Nell’ABC delle pratiche magiche più naturali e istintive, uno dei termini che si sente ripetere più di frequente è “purificare”, anche noi ne abbiamo già accennato in diverse occasioni.
In effetti, il «prima lo devi purificare!», è una delle frasi più ricorrenti nei gruppi che trattano di tematiche magiche per neofiti. Che sia uno cristallo o il più banale mazzo di tarocchi, se stessimo ad internet non ci sarebbero eccezioni: dovrete purificare qualsiasi cosa e, sul come riuscirvi, sarete sommersi dai consigli più o meno incredibili. Purifica questo, purifica quello, ma la verità è che, prima di preoccuparsi di questo genere di cose varrebbe innanzi tutto la pena porsi una domanda: esattamente, con il ‘purificare’, cosa sto andando ad eliminare o togliere? Come vedremo, infatti, a seconda di ciò su cui si vuole agire, esistono modi differenti di azione; al riguardo, per capire meglio la faccenda, dobbiamo però conoscere i significati simbolismi che vi si legano e, per farlo, come al solito ci è necessario conoscerne la storia.
Più in particolare, ci sarà utile comprendere come due elementi in particolare, acqua e fuoco, siano legati al concetto stesso di purificazione fin dagli albori dell’uomo.

Usualmente, pensando al purificare, la mente si figura l’idea del “lavare” – “pulire” che, in ambito sacro, rimanda immediatamente all’esigenza di eliminare ciò che è impuro e sporco -in senso fisico e spirituale- così da rendere possibile il contatto con il sacro. Il senso e il simbolismo di questa pratica sono stati assorbiti dal cristianesimo così come da quello ebraico e, il mondo islamico e induista, danno particolare importanza a quest’atto. In realtà, il legame fra pulizia e sacralità è antichissimo ed attestabile in Asia e in Europa tra il 3000-2000 a.C.; sono note, ad esempio, le vasche di purificazione pre-ariane della civiltà di Mohenjo-Daro (metà II millennio a.C.) e, sulle sponde del mediterraneo, lo ritroviamo già nell’impero Ittita dove, accanto alla parola šuppi-, che esprime la nozione di sacro, vi era parkui-, ovvero la pulizia materiale necessaria affinché un oggetto o una persona potessero essere, appunto, šuppi-. Nell’antico Egitto, addirittura, il geroglifico per identificare il sacerdote, era traducibile come ‘colui che purifica’ o ‘prete puro’. Per chiarire, quest’idea è la medesima che spiega l’immersione ed il lavaggio delle statue-simulacro degli Dèi in larga parte del mondo antico (usanza che ancora oggi è rinvenibile come tradizione popolare riguardo alle statue di alcune Madonne, ad esempio presso Santa Maria del Taro, nella provincia di Parma). Al riguardo, ci viene in aiuto Mircea Eliade quando, nel suo “Trattato di Storia delle Religioni”, spiega: «Quale che sia il complesso religioso nel quale appaiono, la funzione delle acque si manifesta sempre la stessa: disintegrano, aboliscono le forme, lavano i peccati, purificano e insieme rigenerano».
Anche gli antichi romani non erano indifferenti alla tematica del “puro”, che sintetizzavano con gli aggettivi castus et puros che valevano per indicare una purezza morale e fisica in senso lato così com’era già per i Greci quando, con il termine hagnos, usavano riferirsi a quel senso di limpidezza con cui l’uomo deve accostarsi agli Dèi. Prima ancora che qualità proprie della persona, con questi termini si voleva piuttosto indicare un atteggiamento. Mentre nel bacino del mediterraneo, specie nell’epoca del bronzo, l’acqua era dunque sacralizzata (si pensi ai meravigliosi pozzi sacri sardi), le popolazioni indoeuropee che a mano a mano migravano verso l’Europa, portavano con sé un’altra idea di purificazione: quella legata al Fuoco. Si pensi che il termine “purificare” e “fuoco”, in sanscrito sono pressoché la medesima parola.
Le fiamme distruggono la materia, la portano ai minimi termini e “lo spirito delle cose” n’è dunque liberato per potersi innalzare al cielo come fumo, luce e calore. Terra e Aria, elementi rispettivamente legati all’Acqua e al Fuoco, chiudono il ciclo dando alla parola ‘purificazione’ altri e nuovi connotati. Quindi, iniziando appunto dai primordiali acqua e fuoco, vediamo assieme in modo più dettagliato il contributo che ciascun elemento della tradizione ermetica ed esoterica occidentale trova nell’ambito del purificare.

