

Recuperando e ampliando le corrispondenze fra ore, pianeti, metalli da preesistenti testi medioevali e rinascimentali, la Clavicula di Salomone riassume e sistematizza le suddette corrispondenze -prima disperse in numerosi testi- divenendone sostanzialmente un sunto assai comodo per il mago dell’epoca. Anche per quanto riguarda i sigilli, tradizione di uso magico assai antica, la clavicula diventerà uno dei principali testi di riferimento (assieme alle Cerimonie Magiche di Agrippa).

Medesimo seguito anche relativamente all’uso di incensi e fumigazioni varie, che trova qui una sua chiara definizione che farà da prototipo a quasi tutte le opere successive. Ancora oggi, in modo più o meno consapevole, quasi ogni sistema o scuola magica, deve alla clavicula le basi formali di questi usi. Allo stesso modo, molti degli ‘strumenti magici’ per antonomasia devono parte della propria notorietà al secondo dei due libri di cui è composta la Clavicula, in particolare, figurano qui una varietà di tipologie di “lame magiche” e la “verga” (con gli usi della bacchetta) nonché la presenza di invocazioni da utilizzarsi per consacrarli alla magia. Cosa ancora più interessante è rilevare come, la struttura e la sequenza generale del rito proposta in questo testo, sia andata a costruire lo scheletro di molte pratiche magiche tutt’ora in uso:

  • l’utilizzo di ‘esorcismi’, intesi come purificazioni preliminari di quanto utilizzato nel rito (ad alcuni, il termine ‘esorcismo dell’acqua’ ricorderà senz’altro qualcosa) – presenti anche nell’Heptameron;
  • la creazione di uno spazio -essenzialmente circolare- dedicato alle operazioni magiche da orientarsi secondo i punti cardinali (di 9 piedi di diametro, ovvero circa 3 mt., come ancora oggi è diffuso presso molti);
  • la presenza di ‘congiurazioni’ di chiamata/apertura del rito aventi come punto d’inizio l’Est e l’utilizzo della lama magica come strumento per l’esecuzione;

Ritroviamo questi passaggi in quasi tutta la magia moderna e contemporanea nonché, manco a dirlo, nel neopaganesimo. Ad ogni modo, è assai probabile che questi usi siano arrivati a noi, non tanto per la rilettura di vecchi manoscritti quanto, piuttosto, per la loro riscoperta in epoca contemporanea ad opera di Eliphas Levi il più famoso occultista e studioso di esoterismo dell’Ottocento in ambito continentale (non a caso, nel 1861, intitolerà un suo testo “La Clèf des Grands Mystères” e produrrà diverse “chiavi” di proprio pugno) e di S.L. MacGregor Mathers in terra britannica. L’interesse per la Chiave di Salomone da parte di questi due notissimi occultisti, è forse spiegabile con il suo coincidere di temi e contenuti rispetto all’Heptameron di Pietro da Abano e del De Occulta Philosophia di E.C.Agrippa, che molto impressionarono il mondo dell’occultismo principalmente grazie all’opera di compilazione e sintesi che ne fece Francis Barrett nel suo The Magus: testo di formazione per ogni esoterista inglese da cui, senz’altro, passò anche Mathers.

Molto probabilmente è proprio a quest’ultimo che dobbiamo appunto l’influenza della Clavicula di Salomone nell’esoterismo contemporaneo. Mathers fu, com’è noto, il più eminente ed influente fra i fondatori dell’ordine della Golden Dawn (di cui assunse la guida dopo la morte di William Robert Woodman, nel 1891 e fino al 1900 quando, in seguito ad uno scisma, se ne allontanò per fondare il gruppo Alpha et Omega), ordine magico-esoterico che ha enormemente influenzato la quasi totalità delle ritualità ancora oggi in uso. Proprio lui, nel 1889, curò l’edizione della clavicula partendo da manoscritti latini della British Library e, di certo, non fu un caso (si noti che, in quegli anni, Mathers faceva parte della Societas Rosicruciana in Anglia, che ebbe un enorme influenza in tutti gli ambienti dell’occultismo inglese). Lo studio di questo testo, quindi, al di là del fatto che ancora oggi vi sia chi ne fa un uso più o meno pedissequo, resta interessante per l’enorme influenza che ha avuto nell’ambiente magico e che, tutt’ora, se ne sia più o meno consapevoli, costituisce l’ossatura di molti rituali apparentemente molto distanti dalla magia cerimoniale. Su quest’ultimo argomento, consapevole dell’impossibilità di dissertare al riguardo qui ed ora quanto vorrei, rimando comunque all’approfondimento sul cerchio magico di Salomone del presente articolo. Perché la magia, o la si pratica, o tutto si riduce a misteriosi disegni su qualche libro antico da scimmiottare pensando di farne qualcosa.


