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Categoria: rito

Gli stati di Trance e il cammino spirituale

Posted on 5 Luglio 202428 Agosto 2024 by Luca Siliprandi

L’idea che sia possibile entrare in contatto con il divino in modo diretto, concreto e tangibile è uno degli aspetti più interessanti della cosiddetta Teurgia che, fra le differenti pratiche da questa considerate, annoverava anche tecniche estatiche aventi lo scopo di far incarnare per un determinato tempo la divinità in un essere umano (δοχεὑς, dochéus). Come vedremo, che esista questa possibilità è considerazione antichissima ed ha a che fare con quella che forse fu, assieme al definire spazi sacri, la prima delle esperienze religiose umane, ovvero lo stato alterato di coscienza. Che sia il contatto con il divino a creare questi “stati alterati” piuttosto che non viceversa, ossia che sia per tramite di questi che è possibile avere esperienza di un mondo che va oltre la mera materialità del nostro vivere comune, è questione che probabilmente non sarà mai risolta. Tuttavia, per quanto possa sembrare strano, queste curiose esperienze che sono spesso semplificate ed etichettate come “stati di trance”, contrariamente a quanto si potrebbe credere, sono fenomeni psichici che nella loro versione più lieve, risultano piuttosto comuni.
Magari non avrete parlato con spiriti o visto poteri divini, però è assai probabile che siano accaduti anche a voi ma nemmeno ve ne siete accorti. Infatti, può capitare di non rendersene conto, perché la nostra vita di veglia ordinaria, con differenti modi e gradazioni, è in realtà costellata di momenti di trance più o meno profondi. Quando scalate marcia guidando senza pensarci, fatte le dovute proporzioni, da un punto di vista neurologico, non siete tanto lontani da quello che viene definita “trance” o, per dirla con certe scuole psicologiche, di ipnosi. Yes. Eravate in trance. Immagino abbiate pensato che fosse cosa molto più complessa, che possano servire sostanze allucinogene o partecipare a rituali di una qualche tribù lontana in una foresta dell’Amazzonia. Invece… No.
In realtà, queste esperienze sono sempre con voi, a portata di mano e, che ve ne accorgiate o meno, vi inseguono. Lo so, la cosa può un poco spaventare anche perché, se poi questi “stati altri” della coscienza possono in un qualche modo mettervi in contatto con qualcosa di nuovo e di esterno, subito la mente proietta film di possessioni, terribili, ‘sataniche’ e di incubo. Tale paura è comprensibile; in effetti, qualsiasi religione istituzionalizzata e con un minimo di clero e/o gerarchia, ha lavorato secoli e secoli per dire che trattasi di cosa brutta e pericolosa: se gli stati di trance possono in un qualche modo portare ad esperienze personali del divino, quale ruolo e potere potrebbe mai restare ad una chiesa o ad una qualsiasi forma di consensus sacerdotale?
Poco. Per questo i mistici sono stati sempre visti con sospetto quando non addirittura eliminati e, per il medesimo motivo, le pratiche di trance specie nel caso in cui includessero qualcosa di assimilabile ad una sorta di possessione, furono e sono accusate di essere il tramite di inganni del “malvagio” (definizione declinata in modo differente a seconda della religione).
Tuttavia, molte religioni antiche -e non- hanno spesso visto negli stati di trance possibili Vie di conoscenza e di contatto con il divino. Sappiamo che questo genere di pratiche esperienziali sono trasversalmente distribuite in qualsiasi tipologia dello sciamanesimo anche contemporaneo, è cosa nota (Mircea Eliade, ne parla lungamente in uno dei testi ancora fondamentali sull’argomento, Lo Sciamanismo); altrettanto note sono le possessioni del vudù e di tutto il complesso universo di religioni e pratiche di origine africana che si sono poi sviluppate con proprie particolarità specialmente in ambito centro-americano (se preferite, mi riferisco qui al voodoo, per utilizzare la traslitterazione più usata in ambito anglosassone).
Anche in antichità e nelle religioni precristiane, l’utilizzo di stati di trance trovava il suo posto (più o meno istituzionalizzato), ad esempio in ambito oracolare come pare dovesse essere per le Pizie del Tempio di Apollo a Delfi che per oltre duemila anni (fino ai decreti teodosiani) dispensarono oracoli in stati di trance. Di come questo differente stato di sentire e percepire sia una delle forme primeve della spiritualità, ne accenneremo rapidamente proprio a partire dallo sciamanesimo, parleremo anche di come eventualmente si possa tentare di raggiungerlo, però, siccome chi ben comincia è a metà dell’opera, vediamo di contestualizzare meglio la cosa.

