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Dalla Teosofia alla New-Age

Posted on 30 Gennaio 202430 Gennaio 2024 by Luca Siliprandi

Si ha un bel parlare di “New Age”, perché a dispetto delle semplificazioni che alle volte fanno i suoi stessi attori più noti, è una filosofia che affonda le sue radici indietro nel tempo. Qui in Italia, ahinoi o per fortuna, certe idee e filosofie arrivano giocando di sponda, in ritardo rispetto alle loro formulazioni originali e dunque già rielaborate da altri. Mille altri. Varrebbe quindi la pena capire meglio le origini di questo ‘movimento’ perché, nonostante tanti difetti e limiti innegabili che oggi lo attraversano, a lui dobbiamo molto. New age, letteralmente “nuova Età/Era”. Nuova?

Può darsi, ma le idee di fondo sono molto più antiche di quanto si è soliti pensare; ad esempio, se togliessimo l’accento religioso a questa affermazione, credo saremmo tutti concordi nel ritenere sia ascrivibile a quell’ambito:

«L’Uno, il “Sì”, è puro potere, è la vita e la verità di Dio, o Dio stesso. Dio però sarebbe inconoscibile a Se stesso e in Lui non vi sarebbe alcuna gioia o percezione, se non fosse per la presenza del “No”. Quest’ultimo è l’antitesi, o l’opposto, del positivo o verità; esso consente che questa divenga manifesta, e ciò è possibile solo perché è l’opposto in cui l’amore eterno può divenire attivo e percepibile»

Si tratta di Jacob Böhme, forse uno dei più noti mistici tedeschi di epoca Barocca. Scriveva fra il 1619 e il 1625, giusto per dare una idea. Figlio di un calzolaio, certo non un intellettuale per formazione e non troppo alfabetizzato, dobbiamo ai suoi estimatori la trascrizione del suo pensiero e alcune delle più suggestive tavole mistico-alchemiche di tutto il ‘600. Diceva, lui, che l’unico libro mai letto fosse il suo, quello interiore. Nonostante la mancanza di studi, di fatto citava la maieutica socratico-platonica, ovvero sia (da dizionario): il criterio di ricerca della verità, consistente nella sollecitazione del soggetto pensante a ritrovarla in sé stesso e a trarla fuori dalla propria anima. Molto new age, non trovate?

Siamo in un periodo estremamente fertile del pensiero religioso, mistico ed esoterico. Da poco meno di un ventennio era stato bruciato al rogo Giordano Bruno che, negli ultimi anni della propria vita, si convinse esistesse una “prisca religione”, una religione prima, naturale, che individuò nel mondo egizio antico (ricalcando stilemi molto in voga all’ora). Riassumendo, circolava da tempo l’idea di una “religione prima” da cui, in qualche modo, per corruzione, idiozia o contesto culturale, si fosse differenziata nelle epoche e nelle culture e che, quindi, l’unica vera religio fosse da individuarsi in un percorso di gnosi (conoscenza) personale. È in questo periodo che tale idea troverà la sua massima espansione e che renderà il terreno fertile per molte correnti esoteriche successive. Non dimentichiamo, inoltre, che assieme a J. Böhme, su questa linea andrebbero citati G.Gichtel, Swedenborg, L.C. de Saint-Martin e, in buona sostanza, tutto il milieu rosacrociano (questa è l’epoca dei famosi manifesti della “Fama Fraternitatis”), argomento su cui gli interessati potranno trovare litri e litri d’inchiostro già versato. Facciamo allora un salto avanti di circa 150-200 anni. Andiamo al Romanticismo.