A nord, ossia ad ore 9 secondo l’orientamento del disegno, abbiamo la “porta” contrassegnata con un XV (15) che a combinazioni numerologiche spicciole sta a dire 10+5 (il totale + l’uomo) ma anche 1+5=6 (l’esagramma) unione del principio attivo a quello passivo, la perfezione del magistero (gli esoteristi di lunga data mi perdoneranno l’estrema semplificazione con cui dobbiamo trattare del discorso). Per necessità, rispetto il movimento di descrizione dall’esterno all’interno, devo contravvenire a questa linea, facendo notare fin da ora che 3 sono gli esagrammi (più conosciuti come “stelle di David”) nel cerchio interno, dove opera il Magus. Ecco, questa “porta”, per chi abbia esperienze rituali che prevedono un altare o punto di lavoro a nord, nelle sue corrispondenze numerologiche che ho tentato di sottolineare, credo potrà fare qualche considerazione in più rispetto al “dato per scontato”.  Ma proseguiamo. A contenere il cerchio più interno, abbiamo un quadrato, simbolo di materialità e fissità. Quasi a dire: il macrocosmo (cerchio esterno) si sostanzia -anche- nella materia, di cui io (cerchio interno) sono fatto partecipando, nel mio piccolo, del cerchio esterno, ossia del divino. Insomma “come in alto così in basso”. Carino, no? Fra i due cerchi, 7 croci, simbolo di fissazione o -meglio- di individuazione di principii; e sono sette, come i pianeti di concezioni tolemaica (che comprendono Sole e Luna) e che agiscono sul cerchio interno (noi). Immagino gioia e tripudio per qualsiasi astrologo che vi si soffermi, anche se, ad onore del vero, il nord mi pare resti qui problematico.

Ad ogni modo, figuratevi che questa è solo una delle mille letture possibili! Forse è inopportuno ch’io perori ora, in questo spazio, quanto segue ma, a fratelli e sorelle di percorso, desidero infine segnalare che ogni vertice del quadrato è marcato con diverse linee, dove spicca l’angolo Nord-Est per essere l’unico con grafia differente, quasi a scalinata di tre passi. E qui mi taccio sicuro che, quanto detto, sarà da stimolo all’approfondimento della cosa per chi è agli inizi del proprio cammino e, al contempo, di possibile riflessione per chi già lo calca da anni.

Copie e Versioni

La maggior parte dei manoscritti esistenti risalgono al tardo XVI, XVII oppure, più frequentemente al XVIII secolo ma, come già detto, esiste un manoscritto in greco, risalente al XV secolo (Harleian MS. 5596), strettamente associato a questo testo, menzionato come Il Trattato Magico di Salomone, che fu pubblicato da Armand Delatte nella Anecdota Atheniensia (Liége, 1927, pp. 397–445.). I suoi contenuti sono molto simili a quelli delle Clavicula, potrebbe appunto trattarsi del prototipo sul quale -èiù o meno consapevolmente- si basano i testi in italiano oppure in latino.

Un manoscritto in lingua italiana si trova nella Biblioteca Bodleiana con collocazione Michael MS 276. Un testo più antico in latino sopravvisse nella forma stampata, datata al 1600 circa (Università del Wisconsin-Madison, Memorial Library, Special Collections). Esiste un certo numero di manoscritti in latino più tardo (del XVII secolo). Uno dei più antichi manoscritti esistenti (a parte il già citato Harleian 5596) è un testo tradotto in inglese dal titolo: The Clavicle of Solomon, revealed by Ptolomy the Grecian, datato al 1572. Esiste inoltre un numero di manoscritti in francese, tutti databili al XVIII secolo, con l’eccezione di uno datato al 1641 (P1641, ed. Dumas, 1980).

La Verità sui Chakra: ha senso forzarli?

Posted on 20 Settembre 202420 Settembre 2024 by Luca Siliprandi

GUARDA IL VIDEO SU YOUTUBE – Lasciate che vi spieghi perché l’idea di sbloccare i chakra con metodi esterni è tanto confusa quanto diffusa. Come master Reiki, ho sentito molte storie e miti riguardo questo argomento, e oggi voglio fare un po’ di chiarezza.

L’Importanza del Processo Naturale

Avete mai osservato un pulcino che si sforza per uscire dall’uovo? È un’immagine potente che rappresenta perfettamente il concetto del processo naturale. Quella piccola creatura deve rompere il guscio con le proprie forze per poter emergere forte e stabile.

Il Pulcino Che Si Sforza Per Uscire dall’Uovo

Vi siete mai chiesti perché un pulcino deve rompere il guscio da solo? Semplice: sviluppa la forza necessaria per sopravvivere. Se gli rompete l’uovo prima, avete un esserino che vaga senza forza. Questo sforzo è cruciale per la sua crescita e la sua capacità di stare in piedi. È come se ci dicesse: “Con il mio impegno, costruisco le mie fondamenta”.

“Se gli rompete l’uovo prima, avete un esserino che vaga senza forza”

La Crescita Naturale Richiede Tempo e Pazienza

Così come per il pulcino, anche noi abbiamo bisogno del nostro tempo per crescere e maturare. Cercare di accelerare questo processo può essere dannoso. La natura ci insegna che ogni cosa ha il suo tempo.

  • Il pulcino sviluppa forza rompendo l’uovo.
  • I fiori sbocciano quando ricevono la giusta luce e temperatura.
  • I chakra devono essere rispettati secondo i loro tempi naturali.