Gli stati di trance, una esperienza naturale

Parlando di trance, cosa si intende esattamente? Vediamolo assieme. Da vocabolario Treccani: “trance ‹tràans› s. ingl. [dal fr. transe, propr. «estasi, rapimento», der. del lat. transire «passare, trapassare»] (pl. trances ‹tràansi∫›), usato in ital. al femm. – In psicologia, particolare stato psicofisico denominato più propriamente ipnosi (v.), spesso chiamato in causa in parapsicologia come il mezzo che alcuni soggetti, con pretese capacità medianiche, utilizzerebbero per entrare in contatto con il mondo degli spiriti” (notare il riferimento un poco partigiano e denigratorio del termine “parapsicologia”). Se chiediamo invece a Santa Wikipedia, ella riferisce che “è uno stato psicofisiologico caratterizzato da fenomeni quali insensibilità agli stimoli esterni, perdita o attenuazione della coscienza, dissociazione psichica, che può essere indotto mediante ipnosi o autoipnosi”. Definizione che incontra la vulgata di popolo, ma che è invero molto fuorviante, infatti: insensibilità, perdita o attenuazione della coscienza o dissociazione, non sono assolutamente necessari e sempre presenti rispetto agli stati di trance che, per dire, caratterizzano alcune pratiche medianiche o di trance prophesy (sì: propheSy, non si tratta di un refuso, letteralmente: profezia). Ancorché alcuni studiosi (Stanislav Groff e Christina Grof) inizino a preferire il termine “stati non ordinari di coscienza” al vagamente patologico “stati alterati di coscienza”, ancora la confusione è tanta e non potrebbe essere diversamente se si pensa che, allo stato attuale della ricerca, cosa sia esattamente quello che chiamiamo coscienza è mistero ben lontano dall’essere risolto. Ad ogni modo, nella nostra cultura, che predilige gli aspetti razionali della psiche, gli stati non ordinari di coscienza vengono spesso guardati con una certa diffidenza, sospetto e a volte con vero e proprio terrore, in quanto fanno emergere gli elementi irrazionali e quindi “incontrollabili” della natura umana. Anche da un punto di vista neurologico e psicologico entriamo in un campo minato, di guerra nemmeno troppo fredda fra ‘scuole’ per cui, tanto per dire, affermando che pensiero cosciente e l’inconscio condividono diverse funzioni mentali (ossia che ‘inconscio’ è un aggettivo piuttosto che un sostantivo), lo psicanalista freudiano medio potrebbe spararvi; invece, sostenendo che una trance “ipnotica” -come primitivamente, dopo oltre 100 anni di studi, si ostinano a chiamarla alcuni-, possa essere una possibile estensione della coscienza ordinaria, altre proteste verranno da un bel pezzo della psichiatria educata a considerare questi stati come manifestazioni isteriche, deliri allucinatori etc. -oggi è invero un poco desueta. Lasciando le guerre e faide interne al mondo accademico, sappiamo però che da un punto di vista neurologico alcune cose, semplicemente: accadono. Sia come sia rispetto agli stati di trance più profonda, analisi diagnostiche moderne in ambiente di studio controllato scientificamente, rilevano modifiche dell’attività cerebrale anche significative come modifiche rispetto alle onde elettromagnetiche rilevabili tramiti ECG (in particolare onde gamma, nonché variazioni rispetto a numerosi ormoni che agiscono principalmente sui canali del sodio) e, senza avvalersi di complessi strumenti diagnostici, è possibile constatarlo anche solo dal moto delle pupille molto simile al movimento oculare che è riscontrabile in fase REM, profonda alterazione del respiro ordinario e dei battiti cardiaci. Questi dati sono scientificamente provati e rilevabili (io stesso ho avuto modo di constatarlo, provarlo e sperimentarlo), per cui, considerati anche i nostri scopi, non ci pare qui il caso di avventurarci oltre negli sconfinati territori di confine fra neurofisiologia e mente. William James, uno dei pionieri degli studi psicologici scriveva efficacemente che: “La nostra ordinaria coscienza di veglia è soltanto uno speciale tipo di coscienza, mentre tutto intorno, separate dalle più sottili paratie, stanno forme potenziali di coscienze interamente diverse. Possiamo vivere tutta una vita senza sospettarne l’esistenza, ma non appena si applichi lo stimolo necessario, tutto d’un tratto esse appaiono nella loro piena completezza”. Allo stesso modo, gli stati di trance sono una possibilità che ci è fornita naturalmente dalla nostra mente non come mero accidente o malfunzionamento, bensì come possibilità che, per quanto apparentemente rari e “strani” fa parte della nostra stessa costituzione… esattamente come potrebbe esserlo un orgasmo: anche se non costituisce uno stato costante della nostra vita, è sensazione che pure gli uomini e le donne vivono e provano fino dall’alba dei tempi. Forse sarebbe utile iniziare a considerare questi ‘stati non ordinari’ come il frutto di un processo adattivo dell’essere umano a lui biologicamente connaturato. Torniamo dunque ad una domanda già posta al principio: sono questi famosi stati di trance che fanno da base all’esperienza umana del divino o viceversa? Come si diceva, forse non lo sapremo mai, ma sempre di più pare che alle radici profonde delle religioni e dei culti più antichi, tali stati andassero a costituirne il cardine. Stando agli studi di Angelo Tonelli (uno dei più grandi grecisti italiani viventi), sembrerebbe che perfino i ‘razionalissimi’ greci affondassero le proprie radici religiose in un sostrato sciamanico dove le tecniche più disparate furono utilizzate proprio per procurarsi quel contatto diretto di cui parliamo qui. Nella moderna tradizione esoterica occidentale, fino a non troppi anni fa, questi stati erano considerati ‘fenomeni’ un poco dubbi legati principalmente allo spiritismo e al medianismo e, in un qualche modo, sono stati spesso snobbati o considerati addirittura perniciosi eppure, negli ultimi venti-trenta anni, una serie di ricerche ed esperienze maturate principalmente in ambito neo-pagano, stanno riportando l’argomento all’interesse di chi percorre le più disparate vie spirituali e religiose (si vedano i testi di Diana L. Paxson  -purtroppo ancora inediti in lingua italiana- e di J. Farrar e Gavin Bone con i loro “Sollevando il Velo” pubblicato in Italia da Anguana ed.)