Acqua – L’agente primo del disciogliere, priva di forma perché in grado di assumerne qualsiasi a seconda del contenitore che l’accoglie, l’acqua agisce come solvente in grado di eliminare i dati psichici-emotivi, o come un mare profondo entro cui questi si perdono lasciando i propri connotati specifici. Tramite l’acqua è possibile un nuovo inizio o un nuovo uso dell’oggetto ‘lavato’ -al riguardo, può aiutare a capire una similitudine con il lavare le stoviglie dopo avervi mangiato- così, volendo utilizzare materialmente dell’acqua, sarà preferibile che sia corrente (es di fiume, di sorgenti). Tradizionalmente l’acqua delle sorgenti spontanee, la rugiada o la pioggia caduta durante i noviluni sono considerate particolarmente adatte alla purificazione. In quest’altro articolo anche una semplice ricetta per la preparazione della cosiddetta ‘acqua lustrale’ (il termine è improprio, infatti, ogni acqua usata per purificare è lustrale) ma è necessario chiarire che, di per sé stessa l’acqua, come ogni altro elemento, non ha alcuna dote magica intrinseca e, la sua efficacia, come al solito dipenderà dall’intento e dalle operazioni di chi se ne intende avvalere. Inoltre, nel suo disciogliere le impurità, l’acqua va simbolicamente a prenderne una sorta di ricordo; da questo, il valore delle sorgenti, dei fiumi che, a differenza dei laghi e degli acquitrini, mantengono un’acqua sempre “pulita”. Queste cognizioni basilari anche per il senso comune, dove il potere solvente di tale elemento è constatato in modo immediato, aggiungono all’acqua un ulteriore significato di Memoria, per l’appunto. Così, ad esempio, in molte tradizioni magiche, l’acqua può essere ‘caricata’ ed impressa come una pellicola fotografica di energie ed intenti: cosa da non sottovalutare mai in ambito operativo.

Fuoco – La luce che consuma la materia, che la rende sottile e la trasforma in “spirito”, ma anche il calore che cuoce, cucina e sterilizza. Slega dalla materialità i contenuti sottili e magici. Per questo, ad esempio, la vulgata secondo cui bruciare un oggetto “affatturato” sia una soluzione è, più spesso, una terribile idea dal punto di vista pratico. Nel suo uso come agente purificatore, l’elemento fuoco è più spesso utilizzato nel suo legame con l’idea di luce che dilegua l’oscurità allontanando gli inganni (anche quelli che ci auto-infliggiamo come credenze e superstizioni), concezione presente anche oggigiorno in modo evidente nella divinità induista Agni (che fece probabilmente da antichissimo modello di questa visione) e che si manifesta nel “fuoco che brucia i sacrifici”, signore del luogo della cremazione e del fuoco della foresta. Così come Agni, guerriero invincibile, il fuoco difende, esattamente allo stesso modo di come poteva fare un falò nei tempi antichi allontanando possibili animali pericolosi. Nelle pratiche più comuni, il fuoco è portato nel rito con l’ausilio della fiamma di una candela o anche, potendo, in un braciere (magari acceso con legni aromatici scelti allo scopo).
L’azione di questo elemento, che può anche avere tratti apollinei, è sostanzialmente marziale e dirompente, in un qualche modo ‘distruttiva’, ma tale agire -lo ripetiamo- è principalmente sulla materialità e, dunque, come già si accennava, non è soluzione sempre opportuna. Nella sua immediatezza d’uso quasi sproporzionata rispetto alla forza che questo elemento può esprimere, non si consideri come un banale detto popolare l’adagio secondo cui “chi gioca con il fuoco si brucia”, perché noi e il mondo così come lo conosciamo, in fin dei conti, siamo strettamente e profondamente legati alla materia… ed è una ovvietà che vale la pena tenere a mente. Chiarito questo, porre un intento purificatorio (ad esempio scritto su un foglio tramite parole o sigilli opportuni) per poi andarlo a bruciare liberandolo quindi sui piani sottili, è pratica notissima: tanto semplice quanto efficace; in effetti, se ci pensate, la logica non è molto dissimile dall’idea che soggiace al bruciare delle offerte affinché, per così dire, arrivino al cielo.