Rispetto dei Tempi Della Natura per I Chakra

Il concetto si estende anche ai nostri chakra. Questi centri energetici nel nostro corpo funzionano come mediatori tra le energie sottili e la nostra fisicità. Pensate a loro come a fiori che devono essere aiutati a sbocciare, ma con delicatezza e rispetto per il loro ritmo naturale. Forzarli ad “aprire” può portare solo a danni.

Quindi, qual è il miglior approccio? Lavorare su noi stessi con pazienza e consapevolezza. Forzare l’apertura dei chakra può essere dannoso, tanto quanto rompere l’uovo del pulcino prima che sia pronto a uscire. La chiave è l’equilibrio e il rispetto dei tempi naturali.

Il Paradosso di Forzare Lo Sblocco Dei Chakra

Avete mai provato a forzare qualcosa prima del tempo giusto? Non funziona, vero? Allo stesso modo, forzare lo sblocco dei chakra non solo è inefficace ma può portare a un equilibrio energetico distorto. Come dicevo prima, aspettare che dall’esterno qualcuno sblocchi i chakra è un concetto sbagliato.

“Il pulcino ha bisogno di faticare, spaccare l’uovo e uscirne, perché si è fatto la forza per stare in piedi.”

Abbiamo tutti sentito parlare dei famosi 7 chakra. Tuttavia, la realtà è molto più complessa. La verità è che i nostri centri energetici bisogna rispettarli e ascoltarli, proprio come si farebbe con il nostro corpo fisico.

Subito pensiamo: “Perché aspettare?” Ma è una trappola mentale. Il vero cambiamento avviene dall’interno, non da un intervento esterno. E questo richiede tempo.
Se forziamo gli eventi, rischiamo solo di creare disarmonia e malesseri energetici. Datevi il giusto tempo e lavoro.

I Chakra: Mito e Realtà

I sette chakra occidentali vs la realtà

La maggior parte di noi, quando sente parlare di chakra, pensa subito ai famosi sette centri energetici. Ma, ti sei mai chiesto: sono davvero solo sette? La verità è ben diversa.

“In realtà I famosi 7 chakra non sarebbero 7, sarebbero di più”, ci racconta un esperto. La visione occidentale ha semplificato e adattato questo concetto millenario per renderselo più accessibile. Ma, nella realtà, il sistema dei chakra è molto più complesso e variegato.

Guardiamo questa differenza in un formato semplificato:

Chakra Occidentali Chakra Tradizionali 1. Muladhara (Radice) 1. Muladhara 2. Svadhisthana (Sacrale) 2. Svadhisthana 3. Manipura (Plesso Solare) 3. Manipura 4. Anahata (Cuore) 4. Anahata 5. Vishuddha (Gola) 5. Vishuddha 6. Ajna (Terzo Occhio) 6. Ajna 7. Sahasrara (Corona) E ci sono molti altri chakra minori non menzionati

Centri energetici e loro funzione

I chakra sono come delle antenne che mediano l’energia sottile con il nostro corpo fisico. Immagina di avere delle porte che si aprono e si chiudono per regolare il flusso dell’energia. Potremmo paragonarli a delle valvole di un motore.

Ogni chakra ha una specifica funzione:

  • Muladhara: Stabilità e sicurezza.
  • Svadhisthana: Emozioni e creatività.
  • Manipura: Potere personale e volontà.
  • Anahata: Amore e compassione.
  • Vishuddha: Comunicazione e auto-espressione.
  • Ajna: Intuizione e saggezza.
  • Sahasrara: Connessione spirituale.

Differenza tra blocco totale e disequilibrio

Una delle più grandi errori è pensare che i nostri chakra possano bloccarsi completamente. Se ciò accadesse, probabilmente saremmo in terapia intensiva! Un blocco totale è davvero raro. Quello che succede più spesso è un disequilibrio.

Mettiamola così: un chakra potrebbe ‘lavorare male’, come un motore che perde colpi. Questo porta a un flusso energetico non armonico. E sì, può causare dei problemi, ma nulla che non si possa correggere.

Conseguenze di un chakra realmente malfunzionante

Un chakra malfunzionante bloccato, se tale, può veramente impattare la nostra salute fisica e mentale. I sintomi possono variare a seconda di quale chakra è coinvolto:

  • Muladhara: Sensazione di insicurezza, problemi con le fondamenta materiali.
  • Svadhisthana: Blocco creativo, problemi relazionali.
  • Manipura: Bassa autostima, indecisione.
  • Anahata: Incapacità di amare o di essere amati.
  • Vishuddha: Problemi di comunicazione, menzogne, paura di esprimersi.
  • Ajna: Mancanza di intuizione, visione offuscata.
  • Sahasrara: Sentimento di disconnessione spirituale.

La chiave qui è riconoscere i sintomi e iniziare un lavoro interiore. Non aspettare che qualcuno dall’esterno risolva tutto per te. È come andare da un fisioterapista: lui può guidarti, ma tu devi fare gli esercizi!