Il delicato passaggio verso la modernità

Se dico romanticismo, presumo che molti di voi pensino, immaginando Parigi, ”ah! l’amour!”!
Invece, fatevene una ragione, il romanticismo nacque in Germania. Avrete quasi sicuramente presente il dipinto “Viandante su un mare di nebbia” di C.D.Friedrich, tanto si dovrebbe parlare di Novalis (al secolo, Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg) o di J.W.Goethe e delle sue poesie. Ci limiteremo qui a citarne una su tutte, Der Schmetterlinge (La farfalla), parafraso e riassumo: si guarda una farfalla, la si prende fra le dita e i colori delle sue ali si spengono, “Così succede a te, analizzatore delle tue gioie”. L’approccio analitico, si dice, è contrario alla comprensione della bellezza, del “tutto”. Avvertite la ‘traslazione’ che, anche attraverso poeti e pittori, l’età moderna ha operato portando il soggettivo -qui, il personale considerato quale contenuto irrazionale- nel discorso? Verrà poco dopo un Sigmund Freud a parlare di inconscio, prima era cosa relegata alla sola poesia e all’esoterismo.

In realtà, la letteratura e gli studi che si muovono sulle suggestioni delle epoche, sono sempre anticipate dalla Filosofia. Così, questa idea di “Uno”, collegata ad un “irrazionale ed indistinto”, circolava già.  A fine ‘700, G.W.F. Hegel nella sua  prefazione alla “Introduzione alla fenomenologia dello spirito”, criticò duramente un suo contemporaneo -e amico- F.Schelling (di linea romantica e alle cui suggestioni dobbiamo quasi l’intera opera di H.Hesse fra cui l’arcinoto “Siddharta”, testo che ha sensibilmente influenzato la New Age nostrana) dicendo che, quell’Uno da lui vagheggiato, altro non era che una notte senza Luna dove, per mancanza di luce, tutte le mucche al pascolo sembrano nere. Questo ‘tutto indistinto’, criticato da Hegel, è stato certamente terreno di incubazione sul quale, oltre a quanto già raccontato in merito al periodo cinquecentesco e Barocco, è nata la Teosofia, che ha comunque tentato di dare luce e, per così dire, di distinguere “colori” nella notte senza luna… e l’ha fatto in un modo estremamente peculiare.

La Teosofia

Arriviamo dunque alla Teosofia in senso moderno o, meglio, a quanto propugnato da Helena Petrovna Blavatsky (sua innegabile capostipite, ne abbiamo parlato anche QUI) e, soprattutto, guardiamo come ha -in fondo- costituito la base per quello che sarebbe poi diventata nota come New Age.

Caliamoci nel periodo. Siamo a metà ‘800, Hippolyte Léon Denizard Rivail, più noto con lo pseudonimo di Allan Kardec, postula alcuni degli assunti fondamentali dello spiritismo, tre sono i punti principali: gli spiriti altro non sono che le anime disincarnate degli uomini e –l’unica differenza tra uomini e spiriti– è che i primi sono temporaneamente incarnati in un involucro corporeo,  che angeli/demoni sono semplicemente spiriti con maggiore o minore evoluzione spirituale (morale) e, tre, che la reincarnazione, non solo non è un infinito ciclo di sofferenze senza scopo come vorrebbero alcune religioni orientali ma, bensì, un progressivo perfezionamento morale attraverso esperienze terrene che dovrebbe terminare una volta raggiunto uno stadio di progresso morale avanzato.  Secondo la dottrina, in altri termini, si incarna solo chi ha la necessità di purificarsi o deve, in un qualche modo svolgere un compito. Attraverso la medianità, l’uomo può parlare con un “al di là” di presenze con una conoscenza dell’universo molto più ampia di quella che possiamo avere noi. Unite questi concetti alla preesistente idea di una Religione prima ed universale, date loro una sistemazione ed avrete, in nuce, la base della dottrina teosofica. Attingendo a piene mani dalle filosofie e religioni orientali, la Blavatsky (in “La dottrina segreta”), definisce la teosofia come: «la saggezza accumulata nel corso delle ère […] provata e verificata da generazioni di profeti».