Le vie per la trance

Siamo talmente assuefatti ad un modo di vivere la nostra quotidianità mantenendo per quanto possibile il controllo di noi stessi e di ciò che ci circonda che abbiamo costruito una sorta di barriera psichica rispetto questi stati di coscienza. In un certo modo, diremmo che è anche tutto sommato salutare: è giusto e salubre non “volare via” a caso senza alcuno freno di emergenza. È vero per noi, ma anche quasi tutte le culture che vivono la questione con una certa serenità e ne hanno dimestichezza, limitano queste pratiche a precisi momenti rituali ed evitano di abusarne. Tuttavia, la nostra società ci ha portato a costruire freni talmente grandi e forti che ce li portiamo appresso sempre tirati, come un freno a mano costante ed è per questo che per larga parte di noi occidentali, vivere questi stati in modo profondo ed esperienzialmente significativo è così difficile. Come possiamo aiutarci per acquisire dimestichezza con questa “tecnologia del sacro”?
In primis consentitemi due parole sull’utilizzo di sostanze varie: evitate, non tanto e non solo per la loro potenziale pericolosità (in alcuni casi, peraltro, si tratta di sostanze illegali e considerate alla stregua di altri stupefacenti), bensì perché difficilmente potreste utilizzarle in quello che è il loro contesto culturale originario e, comunque, per nostra profonda educazione, difficilmente riuscireste a viverle in modo “non occidentale”. Il rischio più frequente, infatti, è quello di utilizzare simili strumenti sempre in un’ottica performativa, ovvero: di utilizzarle come aiuto esterno per superare blocchi e limiti interiori affidando tale compito all’esterno piuttosto che a voi stessi.
Detto questo, alcuni ‘aiuti’, non sono certo da rifiutare a priori; ad esempio, l’ausilio di tecniche meditative, l’utilizzo di tamburi piuttosto che della danza o del canto, può essere di grande vantaggio per chi fosse interessato a tentare questo genere di esperienze. Allo stesso modo, tecniche di respirazione varie, nel loro essere in grado di modificare i livelli di ossigenazione e/o la quantità di anidride carbonica nel sangue, possono essere potenti alleate se inserite in un più ampio uso congiunto di meditazione profonda. Sono quasi certo che la stragrande maggioranza di voi penserà che sia impossibile riuscire in questo genere di pratiche, certo, si deve ammettere che fatti salvi i casi di persone con una innata predisposizione, non è cosa facile, ma vi assicuro che non è per nulla impossibile e che, anzi, fino ad ora, ho incontrato rarissime volte persone che pur con la giusta preparazione e l’assistenza di una guida esperta non vi sia riuscita… e qui arriviamo ad un altro punto fondamentale: la presenza di qualcuno adeguatamente preparato accanto a voi è assolutamente consigliabile e auspicabile.
Gli stati di trance, infatti, per quanto interessanti e potenzialmente di grande impatto rispetto al nostro sviluppo interiore e personale, non sono delle passeggiate. Possono essere molto stancanti e per certi versi sconvolgenti ed è per questo che mi sento di caldeggiare con decisione la scelta di percorsi con persone esperte. Che si tratti di un percorso sciamanico o di altro tipo, scegliete sempre personale qualificato e riconosciuto come tale, non affidatevi a personaggi più o meno improvvisati: è un poco come scegliere un istruttore per lanciarvi con il paracadute… non so se mi spiego.
Consentitemi inoltre una considerazione personale rispetto all’utilizzo di tecniche di trance, tecniche ch’io stesso utilizzo e insegno: qualsiasi esperienza viviate durante questi ‘stati altri’, sorvegliatevi affinché non si finisca per scambiare una connessione con proprie profondità inconsce con mirabolanti contatti ultraterreni. Casi simili se ne osservano in continuazione e, per esperienza, posso dire che costituiscono una parte considerevole di queste ‘connessioni spirituali’, specie per chi si avventura per le prime volte in queste esperienze. Quindi, per quanto intensa ed incredibile possa essere l’esperienza che vi potreste trovare a vivere, datevi modo di mantenere un sano atteggiamento di dubbio. Il sacro, il divino è sì anche in noi, ma può essere rischioso scambiare ciò che ci propone la nostra profondità -per lo più sconosciuta- come immagine, voce e volere del divino stesso. Con queste doverose precauzioni, è esperienza personale e di tanti che frequentano questi affascinanti territori che, qualcosa di altro, qualcosa che non si riassume nel nostro inconscio o strane variazioni neurofisiologiche esista e sia toccabile con mano. Che siano spiriti, Dèi, archetipi o altro, a nessuno è data possibilità di poterlo affermare con certezza assoluta e definitiva, ma permettete un ultimissimo suggerimento: provate voi stessi, sono certo vi farete la vostra opinione.