Ricorda, la comprensione dei chakra è un viaggio personale. Non lasciarti abbagliare dalle mode occidentali; esplora, chiedi, impara. E soprattutto, prenditi del tempo per te stesso. Il viaggio interiore è unico e insostituibile!

Il Ruolo dell’Aiuto Esterno

L’aiuto esterno: ne abbiamo tutti bisogno, prima o poi. Ma in che misura possiamo contare su di esso senza perdere il nostro potere personale? Scopriamo insieme il delicato equilibrio tra assistenza esterna e lavoro interno.

Assistenza Esterna vs. Lavoro Interno

Spesso ci troviamo in un punto della nostra vita in cui cerchiamo aiuto. Magari un terapeuta o un maestro energetico. Ma quanto può realmente fare l’aiuto esterno per noi?

  • Assistenza esterna: può essere molto utile. Può indicare la via, fornire strumenti e offrire sostegno.
  • Lavoro interno: fondamentale. Nessuno può fare il lavoro al posto nostro. Come dice il proverbio: “Nessuno può fare il lavoro al posto vostro.”

Un mio amico maestro Reiki mi diceva sempre: L’esterno può aiutarci, certo, assolutamente, ma è il nostro lavoro quello che ci cambia davvero e in profondità.

Lavoro Personale e Trasformazione Profonda

La vera trasformazione avviene internamente. Certo, possiamo cercare aiuto, ma in fin dei conti, siamo noi che dobbiamo affrontare le nostre paure e limitazioni. È un po’ come fare esercizio fisico: un personal trainer può mostrarti gli esercizi giusti, ma sei tu che devi sollevare i pesi.

Quindi, come possiamo assicurarci di lavorare su noi stessi in modo efficace?

  • Dedica del tempo ogni giorno alla meditazione o alla riflessione.
  • Utilizza gli strumenti e le tecniche che i tuoi mentori ti hanno insegnato.
  • Pazienza: la trasformazione non avviene dall’oggi al domani.

Lo stesso principio vale per il lavoro energetico. Sbloccare i chakra, ad esempio, richiede tempo, pratica e dedizione.

Pericoli del Delegare Completamente il Proprio Percorso

Un pericolo principale dell’affidarsi completamente a qualcun altro è perdere il controllo sul proprio percorso personale. Aspettare che qualcun altro sblocchi i nostri chakra o risolva i nostri problemi può risultare in un’illusione di guarigione, senza una vera crescita interiore.

  • Rischio di dipendenza: possiamo diventare dipendenti dai nostri terapeuti o maestri.
  • Perdita di autonomia: perdiamo la capacità di affrontare e risolvere i nostri problemi da soli.

In realtà, una vera trasformazione richiede che siamo coinvolti in ogni passo del processo. Come nel detto: “Se vuoi che qualcuno faccia il lavoro bene, fallo tu stesso: nessuno può fare il lavoro al posto vostro” e questo è un concetto fondamentale in qualunque percorso di crescita personale.

Con il tempo ho imparato che il lavoro energetico non è una corsa contro il tempo, ma un viaggio. Un viaggio che necessita di tempo e pazienza. Vi siete mai chiesti perché mai ci sia così tanta fretta? La natura stessa non ha fretta e tutto segue un proprio ritmo naturale.

Tempo e Pazienza nel Lavoro Energetico

Quando parliamo di lavoro su se stessi, è essenziale concedersi il tempo necessario per crescere. Non è diverso dal cammino di un albero che cresce lentamente, ma sicuramente con radici profonde. Senza pazienza, rischiamo di fare danni irreparabili. Possiamo paragonarci a un pulcino che deve faticare per rompere il guscio e uscire forte e pronto alla vita.

La Natura non ha Fretta

La natura ci insegna molto, osservandola possiamo capire quanto sia importante rispettare i propri tempi. Un fiore non sboccia se viene forzato, ha bisogno della giusta luce, temperatura e tempo. Lo stesso vale per i nostri centri energetici, come i chakra. Non si possono forzare. “Non siate autolesionisti, datevi tempo, concedetevelo e fate il vostro lavoro su di voi”. Forse queste parole risuonano in modo particolare oggi. Credo fermamente che ognuno debba rispettare il proprio ritmo nel cammino energetico.

Autenticità e Rispetto dei Propri Tempi

Non cedere alle pressioni di soluzioni rapide è uno dei messaggi chiave che voglio condividere. Nel nostro mondo frenetico, è facile pensare che vi siano scorciatoie, ma il vero lavoro energetico, quello autentico, non ha scorciatoie. È un impegno continuo verso se stessi, un percorso infinito. Vedo molte proposte che promettono risultati rapidi, ma la verità è che nessuno può fare il lavoro al posto nostro. Qualcuno di esterno può sicuramente aiutare, dare indicazioni, costruire una scala, ma sarà sempre il nostro impegno a determinare il cambiamento.

Per concludere, lasciatemi dire una cosa: non c’è fretta. Ogni passo che fate verso la vostra crescita è significativo. Ogni momento di riflessione, ogni respiro consapevole, ogni piccolo gesto è una parte vitalissima di questo incredibile percorso.