Il testo “sacro” di riferimento è il Libro di Dzyan, dove l’intera vicenda cosmogonica prevede che il mondo vada sviluppandosi in diversi stadi di evoluzione fra materia e spirito; così come il mondo, l’uomo, cresce attraverso successive fasi di perfezionamento: materia, corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, ragione, anima e infine spirito. In questo percorso, l’anima umana è destinata ad un ciclo di reincarnazioni finché raggiunge la sostanza assoluta del cosmo. La fondatrice, figlia di una famiglia aristocratica di origini russo-tedesche (ma residente in Ucraina), sostenne sempre di aver compiuto un viaggio nell’allora sconosciuto Tibet dove avrebbe incontrato i Maestri della “Fratellanza Bianca”.

È qui che avrebbe avuto modo di accedere a questo famoso Libro di Dzyan, un testo antico di migliaia di anni redatto in lingua Senzar (una misteriosa lingua esoterica, mai archeologicamente attestata), conservato in un luogo segreto e scritto «su foglie di palma, ma rese inalterabili al fuoco, all’acqua e all’aria mediante qualche processo specifico ignoto», il libro tratterebbe della cosmogenesi e dell’evoluzione dell’uomo fino alla distruzione di Atlantide. La Blavatsky andò progressivamente ad integrare il corpus dottrinale della teosofia con istruzioni aggiuntive provenienti, secondo quanto da lei affermato, da spiriti-guida che le svelavano progressivamente le verità più nascoste.


All’occhio contemporaneo, quanto da lei sostenuto non può che suonare al limite della fantasticheria o addirittura frutto di episodi psicotici; nonostante questo, la profondità di contenuti del suo lavoro, nonché il riprendere e riordinare temi che già stavano animando il dibattito esoterico occidentale, ne fecero uno dei personaggi più influenti dell’epoca. Alla teosofia dobbiamo grandi autori (come Henry Steel Olcott, Annie Besant, Robert Stowe Mead, Alice Bailey e Rudolf Steiner) i quali, a loro volta, influenzarono in modo più o meno diretto tutto l’ambiente dell’occultismo europeo. In particolare, l’idea di religiosità portata dalla teosofia, secondo cui -semplificando enormemente- Buddha, Gesù o Maometto altro non erano che iniziati e Maestri che, consapevoli di dover adattare i propri insegnamenti ad epoca e cultura, avevano portato germi di “verità universale”, ha suscitato interi filoni di ricerca, anche accademica (si pensi ad esempio allo studio comparato delle religioni).  Medesima impostazione farà da base a quella che è oggi la spiritualità new-age. Infatti, sulla scorta di questo assunto teosofico più o meno mal interpretato, poco importa “miscelare” dottrine induiste con la cabala, divinità hawaiane e religione dei nativi americani. Purtroppo, dall’eclettismo al finire con il confezionare minestroni di dubbia sensatezza, il passo è breve e, così, capita oggi di trovare i “Tarocchi delle Rune Celtiche di Atlantide” (no, non sto scherzando). Per arrivare a questo, però, dobbiamo fare un altro salto temporale e proiettarci avanti di circa 70-80 anni per arrivare al movimento Hippie.

Dalla Teosofia alla New-Age

Com’è noto, il movimento hippie (o hippy) nasce come controcultura giovanile che ha avuto inizio negli Stati Uniti d’America nel corso degli anni ‘60 del secolo scorso. Rock psichedelico, rivoluzione sessuale, allucinogeni al fine di esplorare e allargare lo stato di coscienza. In questo fenomeno, l’istanza di un rinnovamento culturale, fa della diversità religiosa (da cui anche una certa fascinazione per la filosofia orientale) un cardine della “nuova spiritualità” che si esprime -anche- attraverso ad un profondo anelito alla rottura degli schemi imposti fino ad allora dalla cultura dominante. Per intenderci, è in questo momento che gli indiani diventano i buoni e i cow-boys i cattivi (alla faccia di John Wayne). Tale ero lo spirito del tempo di quegli anni: l’apertura a cose nuove, vedere il mondo sotto altri punti di vista. Si tratta di un fenomeno che investe ogni ambito sociale e culturale. Questa apertura verso un nuovo modo di intendere la realtà è ben esemplificata dal nome che scelgono per loro stessi i The Doors citando il testo di Aldous Huxley “The doors of perception” (1954), in cui racconta delle esperienze e modificazioni degli stati di coscienza vissuti utilizzando la mescalina.