Aria – Nell’ermetismo è il ‘fuoco fissato’, quasi mobile come questo elemento ma non distruttivo. È mente, è intelletto, è suono, è l’energia che ci attraversa, è il respiro. Le fumigazioni d’incenso a scopo purificatorio agiscono principalmente proprio su questi aspetti. Per quanto in argomento, basti considerare che a fini purificatori qualsiasi buon incenso (specie se in grani) farà all’uso e, a questo proposito, consiglio vivamente di non tentare miscele strane: del comune olibano farà il proprio lavoro egregiamente. Nel caso non aveste incenso sottomano, non preoccupatevi, della salvia nostrana e del rosmarino, oppure della semplice resina di pino, assolveranno a questo compito in modo impeccabile. Oltre all’ovvio, ossia l’utilizzo di fumi, la purificazione per tramite dell’elemento Aria è portata anche dal suono -pratica spesso dimenticata-; ad esempio, tramite l’uso di campanelli o delle cosiddette ‘campane tibetane’, o anche di alcuni gong, si possono ottenere buoni risultati, ma serve un minimo di capacità nel riconoscere quale sia la sonorità più adatta alla situazione e il modo di produrla in modo adeguato. Medesimo discorso vale per uno degli strumenti più potenti e spesso sottovalutati a nostra disposizione: la voce. Sapere vibrare correttamente alcuni suoni può avere risultati di una efficacia sorprendente. Come per tutti gli elementi ma principalmente per il Fuoco e l’Aria, a fare differenza rispetto l’efficacia o meno del loro utilizzo è l’atto volitivo, quasi di ‘proiezione’ verso l’esterno di un moto energetico interiore di natura imperativa e perentoria. Infine, con alcune variazioni fra le differenti tradizioni stregonesche in senso più ampio, vi è chi associa a questo elemento anche l’utilizzo della scopa, che può andare a “spazzare” gli ambienti in modo assai più sottile che non l’usuale pulizia a cui normalmente è destinata ramazzando casa.

Terra – Nell’ermetismo è ‘acqua fissata’ ed agisce quasi in modo opposto al fuoco, ovvero preserva la materia andando ed eliminare gli aspetti sottili che vi sono collegati sia in termini magici che come ‘memorie’ acquisite durante il tempo. Per questo, tornando ad un esempio già fatto in merito al fuoco, è generalmente l’elemento più indicato per lavorare su un oggetto “affatturato” che, sepolto nel momento opportuno e per un tempo adeguato (considerate sempre le lunazioni!), andrà a perdere quei dati sottili magicamente legati a questo. Alla purificazione per tramite della Terra, è anche spesso associato l’utilizzo del sale, ma raramente se ne vede l’uso solitario ed è assai più di frequentemente accompagnato da altri elementi. Nel cerchio Wicca, ad esempio, è noto l’uso dell’unione di acqua e sale in una delle deambulazioni rituali di purificazione del suo perimetro. Quest’ultimo uso che può sembrare banale, nasconde forse significati simbolici assai più complessi di origine cabalistica. L’acqua e il sale benedetti, infatti, corrisponderebbero alle sfere inferiori di Malkuth (qui il sale) e Yesod (qui l’acqua e, anche, sfera della Luna, che rappresenta qui il regno astrale e sottile), quindi unendo il sale e l’acqua si andrebbero ad unire simbolicamente i regni dell’astrale e quello fisico. L’acqua salata che ne risulta, sarebbe così un rimando a Binah, la Grande Madre -della piccola Madre, perché la ‘Grande’, quella per davvero è la Sekinah, l’albero sefirotico intero (che corrisponderebbe qui al mare, al brodo primordiale).
Quindi, da una prospettiva cabalistica, la benedizione del sale, dell’acqua e del loro uso nella susseguente lustrazione, rappresenterebbe la benedizione del cerchio con l’energia della Dèa madre (Binah) e il viaggio tra i mondi (unione di Luna e Terra, Yesod e Malkuth). Ad ogni modo, tornando agli aspetti più strettamente pratici legati alla purificazione, come per la sepoltura di oggetti citata poco fa, l’uso del sale è di neutralizzare, “sterilizzare” ed in questo è molto efficace.
Attenzione, però, a non cadere nella credenza di origine del tutto cinematografica e televisiva, che vorrebbe il sale in un qualche modo protettivo (eccezione vale per il cosiddetto sale nero, che è un composto ad hoc da preparare ritualmente – curiosità: il sale nero è un must della magia folklorica di alcune aree balcanica e slave e frequentissimo nella stregoneria rumena). Vi è anche chi utilizza cristalli da scegliersi in ragione degli aspetti su cui agire, ma il loro uso, se anche può avere una certa efficacia, a mio sommesso avviso tende ad essere limitato a casi specifici che vanno valutati di volta in volta e, per gli scopi usuali (fatta eccezione per gli amuleti), è spesso meno pratico di quanto già proposto.
Il Riordino