Un esempio comune di trance

Il Dott. Wayne Weiten che ne parla da un punto di vista accademico in Psychology Themes and Variations (considerato un testo di riferimento di non poco conto in ambito clinico), l’ipnosi stradale è uno stato mentale nel quale una persona riesce a guidare un automezzo per grandi distanze, rispondendo in modo corretto e sicuro agli eventi esterni pur non riconoscendo di averlo fatto in maniera volontaria. Come dicevamo, alcuni stati mentali sono spesso derubricati a fenomeni di auto-ipnosi, ma è termine così generale da sembrare un poco quella notte senza luna dove tutte le auto nel parcheggio sono nere e sembrano lo stesso modello della stessa marca. Il limite è sottile, ma può darvi una vaga di idea di quello che, ai primissimi livelli di esperienza, è uno stato di trance. Tale esperienza valga a farci notare la distanza fra il Sé, inteso come unità della nostra persona, esista e possa agire in modo anche separato dall’Ego, inteso come parte raziocinante presente a se stessa nel medesimo modo di uno stato che potremmo definire di “veglia attiva” (uso questi termini e definizioni senza pretese accademiche ma, piuttosto, per aiutare a capire un sistema molto complesso).

Lasciarsi cogliere alle spalle

Siamo nel 1968 ai giochi olimpici di Città del Messico, fino ad allora il salto in alto era praticato in un modo che oggi ci parrebbe perlomeno strano, ossia in modo frontale passando l’asticella a scavalco con il ventre. Ecco, a Città del Messico, d’innanzi ad un pubblico attonito lo statunitense Dick Fosbury per la prima volta saltò l’asta nel modo in cui siamo oggi avvezzi pensare questa disciplina, scavalcandola di spalle dopo una rincorsa semicircolare. “Cosa c’entra tutto questo con gli stati di trance”, vi chiederete voi, eppure c’entra eccome: è un trucco per riuscire nel raggiungimento di stati di trance e farvi cogliere dal salto mettendovelo alle spalle, ossia non affrontandolo di petto. Studiato il salto, studiata la vostra traiettoria di corsa, si tratta di compiere un movimento unico e sciolto senza osservare quella maledetta asticella che volete superare: così è per gli stati di trance, che tanto di più tenterete di raggiungere osservandoli come una meta e un ostacolo da superare, tanto più vi sfuggiranno e voi, irrimediabilmente farete cadere l’asticella. Insomma, per riuscire, vi consiglio una sorta di stile Fosbury applicato alla vostra mente: in bocca al lupo.