Vi abbraccio virtualmente, incoraggiandovi a continuare con dedizione e amore verso voi stessi. Concedetevi il tempo necessario per fiorire al meglio delle vostre possibilità. La strada può essere lunga, ma è proprio questo a renderla così preziosa.

La Luna, il femminile e le sue Sacerdotesse

Posted on 17 Gennaio 202428 Agosto 2024 by Luca Siliprandi

Il recupero di un riconoscimento e auto-riconoscimento del femminile nel mondo magico e spirituale non è stata cosa né scontata né semplice. Vediamone assieme la storia partendo dalla Luna…
La Luna, astro eccelso che da sempre ha simboleggiato la ritmicità della generazione e rigenerazione, ha accompagnato le donne con potenti immagini archetipiche. Le fasi lunari, crescente-piena-decrescente-nuova, sono richiamo intuitivo al ciclo mestruale così come al percorso della gravidanza e del parto, di verginità, menarca e menopausa. Eppure, questa unica e potentissima espressione di tutto il potere procreativo, per millenni è stato piegata ad uno stereotipo che vuole il femminile come assolutamente ed irrimediabilmente passivo e, per cominciare, dovremo superare questo fraintendimento (spesso colpevole e voluto da modelli sociali millenari). Lo stereotipo che voleva assegnare al mondo femminile doti principalmente ricettive/passive, possiamo incontrarlo già nelle figure oracolari dell’antichità (le Sibille o gli Oracoli di Delfi) e solo in rarissimi casi, quasi sempre connotati negativamente, la donna poteva essere portatrice di azioni magiche e religiose (si pensi alla mitica Circe o alle “streghe” -nel senso antico del termine-). Lo stesso schema lo ritroviamo nella magia cerimoniale che, a partire dal rinascimento e fin poco oltre l’epoca Barocca, arrivava a suggerire ai maghi -ovviamente uomini- l’uso di giovani vergini che “sapientemente condotte”, si sarebbero potute rivelare incredibili “strumenti” (sì, tali erano considerate) per le pratiche divinatorie più varie. In pratica, alla donna veniva sì attribuita almeno una qualche “qualità speciale” ma, sempre e comunque, si trattava -in fondo- di doti inutili se non sotto la guida del maschile. Certo, si è sempre riconosciuto al femminile una grande capacità d’intuito ma, come ebbe a scrivere Elena Gianini Belotti:

“viene celebrata la superiorità dell’intuito femminile perché a chi domina fa molto comodo che i propri desideri siano capiti ancor prima di essere formulati, e soddisfatti da un essere condizionato a considerare i bisogni degli altri prima dei suoi e spesso contro i suoi”

(Dalla Parte delle Bambine, ed. Feltrinelli).

Tale logica, era la medesima che riteneva impossibile l’esistenza dell’orgasmo femminile o una qualche parte attiva della donna nella sessualità (se non per gratificare l’altro sesso)… figuriamoci quale parte potesse mai avere il femminile rispetto al rapporto con i misteri del Sacro! Così era anche per la generazione, impossibile senza il seme maschile e che, a partire da questa constatazione venne a ridurre la donna a mera matrice, quasi una sorta di “forno” o di organismo incubatore spiacevolmente necessario o, comunque, privo di ogni ruolo. Se il vivere un evento, però, fosse sinonimo di passività, resterebbe davvero ben poco a non esserlo, non trovate?

Per secoli e secoli, dunque, la società e le religioni riuscirono a capovolgere una realtà di assoluta evidenza: l’azione attiva e fondamentale che, invece, le donne hanno da sempre vissuto ed esercitato. Cosa vi è di più attivo della gravidanza e del parto? Eppure, un millenario catechismo è riuscito a farci dubitare di tale lapalissiana evidenza: quanto è strana questa presunta passività senza la quale nessuno di noi esisterebbe!

La ciclicità della Natura e la sua espressione nella natura umana, la pertinacia della materia e la possenza del legame fra noi e queste forze sono realtà tutt’altro che mera “passività e ricettività” e, ciò vale anche per la Luna e per il femminile a questo associata. Pur essendo vero che l’astro lunare riceve la propria luce dal sole, cosa vi è di più attivo che la sua potenza nell’innalzare ed abbassare oceani, nel segnare periodi di germinazione, accoppiamenti e parti? Ella è ciò che nell’induismo sarebbe definito come la Shakti: il potere primordiale della creazione, la forza creativa autorganizzante, autogenerante e auto-rinnovante dell’universo nel suo aspetto femminile, personificazione dell’energia primordiale e l’origine dell’evoluzione divina e cosmica, ma è anche origine e controllo di tutte le forze e di tutte le potenzialità della natura.

La nostra parte femminile (ed appartiene in modi più o meno pronunciati a ciascun individuo di qualsivoglia genere e sesso) così come la Luna, è intervento regolatore e mediatore, agente di trasformazione nonché di ritmica ciclicità e, sotto la sua sfera, si muove la materia e la corporeità così come noi la conosciamo. Per questa ragione, il binomio attivo/passivo, che è certamente esistente, non deve essere inteso come se si trattasse di una dicotomia, ovvero di due opposti, bensì è un processo collaborativo fra due poli sempre in relazione; in questo modo, ad esempio, anche il ricevere e l’ascoltare non si riducono a semplice ricettività e, anzi, presuppongono un’azione che ne decide l’esito più o meno fruttuoso.