In questo ribollire di idee e di voglia di cambiamento, la visione teosofica non poté che apparire estremamente allettante. Molte delle sue idee di base vennero quindi riprese, semplificate e “rimasticate” (in un modo classicamente americano), fino a divenire qualcosa d’altro. Ed eccoci così arrivati alla new-age… dove possiamo facilmente individuare come certi assunti di base provengano dalla storia di cui abbiamo parlato poco fa:

  • Esiste un nucleo comune in tutte le religioni, orientali e occidentali; dogmi, identità religiosa, e derivante intolleranza verso altre religioni, sono ostacoli nel comprendere tale nucleo mistico ed esoterico.
  • L’intero universo e la vita che lo abita sono legati. Anche l’uomo è interconnesso e partecipe della stessa energia (questo ha anche a che fare con la famosa “legge d’attrazione” di cui abbiamo scritto QUI). Dio/Dèi etc. non sono altro che nomi dati dall’uomo a questa energia che si esprime attraverso esseri spirituali (angeli, maestri ascesi, guide etc.) disposti a consigliare e orientare chi è pronto e ricettivo.
  • Ogni individuo ha uno scopo sulla Terra e una lezione da imparare. La morte non è la fine di tutto, conduce solo a una diversa dimensione. L’anima è alla ricerca del Tutto e il nostro obiettivo ultimo è imparare ad amare tutto ciò con cui entriamo in contatto, a scoprire il divino in ogni cosa e a riscoprire infine noi stessi Uno col Tutto.
  • Antiche civiltà estremamente avanzate come Atlantide potrebbero essere realmente esistite;

In codesto enorme calderone, ogni new ager è così chiamato a scegliere in cosa credere o meno: per principio, infatti, nessuno è detentore di verità assolute o ultime… ognuno arriverà là dove il proprio percorso lo deve portare.

Così, niente è sbagliato di per sé, niente è giusto in senso universale, ma solo in relazione all’esperienza personale che ciascuno ha innanzi a sé nel proprio cammino di consapevolezza. Così, ogni uomo e donna porta il proprio “essere divino”, da questo, ecco spiegato il diffuso modo di salutare con Namasté, che significa grosso modo “mi inchino al divino che c’è in te” nonché l’uso anglosassone di accompagnare affermazioni di genere spirituale con la frase “for your discernment” (per il tuo discernimento), quasi a dire: poco importa se sia vero o meno, vedi se è utile per il tuo percorso.

Questa impostazione, senz’altro meritoria come principi generali, ha avuto anche conseguenze negative come: il continuo cercare percorsi alternativi in modo bulimico senza soffermarsi sulle loro specificità, una imperante semplificazione nel nome dell’ “io lo sento così” come criterio di validità sufficiente, il rifiutare o il piegare verità scientifiche a proprio uso e consumo, diffusi fenomeni di appropriazione culturale (famosa fu la denuncia “Dichiarazione di guerra contro gli sfruttatori della spiritualità Lakota”, che fecero -appunto- i Lakota nel ’98), la mercificazione della spiritualità. Similmente ai Lakota, diverse scuole tradizionali orientali da cui questa “nuova spiritualità” ha attinto a piene mani (Yoga, Tantra, Qigong, medicina cinese), hanno spesso sostenuto che la new age occidentale abbia di loro una comprensione parziale, nulla o -addirittura- che questa si sia lanciata in una deliberata distorsione dei loro propri contenuti.