Purificare: perché, come, cosa e quando

Posted on 26 Marzo 202428 Agosto 2024 by Luca Siliprandi

Nell’ABC delle pratiche magiche più naturali e istintive, uno dei termini che si sente ripetere più di frequente è “purificare”, anche noi ne abbiamo già accennato in diverse occasioni.
In effetti, il «prima lo devi purificare!», è una delle frasi più ricorrenti nei gruppi che trattano di tematiche magiche per neofiti. Che sia uno cristallo o il più banale mazzo di tarocchi, se stessimo ad internet non ci sarebbero eccezioni: dovrete purificare qualsiasi cosa e, sul come riuscirvi, sarete sommersi dai consigli più o meno incredibili. Purifica questo, purifica quello, ma la verità è che, prima di preoccuparsi di questo genere di cose varrebbe innanzi tutto la pena porsi una domanda: esattamente, con il ‘purificare’, cosa sto andando ad eliminare o togliere? Come vedremo, infatti, a seconda di ciò su cui si vuole agire, esistono modi differenti di azione; al riguardo, per capire meglio la faccenda, dobbiamo però conoscere i significati simbolismi che vi si legano e, per farlo, come al solito ci è necessario conoscerne la storia.
Più in particolare, ci sarà utile comprendere come due elementi in particolare, acqua e fuoco, siano legati al concetto stesso di purificazione fin dagli albori dell’uomo.

Usualmente, pensando al purificare, la mente si figura l’idea del “lavare” – “pulire” che, in ambito sacro, rimanda immediatamente all’esigenza di eliminare ciò che è impuro e sporco -in senso fisico e spirituale- così da rendere possibile il contatto con il sacro. Il senso e il simbolismo di questa pratica sono stati assorbiti dal cristianesimo così come da quello ebraico e, il mondo islamico e induista, danno particolare importanza a quest’atto. In realtà, il legame fra pulizia e sacralità è antichissimo ed attestabile in Asia e in Europa tra il 3000-2000 a.C.; sono note, ad esempio, le vasche di purificazione pre-ariane della civiltà di Mohenjo-Daro (metà II millennio a.C.) e, sulle sponde del mediterraneo, lo ritroviamo già nell’impero Ittita dove, accanto alla parola šuppi-, che esprime la nozione di sacro, vi era parkui-, ovvero la pulizia materiale necessaria affinché un oggetto o una persona potessero essere, appunto, šuppi-. Nell’antico Egitto, addirittura, il geroglifico per identificare il sacerdote, era traducibile come ‘colui che purifica’ o ‘prete puro’. Per chiarire, quest’idea è la medesima che spiega l’immersione ed il lavaggio delle statue-simulacro degli Dèi in larga parte del mondo antico (usanza che ancora oggi è rinvenibile come tradizione popolare riguardo alle statue di alcune Madonne, ad esempio presso Santa Maria del Taro, nella provincia di Parma). Al riguardo, ci viene in aiuto Mircea Eliade quando, nel suo “Trattato di Storia delle Religioni”, spiega: «Quale che sia il complesso religioso nel quale appaiono, la funzione delle acque si manifesta sempre la stessa: disintegrano, aboliscono le forme, lavano i peccati, purificano e insieme rigenerano».

Anche gli antichi romani non erano indifferenti alla tematica del “puro”, che sintetizzavano con gli aggettivi castus et puros che valevano per indicare una purezza morale e fisica in senso lato così com’era già per i Greci quando, con il termine hagnos, usavano riferirsi a quel senso di limpidezza con cui l’uomo deve accostarsi agli Dèi. Prima ancora che qualità proprie della persona, con questi termini si voleva piuttosto indicare un atteggiamento. Mentre nel bacino del mediterraneo, specie nell’epoca del bronzo, l’acqua era dunque sacralizzata (si pensi ai meravigliosi pozzi sacri sardi), le popolazioni indoeuropee che a mano a mano migravano verso l’Europa, portavano con sé un’altra idea di purificazione: quella legata al Fuoco. Si pensi che il termine “purificare” e “fuoco”, in sanscrito sono pressoché la medesima parola.
Le fiamme distruggono la materia, la portano ai minimi termini e “lo spirito delle cose” n’è dunque liberato per potersi innalzare al cielo come fumo, luce e calore. Terra e Aria, elementi rispettivamente legati all’Acqua e al Fuoco, chiudono il ciclo dando alla parola ‘purificazione’ altri e nuovi connotati. Quindi, iniziando appunto dai primordiali acqua e fuoco, vediamo assieme in modo più dettagliato il contributo che ciascun elemento della tradizione ermetica ed esoterica occidentale trova nell’ambito del purificare.