Codesto concetto di processo generativo e collaborativo fra poli, dove il femminile non ha un ruolo meramente ricettivo lo ritroviamo nel concetto cabalistico di Shekinah; tale idea, presente anche nella Wicca in modo più o meno velato a seconda delle linee di tradizione, è assai simile a ciò che per comodità potremmo chiamare “La Grande Dèa”. Shekinah una parola ebraica che deriva dalla radice shakhan, ossia “abitare”. Questo “abitare” non è estraneo all’idea di certi rami della cabala secondo cui un frammento della Shekinah sia presente in ogni essere vivente, letteralmente la scintilla divina (della Dea) che dimora in tutti noi.

Incarnando il vecchio assioma magico di come in alto così in basso, l’immagine più conosciuta nella Cabala, il glifo dell’albero della vita, rappresenta sia l’universo che l’uomo (spero perdonerete la semplificazione) e, per molti autori, la Shekinah è descritta come l’albero della vita stesso, come in Proverbi 3: 17-18: “Le sue vie sono di piacevolezza, e le sue strade sono di pace. È un albero della vita per coloro che la afferrano e felice è chiunque la trattiene”. Uno dei miti della creazione cabalistica racconta come la Shekinah sia il cerchio di fuoco che circonda Dio e che attraverso la loro unione l’universo, le anime e gli angeli umani nascono. Non ci addenteremo nelle complesse relazioni dei simboli cabalistici, richiederebbero troppe pagine, ma quanto sopra basti a rimandarvi alle suggestioni delle “Nozze Sacre” di cui ho avuto modo di scrivere nello scorso numero di Athame dedicato a Beltane. Quanto detto fino ad ora, valga per comprendere come sia proprio il superamento dell’apparente contrapposizione fra proiettivo e ricettivo, fra solare e lunare, che ci restituisce l’idea di una Grande Dèa che è anche agente, impulso e parte dell’azione sacra di una cosmogonia continua, ciclica e senza fine.

Anche per questo, nel cosiddetto revival neopagano, con la riemersione più o meno filologicamente corretta degli antichi culti e, soprattutto, in forza del complesso percorso culturale che si è articolato in Europa negli ultimi 200 anni, il sacerdozio femminile è divenuto oggi realtà assodata e concreta in quasi tutte le tradizioni e correnti. In alcune di queste tradizioni, come la Wicca, la presenza sacerdotale femminile è anzi considerata primaria e fondamentale. Nella Wicca, ad esempio, è l’Alta Sacerdotessa a guidare la congrega e, anche se prima fra i pari rispetto all’Alto Sacerdote che la coadiuva- spettano a lei le decisioni finali e la tenuta magico-spirituale e religiosa della propria comunità di riferimento perché dovrebbe agire qui, fra l’altro, come la grande “regolatrice”.

Le Riemersione del femminile nell’esoterismo contemporaneo

Sono passati circa mille e seicento anni da quando il cristianesimo s’impose in modo pressoché definitivo sulle religioni preesistenti e, coerentemente alle linee più ortodosse di tale religione, il sacerdozio rimase sempre appannaggio del mondo maschile.  Ad onore del vero, anche prima del cristianesimo, a meno di rifarsi ad antichità non tutte completamente certe, pochi culti prevedevano la presenza femminile come guida e, non di rado, il controllo della parte maschile fu sempre molto forte. Abbiamo alcune figure sacerdotali femminili fra i Sumeri e gli Accadi ma poco o nulla in ambito Greco o Romano (fatte salve le Vestali, comunque rigidamente inquadrate). Nei primi secoli dell’era volgare, vi fu ancora qualche eccezione di spicco come Maria Prophetissima, nota anche come o Maria la Giudea, alchimista stimatissima (curiosità: la cottura a bagno maria, la dobbiamo a lei) o Ipazia di Alessandria, nota filosofa e astronoma che però, invero, poco aveva a che fare gli ambiti religiosi o magici. Insomma, per centinaia e centinaia di anni non si può che rilevare questa incredibile voragine e assenza.

Nell’esoterismo contemporaneo, invece, la figura femminile ha gradualmente ripreso ad avere un ruolo riconosciuto (in certi casi come centrale), rispettato e stimato; il processo attraverso cui questo è stato possibile, affonda le proprie radici principalmente nell’800. Sicuramente, l’avvio del cambiamento lo diede Madame Blavatsky, figura carismatica nota per aver fondato e diffuso la Teosofia; a partire da lei, però si aprirà una complessa costellazione di “donne incredibili” che cambiarono per sempre le carte in tavola.

Nel ventennio di chiusura dell’Ottocento, si concentrerà a Parigi quello che potremmo definire un circolo intellettuale dedicato al “fervore femminile” che si costruì attorno alle cosiddette “Tre Marie”: Maria de Maraitegui, Maria de Neglowska e, soprattutto, Maria Adelaide Déraismes che lasceremo per ultima –ma non di certo in base alla sua importanza-.