Quanto sopra, per ovvie ragioni di spazio ed opportunità, è ovviamente solo una traccia e una necessaria semplificazione di argomenti molto più complessi di quanto si creda, ma può essere sufficiente a strutturare una corretta pratica di purificazione sia come eventuale sequenza e sia, in casi più specifici, a dare indicazioni su quale approccio utilizzare.
Resta però qui esclusa un’altra pratica importante -specie per quanto concerne gli spazi- che non è immediatamente associabile ad un elemento in particolare, ovvero: la pulizia concreta e reale, anche in termini di ordine e di eliminazione di oggetti che portino con sé ricordi dolorosi o ‘pesanti’. Sembrerà prosaico, ma qualsiasi intervento magico di purificazione su un ambiente fattivamente sporco e disordinato rischia di fallire miseramente. Fare ordine e pulizia ‘fuori da noi’, aiuta ad agire anche ‘dentro ed oltre noi’, non va dimenticato.
Ciò vale anche appunto per i ricordi; per fare un esempio, a meno che non vi sia assolutamente necessario fare altrimenti, considerate quanto un ambiente sgombro da oggetti inutili riesca a donare un senso di leggerezza (e lo dice persona che, accumulando boccette di resine ed erbe nonché cataste di libri, predica dal peggiore dei pulpiti!). Allo stesso modo, mi permetto un consiglio, liberatevi di oggetti legati a momenti dolorosi, date spazio al nuovo che deve accadere: è una grande e potentissima magia, credetemi. Nulla si manifesta se non è dato il giusto spazio affinché si realizzi.
Purificare, non bandire
Specie per chi è agli inizi, Purificare e Bandire possono sembrare sinonimi o due termini per indicare con differenti graduazioni d’intensità la medesima cosa. Così non è e, per aiutarci a capire meglio, tentiamo una similitudine: esattamente come vi sembrerebbe sgrammaticato e privo di senso dire “lavo il gatto dal pavimento”, parimenti lo è affermare “Purifico da una Entità/presenza”. Infatti, le pratiche di Bando, usualmente riferite ad un ‘allontanamento’ o eliminazione, si differenziano dal purificare in primis rispetto all’oggetto dell’operazione che, nel bando, è di norma diretto a entità/presenze/elementari/ etc.
Su questo tipo di operazioni mi auguro che in futuro vi sarà modo di parlarne in modo ampio, così come un argomento ‘sì articolato richiederebbe ma, per ora, voglio cogliere l’occasione per suggerirvi uno spunto di riflessione. Tutta quest’ansia di ‘pulire’ di ‘eliminare’ a prescindere da quanto di sottile è presente in un ambiente o in un oggetto, questa foga che avverto a volte, non vi ricorda la follia dei diserbanti, la mania degli insetticidi, l’ansia del cortile lastricato senza un filo d’erba? E se gli elementi di disturbo, se i corpi estranei foste/fossimo proprio noi/voi? Ci avete mai pensato?

Alle volte, non mi pare molto differente da quelli che, dopo avere ridotto dell’80% gli habitat della fauna selvatica, si lamentano del fatto che gli finisca un orso lungo il sentiero o in giardino (e considerano buon senso sparargli per risolvere la cosa). Anche se potrà sembrarvi un paradosso, in magia non v’è posto per la ‘superstizione’ e, intervenire su uno spazio o su un oggetto, fosse anche solo in termini di purificazione, richiede che vi poniate questo dubbio in modo sano ed equilibrato, ossia senza quelle credenze che nostro malgrado possono prendere il sopravvento senza motivo. Fare ordine e pulizia è quasi sempre buona cosa, purché portata con cognizione di causa e rispetto nei confronti di ciò che già è. Perché sappiate che anche la magia ha una sua ecologia e, non rispettarla, ha le sue implicazioni etiche e morali.
Emergency Box! Alcune delle erbe, legni e resine etc. con azione purificante più facilmente reperibili
Una breve lista pensata per facilità e semplicità in termini di approvvigionamento e reperibilità:
Resine: ogni resina prodotta da boswellie (ossia l’incenso nelle sue diverse varietà), resine di conifere (specie il pino, l’abete, il cedro atlantico o del libano – è invece sconsigliato l’uso del larice e del cipresso che tendono a funzionare meglio per altri scopi);
Erbe: salvia, rosmarino, lavanda e, per azioni più drastiche valgono molte delle erbe dall’odore pungente come l’aglio o la cipolla (che però si caratterizzano per una azione ‘marziale’ tendente più al bando che non alla purificazione);
Legni: di conifera (valga medesimo discorso fatto per le resine) ed anche ginepro, limone ed acacia;