Acqua – L’agente primo del disciogliere, priva di forma perché in grado di assumerne qualsiasi a seconda del contenitore che l’accoglie, l’acqua agisce come solvente in grado di eliminare i dati psichici-emotivi, o come un mare profondo entro cui questi si perdono lasciando i propri connotati specifici. Tramite l’acqua è possibile un nuovo inizio o un nuovo uso dell’oggetto ‘lavato’ -al riguardo, può aiutare a capire una similitudine con il lavare le stoviglie dopo avervi mangiato- così, volendo utilizzare materialmente dell’acqua, sarà preferibile che sia corrente (es di fiume, di sorgenti). Tradizionalmente l’acqua delle sorgenti spontanee, la rugiada o la pioggia caduta durante i noviluni sono considerate particolarmente adatte alla purificazione. In quest’altro articolo anche una semplice ricetta per la preparazione della cosiddetta ‘acqua lustrale’ (il termine è improprio, infatti, ogni acqua usata per purificare è lustrale) ma è necessario chiarire che, di per sé stessa l’acqua, come ogni altro elemento, non ha alcuna dote magica intrinseca e, la sua efficacia, come al solito dipenderà dall’intento e dalle operazioni di chi se ne intende avvalere. Inoltre, nel suo disciogliere le impurità, l’acqua va simbolicamente a prenderne una sorta di ricordo; da questo, il valore delle sorgenti, dei fiumi che, a differenza dei laghi e degli acquitrini, mantengono un’acqua sempre “pulita”. Queste cognizioni basilari anche per il senso comune, dove il potere solvente di tale elemento è constatato in modo immediato, aggiungono all’acqua un ulteriore significato di Memoria, per l’appunto. Così, ad esempio, in molte tradizioni magiche, l’acqua può essere ‘caricata’ ed impressa come una pellicola fotografica di energie ed intenti: cosa da non sottovalutare mai in ambito operativo.

Fuoco – La luce che consuma la materia, che la rende sottile e la trasforma in “spirito”, ma anche il calore che cuoce, cucina e sterilizza. Slega dalla materialità i contenuti sottili e magici. Per questo, ad esempio, la vulgata secondo cui bruciare un oggetto “affatturato” sia una soluzione è, più spesso, una terribile idea dal punto di vista pratico. Nel suo uso come agente purificatore, l’elemento fuoco è più spesso utilizzato nel suo legame con l’idea di luce che dilegua l’oscurità allontanando gli inganni (anche quelli che ci auto-infliggiamo come credenze e superstizioni), concezione presente anche oggigiorno in modo evidente nella divinità induista Agni (che fece probabilmente da antichissimo modello di questa visione) e che si manifesta nel “fuoco che brucia i sacrifici”, signore del luogo della cremazione e del fuoco della foresta. Così come Agni, guerriero invincibile, il fuoco difende, esattamente allo stesso modo di come poteva fare un falò nei tempi antichi allontanando possibili animali pericolosi. Nelle pratiche più comuni, il fuoco è portato nel rito con l’ausilio della fiamma di una candela o anche, potendo, in un braciere (magari acceso con legni aromatici scelti allo scopo).
L’azione di questo elemento, che può anche avere tratti apollinei, è sostanzialmente marziale e dirompente, in un qualche modo ‘distruttiva’, ma tale agire -lo ripetiamo- è principalmente sulla materialità e, dunque, come già si accennava, non è soluzione sempre opportuna. Nella sua immediatezza d’uso quasi sproporzionata rispetto alla forza che questo elemento può esprimere, non si consideri come un banale detto popolare l’adagio secondo cui “chi gioca con il fuoco si brucia”, perché noi e il mondo così come lo conosciamo, in fin dei conti, siamo strettamente e profondamente legati alla materia… ed è una ovvietà che vale la pena tenere a mente. Chiarito questo, porre un intento purificatorio (ad esempio scritto su un foglio tramite parole o sigilli opportuni) per poi andarlo a bruciare liberandolo quindi sui piani sottili, è pratica notissima: tanto semplice quanto efficace; in effetti, se ci pensate, la logica non è molto dissimile dall’idea che soggiace al bruciare delle offerte affinché, per così dire, arrivino al cielo.

Aria – Nell’ermetismo è il ‘fuoco fissato’, quasi mobile come questo elemento ma non distruttivo. È mente, è intelletto, è suono, è l’energia che ci attraversa, è il respiro. Le fumigazioni d’incenso a scopo purificatorio agiscono principalmente proprio su questi aspetti. Per quanto in argomento, basti considerare che a fini purificatori qualsiasi buon incenso (specie se in grani) farà all’uso e, a questo proposito, consiglio vivamente di non tentare miscele strane: del comune olibano farà il proprio lavoro egregiamente. Nel caso non aveste incenso sottomano, non preoccupatevi, della salvia nostrana e del rosmarino, oppure della semplice resina di pino, assolveranno a questo compito in modo impeccabile. Oltre all’ovvio, ossia l’utilizzo di fumi, la purificazione per tramite dell’elemento Aria è portata anche dal suono -pratica spesso dimenticata-; ad esempio, tramite l’uso di campanelli o delle cosiddette ‘campane tibetane’, o anche di alcuni gong, si possono ottenere buoni risultati, ma serve un minimo di capacità nel riconoscere quale sia la sonorità più adatta alla situazione e il modo di produrla in modo adeguato. Medesimo discorso vale per uno degli strumenti più potenti e spesso sottovalutati a nostra disposizione: la voce. Sapere vibrare correttamente alcuni suoni può avere risultati di una efficacia sorprendente. Come per tutti gli elementi ma principalmente per il Fuoco e l’Aria, a fare differenza rispetto l’efficacia o meno del loro utilizzo è l’atto volitivo, quasi di ‘proiezione’ verso l’esterno di un moto energetico interiore di natura imperativa e perentoria. Infine, con alcune variazioni fra le differenti tradizioni stregonesche in senso più ampio, vi è chi associa a questo elemento anche l’utilizzo della scopa, che può andare a “spazzare” gli ambienti in modo assai più sottile che non l’usuale pulizia a cui normalmente è destinata ramazzando casa.