Iniziamo con Maria de Maraitegui, nobile anglo-spagnola, nel 1882 fondò la “Società Teosofica d’Oriente e d’Occidente”, società che per anni operò come filiale parigina della Società Teosofica della Blavatsky. Devota al culto mistico di Maria Stuarda, istituì inoltre il “Cerchio della Stella” basato sulla -sua- profezia dell’imminente arrivo dello Spirito Santo. Uno Spirito Santo però, questa volta, tutto al femminile. Il suo lascito è oggi pressoché nullo, eppure all’epoca ebbe molto rilievo e per certi versi influenzò la Neglowska di cui parleremo immediatamente. Maria de Neglowska, affascinata dalla magia fin da giovanissima (quando, pare, tentò di entrare in una setta Khlisty a cui apparteneva già l’arcinoto Grigorij Rasputin ed i cui membri praticavano regolarmente la magia sessuale), fu una delle maggiori esperte russe (come la più nota Blavatsky) di occultismo e pratiche rituali di magia sessuale. Fu scrittrice, giornalista e una donna portata alla sperimentazione in tutti i sensi. Nel 1920, la troviamo in Italia, a Roma, dove frequenta il salotto di Julius Evola e gli ambienti occultistici che diedero poi vita al Gruppo Ur; trasferitasi ad Alessandria d’Egitto, entra nella Società Teosofica. Nel 1929 si sposta nuovamente, raggiungendo la Francia che, all’epoca, era intellettualmente quanto di più stimolante si potesse incontrare nel panorama europeo.  È lì che, dopo aver incontrato il testo “Magia Sexualis” di  Paschal Beverly Randolph ed averlo tradotto in francese, costituirà la società nota come “Confrérie de la Flèche d’or” (Fratellanza della Freccia d’oro) che animò -è davvero il caso di dire- le notti parigine fra il 1932 al 1935. Sulla “magia rossa” con connotazioni sessuali aveva già scritto numerosi testi Ida Craddock che in questo fu antesignana, ma fu la Neglowska che portò l’argomento all’attenzione del dibattito esoterico. Nota anche come «Sacerdotessa di Lucifero» fu promotrice, e praticante, di una sorta di femminismo magico-sessuale che poneva al centro dell’io spirituale una sessualità disinibita attuata tramite pratiche di magia sessuale e forme di luciferismo gnostico nell’intento dell’affermazione di una Divino Femminile. Anche in questo caso, pur avendo un grosso impatto sulla cultura dell’epoca, i suoi lasciti non superarono indenni la prova del tempo (cosa che, invece, non avvenne per l’ultima Maria di questa rassegna, M.A.Deraismes, che vedremo fra poco).

Tuttavia, anche se oggi è quasi sconosciuta ai più, la Neglowska (qui in foto con un serpente) fu espressione di quello che P.Faxneld (noto studioso di Storia delle Religioni) ha definito come “femminismo satanista”, di particolare interesse per il suo effetto dirompente a livello culturale. Lo citiamo:

“[…] La nozione di donna come complice del Diavolo è prominente in tutta la storia cristiana ed è stata usata per legittimare la subordinazione di mogli e figlie […] Nel diciannovesimo secolo, le donne ribelli eseguirono contro-letture di questa tradizione misogina […] In queste rivisitazioni, Satana diviene un alleato nella lotta contro un patriarcato tirannico sostenuto da Dio Padre e dai suoi sacerdoti maschi“

(P.Faxneld – Satanic Feminism: Lucifer as the Liberator of Woman in Nineteenth-Century Culture).

In buona sostanza,  l’emancipazione femminile per riuscire nella propria impresa doveva passare anche attraverso la decostruzione di miti e simboli che, di fatto, ponevano la donna in uno stato di subalternità che andava oltre agli aspetti civili; in questo senso, non è possibile ignorare opere come The Woman’s Bible che, Elizabeth Cady Stanton, scrisse insieme ad un intero comitato femminile a partire dal 1895, cercando di rielaborare le basi della tradizione cristiana in favore di una lettura che estirpasse gli assiomi della subordinazione della donna all’uomo. Il ritorno del Sacro Femminino, infatti, non poteva che passare anche attraverso un nuovo approccio a tutto quell’apparato simbolico fino all’ora considerato immutabile appannaggio maschile.