Insomma, non è sempre oro quel che luccica; eppure, senza la new age, molto probabilmente quelle stesse discipline orientali sarebbero oggi quasi sconosciute… o praticate da piccolissimi gruppi. Inoltre, nonostante i problemi di cui sopra, quasi tutti i percorsi esoterici contemporanei si sono confrontati con questo nuovo paradigma, spesso facendone propri alcuni degli assunti elencati poco fa. Con l’eccezione delle correnti più tradizionaliste: quasi nessuno n’è rimasto immune. Con luci ed ombre, questo movimento ha posto all’attenzione del grande pubblico alcune tematiche senz’altro importanti portando l’argomento “spiritualità” nella cultura di massa occidentale laddove questa, per secoli, era rimasta esclusivo appannaggio delle chiese costituite. Senza questo movimento, sarebbe probabilmente mancato terreno fertile per la crescita e diffusione di molte realtà oggi vive ed importanti.

Il suo eclettismo, che pure a volte costituisce uno dei suoi limiti più stringenti, ha aperto la strada a nuove esperienze. Oggi, ad esempio, chi pratica magia da per assodato l’uso di tecniche di provenienza orientale. Allo stesso modo, l’idea che il sapere esoterico sia trasversalmente diffuso nelle più differenti culture ed epoche, è un’acquisizione che -seppur già presente in molte tradizioni iniziatiche- contribuisce ad un generale senso di fratellanza e sorellanza universale fra i viandanti dello spirito, qualunque sia la loro provenienza, sesso, inclinazione, razza, censo o esperienza religiosa.

Sì, è vero, nel mondo dell’esoterismo la ‘nuova era’ ha portato anche tanti problemi, alle volte ha più semplicemente svelato quelli già esistenti, ma dobbiamo a lei così tanto che possiamo forse tollerare i “Tarocchi delle Rune Celtiche di Atlantide”, almeno un po’. (E aggiungo un bel: Namasté)

Curiosità & Approfondimenti

Il Sincretismo da evitare

Con ironia, nell’articolo nomino dei fantomatici “Tarocchi delle Rune Celtiche di Atlantide”, un gustoso esempio di come l’assemblare idee e concetti provenienti da culture e idee anche molto differenti possa generare chimere un poco ridicole. I Tarocchi hanno una storia ed un periodo d’origine ben preciso che nulla a che fare con le Rune, che sono notoriamente un alfabeto distante dal mondo celtico… per di più, per quel che ne sappiamo, né i Tarocchi (che nascono attorno al XV secolo), né le Rune e né i Celti hanno mai conosciuto Atlantide (esistita o meno che sia).

Questo ci riporta ad un problema frequente in certa New-Age, ossia: se è vero che alcuni significati simbolici e idee si incontrano trasversalmente diffusi in culture ed epoche anche molto lontane fra loro, è altrettanto vero che, senza un minimo livello di approfondimento rispetto alle loro peculiarità e storia, si corre il concreto rischio di scambiare lucciole per lanterne o, come direbbe Hegel, di ritrovarci in quella notte senza luna dove tutte le “vacche sono nere” non perché lo siano ma, piuttosto, perché ci manca quel tanto di “illuminazione” in grado di farcene percepire la differenza di colore.

Il Channeling

Proveniente dallo spiritismo, diffuso ed affinato da un punto di vista teorico dalla Teosofia, il channeling è divenuto un termine ricorrente in tutta la New Age e non solo. Vediamo di cosa si tratta.

La canalizzazione, è un termine utilizzato nell’esoterismo e nella letteratura new Age per riferirsi ad un metodo di comunicazione tra un essere umano e un’entità di un altro piano/dimensione. La parola si diffonde dapprima negli USA attorno agli anni ’80, per poi divenire comune un po’ in tutto il mondo, specie sull’onda del movimento di cui stiamo parlando già lungamente in questo articolo. In questo ambiente, fu precursore Edgar Cayce, sensitivo statunitense che sul finire dell’Ottocento e fino al ’45 (epoca della sua morte), lasciò profezie in stato di trance. Quanto disse fu meticolosamente stenografato per circa una trentina d’anni: qualcosa azzeccò, ma con circa un 99% di fallimenti di certo non fece la storia.