Terra – Nell’ermetismo è ‘acqua fissata’ ed agisce quasi in modo opposto al fuoco, ovvero preserva la materia andando ed eliminare gli aspetti sottili che vi sono collegati sia in termini magici che come ‘memorie’ acquisite durante il tempo. Per questo, tornando ad un esempio già fatto in merito al fuoco, è generalmente l’elemento più indicato per lavorare su un oggetto “affatturato” che, sepolto nel momento opportuno e per un tempo adeguato (considerate sempre le lunazioni!), andrà a perdere quei dati sottili magicamente legati a questo. Alla purificazione per tramite della Terra, è anche spesso associato l’utilizzo del sale, ma raramente se ne vede l’uso solitario ed è assai più di frequentemente accompagnato da altri elementi. Nel cerchio Wicca, ad esempio, è noto l’uso dell’unione di acqua e sale in una delle deambulazioni rituali di purificazione del suo perimetro. Quest’ultimo uso che può sembrare banale, nasconde forse significati simbolici assai più complessi di origine cabalistica. L’acqua e il sale benedetti, infatti, corrisponderebbero alle sfere inferiori di Malkuth (qui il sale) e Yesod (qui l’acqua e, anche, sfera della Luna, che rappresenta qui il regno astrale e sottile), quindi unendo il sale e l’acqua si andrebbero ad unire simbolicamente i regni dell’astrale e quello fisico. L’acqua salata che ne risulta, sarebbe così un rimando a Binah, la Grande Madre -della piccola Madre, perché la ‘Grande’, quella per davvero è la Sekinah, l’albero sefirotico intero (che corrisponderebbe qui al mare, al brodo primordiale).
Quindi, da una prospettiva cabalistica, la benedizione del sale, dell’acqua e del loro uso nella susseguente lustrazione, rappresenterebbe la benedizione del cerchio con l’energia della Dèa madre (Binah) e il viaggio tra i mondi (unione di Luna e Terra, Yesod e Malkuth). Ad ogni modo, tornando agli aspetti più strettamente pratici legati alla purificazione, come per la sepoltura di oggetti citata poco fa, l’uso del sale è di neutralizzare, “sterilizzare” ed in questo è molto efficace.
Attenzione, però, a non cadere nella credenza di origine del tutto cinematografica e televisiva, che vorrebbe il sale in un qualche modo protettivo (eccezione vale per il cosiddetto sale nero, che è un composto ad hoc da preparare ritualmente – curiosità: il sale nero è un must della magia folklorica di alcune aree balcanica e slave e frequentissimo nella stregoneria rumena). Vi è anche chi utilizza cristalli da scegliersi in ragione degli aspetti su cui agire, ma il loro uso, se anche può avere una certa efficacia, a mio sommesso avviso tende ad essere limitato a casi specifici che vanno valutati di volta in volta e, per gli scopi usuali (fatta eccezione per gli amuleti), è spesso meno pratico di quanto già proposto.