Su posizioni meno radicali ma di ben maggiore efficacia sul medio e lungo periodo, eccoci dunque a Marie Adélaïde Deraismes, l’ultima delle tre “Marie” già citate. Meglio nota come Maria Deraismes, scrittrice e giornalista francese, sostenitrice della parità dei diritti civili, fondò assieme ad altre 16 donne (e l’importante contributo di Georges Martin) l’Ordine massonico misto e internazionale Le Droit Humain -di rito scozzese- che per primo, appunto, permise l’accesso all’iniziazione anche del mondo femminile. Poi, il 5 settembre 1895, Marie Bonnevial apre a Lione la seconda Loggia dell’Obbedienza Mista e, da lì a poco, Massonerie miste furono poi istituite rapidamente anche in altri paesi. È, questa, una tappa fondamentale, perché sancisce un primo effettivo riconoscimento del mondo esoterico tradizionalmente costituito. Assieme alla Deraismes, in quest’opera vi furono personaggi del calibro di Annie Besant notissimo nome del movimento teosofico, attivista, saggista, esoterista, ebbe una enorme influenza anche in Italia dove, nei primi del ‘900, nelle librerie, assieme a centinaia di copie dei suoi libri erano vendute perfino cartoline con tanto di suo primo piano. Si ebbero anche vere e proprie eroine come Alexandra David-Néel, scrittrice, fotografa, antropologa ed esploratrice, e prima donna occidentale a giungere a Lhasa (nel ’24), all’epoca città vietata agli stranieri. In sintesi, nonostante le resistenze degli ambienti più tradizionalisti e reazionari, l’altra metà del cielo aveva finalmente messo il piede in quegli ambienti dell’occultismo normalmente preclusi; non solo, ma lo fece anche con grande competenza influenzando in modo innegabile il milieu esoterico dell’epoca, specie a cavallo del secolo XX, da poco iniziato. Abbiamo così figure quali l’astrologa Alice Ann Bailey, esoterista, e teosofa che tanto influenzò quel che più tardi divenne il movimento New Age nonché quell’incredibile personaggio che fu Dion Fortune.

Luna, femminile e neo-paganesimo

Dion Fortune, pseudonimo di Violet Mary Firth (qui in foto), psicologa, saggista, scrittrice ed esoterista, entrò a far parte dell’ordine esoterico-magico della Golden Dawn (forse il più noto ordine -a cavallo fra ‘800 e ‘900- e con una produzione ancora oggi studiata con venerazione dagli addetti ai lavori) da cui usci a seguito del suo scioglimento fu forse la prima scrittrice -donna- di magia cerimoniale ed esoterismo; fondò “The Fraternity of the Inner Light” (la “Fratellanza della Luce Interiore), ordine ancora attivo, vivo e vegeto anche nella nostra penisola. La Fortune, ebbe anche una notevole influenza nel tracciare parte dell’immaginario letterario rispetto a figure femminili magiche con 5 suoi romanzi che, tutt’oggi, sono letti con grande interesse in ambito neo-pagano, stregonesco e non solo: “I segreti di Taverner, dottore dell’occulto”, “Il demone amante”, “Il dio dal piede caprino”, “La sacerdotessa del mare” e “La magia della luna”, tutti tradotti ed editi in Italia dalla casa editrice Venexia. Questi romanzi, forse ancora più della sua produzione saggistica, contribuirono enormemente a rendere credibile, spiegare e raccontare la possibilità di donne coinvolte in modo diretto in percorsi magici, iniziatici e religiosi ed anzi, per di più, connotandole di peculiari doti e caratteristiche. Tutto ciò trova un ambiente fertilissimo anche in altri settori culturali perché, non dimentichiamolo, una ipotesi che riscuoteva all’ora un certo successo in ambito archeologico e di storia delle religioni era la cosiddetta tesi Murray, vale a dire ciò che avanzò l’archeologa Margaret Murray (1863-1963) che, riprendendo gli studi tesi di Jules Michelet (1798-1864), considerava il fenomeno storico della stregoneria come sopravvivenza più o meno consapevole di antichi culti pagani; tale tesi è stata ampliamente confutata da studi successivi, ma anche questo contribuì ad un complessivo recupero dell’immagine femminile in rapporto alla magia e alla religiosità. Dopo queste donne che furono per così dire antesignane e germinali, nella seconda metà del ‘900 raccolsero il testimone con decisione tutti i nomi ancora oggi nel neopaganesimo, da Doreen Valiente in poi. Insomma, da queste conquiste al definire la donna in questo modo  «Di debole intelligenza, ciarliere, vendicative, invidiose, colleriche, volubili, smemorate, mentitrici, dai desideri insaziabili, le donne – già per il loro corpo – sono preferite per la prostituzione diabolica» (dal Malleus Maleficarum di Sprenger & Kramer), erano passati circa 500 anni e quasi tutta la strada percorsa in termini di cambiamento di mentalità si potrebbe invece concentrare in un secolo, secolo e mezzo, davvero: fu una rivoluzione. Quanto tracciato fin qui, infatti, è la fotografia di un intenso lavoro di emancipazione, compiuto con incredibile forza, su interi complessi archetipali: i cui risultati furono travolgenti e di incredibile arricchimento.

Ed ora, provate a ridire che lunare e femminile sono solo ricettività e passività: vi viene da ridere, giusto?

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Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi3 months ago
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Luca Ariesignis Siliprandi3 months ago
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Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi6 months ago
Credo che due massime dello stoicismo possano essere sempre d'aiuto quando si devono valutare faccende che ci fanno girare come mosche sul nulla... "Non sono le cose a turbare gli uomini, ma le opinioni che hanno sulle cose" (Epitteto) e, infatti, "soffriamo più nell'immaginazione che nella realtà" (Seneca).
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