Fosse o meno un buon channeler, molto del medianismo contemporaneo cresciuto in area new age, si deve a lui. Mentre il medianismo classico, si portò su nuovi ambiti, le ricerche ed esperienze sugli stati di trance e sulle informazioni/contatti che questi possono portare, prenderanno le mosse comunque in questo alveo.

Forse, senza questo, non avremmo avuto gli studi pioneristici di M.Harner che lo portarono a formulare quello che è oggi noto come Core Sciamanism, né le esperienze germinali un tempo (e oggi piuttosto diffuse in ambito neo-pagano) di Diana L. Paxson sugli stati di connessione con il divino. A tutt’oggi, fatte le dovute differenze d’impostazione, spiegazione e sistematizzazione teorica, è una tecnica utilizzatissima in quasi tutte le scuole esoteriche che prevedano pratiche associate al contatto con altre entità.

Soldi e spiritualità

Non a torto, si accusa spesso la new age di aver fatto della spiritualità un florido mercato. Questo è in larga parte dovuto al suo nascere in America dove, per impostazione culturale, ogni cosa che abbia valore ha un prezzo e, se è basso, altrettanto bassa è la qualità (invero è cosa presente anche nella cultura giapponese). Questo fenomeno si è comunque ampiamente diffuso anche nel vecchio continente e, oggi, anche in Italia possiamo trovare elenchi chilometrici di corsi che rilasciano attestati più o meno farlocchi e tutto un nutrito catalogo di oggettistica di dubbissima efficacia. Vero è però che, la vendita di oggetti e servizi legati al mondo della spiritualità e della magia, non è cosa nuova. Fin dall’antichità vi era chi ne faceva professione e commercio. Abbiamo prove archeologiche di fiorenti attività legate alla preparazione di defixiones (laminette in piombo con formule usualmente di maledizione) e di tutta una serie di leggi che tentavano di regolamentare il fenomeno o di vietarlo.

Anche nel “cristianissimo” medioevo vi erano fiorenti commerci che potevano andare da reliquie -spesso false-, alla radice di mandragora il cui mercato era talmente fiorente e concorrenziale da registrare casi di sofisticazione (si spacciavano radici della ben più comune brionia). Fra ‘500 e’700 molto del mercato si concentrò su libri e manoscritti, e moltissimi furono i casi di truffa da parte di presunti maghi, indovini e alchimisti. L’Ottocento fu invece il periodo della polvere di mummia e dei reperti archeologici egizi venduti a peso d’oro. Insomma, come si diceva, vi è sempre stato chi tentava di speculare su questo ambito. Nel caso della new age, forse, quello che risulta più evidente è come l’aspetto economico sia diventato assolutamente di primo piano.

Allo stesso tempo, è molto new age rifiutare il valore dei soldi e, in tal senso, in nome di una “altezza spirituale” si pretenderebbe che tempo e professionalità siano condivise gratuitamente. Come al solito, la verità sta forse nella via di mezzo. Si tratta di un argomento molto complesso, al cui interno esistono senz’altro ambiti in cui “la moneta” dovrebbe essere esclusa a priori, ma per quale ragione la professionalità ed il tempo di un muratore, piuttosto che di un avvocato, ha un valore remunerabile mentre, per dire, la competenza di un operatore o di uno studioso in ambito spirituale ed esoterico dovrebbero essere gratuite? Al riguardo, si assiste spesso allo strano fenomeno secondo il quale, il soldo, non dovrebbe essere considerato solo se a doverlo spendere siamo noi. Avete mai notato?

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Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi4 months ago
Credo che due massime dello stoicismo possano essere sempre d'aiuto quando si devono valutare faccende che ci fanno girare come mosche sul nulla... "Non sono le cose a turbare gli uomini, ma le opinioni che hanno sulle cose" (Epitteto) e, infatti, "soffriamo più nell'immaginazione che nella realtà" (Seneca).
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