Il Riordino

Quanto sopra, per ovvie ragioni di spazio ed opportunità, è ovviamente solo una traccia e una necessaria semplificazione di argomenti molto più complessi di quanto si creda, ma può essere sufficiente a strutturare una corretta pratica di purificazione sia come eventuale sequenza e sia, in casi più specifici, a dare indicazioni su quale approccio utilizzare.
Resta però qui esclusa un’altra pratica importante -specie per quanto concerne gli spazi- che non è immediatamente associabile ad un elemento in particolare, ovvero: la pulizia concreta e reale, anche in termini di ordine e di eliminazione di oggetti che portino con sé ricordi dolorosi o ‘pesanti’. Sembrerà prosaico, ma qualsiasi intervento magico di purificazione su un ambiente fattivamente sporco e disordinato rischia di fallire miseramente. Fare ordine e pulizia ‘fuori da noi’, aiuta ad agire anche ‘dentro ed oltre noi’, non va dimenticato.
Ciò vale anche appunto per i ricordi; per fare un esempio, a meno che non vi sia assolutamente necessario fare altrimenti, considerate quanto un ambiente sgombro da oggetti inutili riesca a donare un senso di leggerezza (e lo dice persona che, accumulando boccette di resine ed erbe nonché cataste di libri, predica dal peggiore dei pulpiti!). Allo stesso modo, mi permetto un consiglio, liberatevi di oggetti legati a momenti dolorosi, date spazio al nuovo che deve accadere: è una grande e potentissima magia, credetemi. Nulla si manifesta se non è dato il giusto spazio affinché si realizzi.

Purificare, non bandire

Specie per chi è agli inizi, Purificare e Bandire possono sembrare sinonimi o due termini per indicare con differenti graduazioni d’intensità la medesima cosa. Così non è e, per aiutarci a capire meglio, tentiamo una similitudine: esattamente come vi sembrerebbe sgrammaticato e privo di senso dire “lavo il gatto dal pavimento”, parimenti lo è affermare “Purifico da una Entità/presenza”. Infatti, le pratiche di Bando, usualmente riferite ad un ‘allontanamento’ o eliminazione, si differenziano dal purificare in primis rispetto all’oggetto dell’operazione che, nel bando, è di norma diretto a entità/presenze/elementari/ etc.
Su questo tipo di operazioni mi auguro che in futuro vi sarà modo di parlarne in modo ampio, così come un argomento ‘sì articolato richiederebbe ma, per ora, voglio cogliere l’occasione per suggerirvi uno spunto di riflessione. Tutta quest’ansia di ‘pulire’ di ‘eliminare’ a prescindere da quanto di sottile è presente in un ambiente o in un oggetto, questa foga che avverto a volte, non vi ricorda la follia dei diserbanti, la mania degli insetticidi, l’ansia del cortile lastricato senza un filo d’erba? E se gli elementi di disturbo, se i corpi estranei foste/fossimo proprio noi/voi? Ci avete mai pensato?

Alle volte, non mi pare molto differente da quelli che, dopo avere ridotto dell’80% gli habitat della fauna selvatica, si lamentano del fatto che gli finisca un orso lungo il sentiero o in giardino (e considerano buon senso sparargli per risolvere la cosa). Anche se potrà sembrarvi un paradosso, in magia non v’è posto per la ‘superstizione’ e, intervenire su uno spazio o su un oggetto, fosse anche solo in termini di purificazione, richiede che vi poniate questo dubbio in modo sano ed equilibrato, ossia senza quelle credenze che nostro malgrado possono prendere il sopravvento senza motivo. Fare ordine e pulizia è quasi sempre buona cosa, purché portata con cognizione di causa e rispetto nei confronti di ciò che già è. Perché sappiate che anche la magia ha una sua ecologia e, non rispettarla, ha le sue implicazioni etiche e morali.

Emergency Box! Alcune delle erbe, legni e resine etc. con azione purificante più facilmente reperibili

Una breve lista pensata per facilità e semplicità in termini di approvvigionamento e reperibilità:

Resine: ogni resina prodotta da boswellie (ossia l’incenso nelle sue diverse varietà), resine di conifere (specie il pino, l’abete, il cedro atlantico o del libano – è invece sconsigliato l’uso del larice e del cipresso che tendono a funzionare meglio per altri scopi);

Erbe: salvia, rosmarino, lavanda e, per azioni più drastiche valgono molte delle erbe dall’odore pungente come l’aglio o la cipolla (che però si caratterizzano per una azione ‘marziale’ tendente più al bando che non alla purificazione);

Legni: di conifera (valga medesimo discorso fatto per le resine) ed anche ginepro, limone ed acacia;

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Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi2 weeks ago
Un mio articolo (piuttosto ironico) su FDRTEMPIODICALLAIGHE.COM😆
Luca Ariesignis Siliprandi
WitchTok, ovvero dell’antichissima Arte di diventare Streghe in trenta secondi
“Nel 2086, diverse persone si radunano per praticare un rito di stregoneria, ma non ricordano come procedere”. In un contesto in cui la magia è diffusa, molti si affidano a video e soci…
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Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi3 months ago
Il secondo ed ultimo dei miei Workshp ad Artemisia! Ore 20.00 al Parco di Marano (PR), prenotatevi chiamando l'organizzazione al 3519325551
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Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi3 months ago
Il primo dei miei Workshp ad Artemisia! Ore 19.00 al Parco di Marano (PR), prenotatevi chiamando l'organizzazione al 3519325551
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