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Tag: olistico

Dalla Teosofia alla New-Age

Posted on 30 Gennaio 202430 Gennaio 2024 by Luca Siliprandi

Si ha un bel parlare di “New Age”, perché a dispetto delle semplificazioni che alle volte fanno i suoi stessi attori più noti, è una filosofia che affonda le sue radici indietro nel tempo. Qui in Italia, ahinoi o per fortuna, certe idee e filosofie arrivano giocando di sponda, in ritardo rispetto alle loro formulazioni originali e dunque già rielaborate da altri. Mille altri. Varrebbe quindi la pena capire meglio le origini di questo ‘movimento’ perché, nonostante tanti difetti e limiti innegabili che oggi lo attraversano, a lui dobbiamo molto. New age, letteralmente “nuova Età/Era”. Nuova?

Può darsi, ma le idee di fondo sono molto più antiche di quanto si è soliti pensare; ad esempio, se togliessimo l’accento religioso a questa affermazione, credo saremmo tutti concordi nel ritenere sia ascrivibile a quell’ambito:

«L’Uno, il “Sì”, è puro potere, è la vita e la verità di Dio, o Dio stesso. Dio però sarebbe inconoscibile a Se stesso e in Lui non vi sarebbe alcuna gioia o percezione, se non fosse per la presenza del “No”. Quest’ultimo è l’antitesi, o l’opposto, del positivo o verità; esso consente che questa divenga manifesta, e ciò è possibile solo perché è l’opposto in cui l’amore eterno può divenire attivo e percepibile»

Si tratta di Jacob Böhme, forse uno dei più noti mistici tedeschi di epoca Barocca. Scriveva fra il 1619 e il 1625, giusto per dare una idea. Figlio di un calzolaio, certo non un intellettuale per formazione e non troppo alfabetizzato, dobbiamo ai suoi estimatori la trascrizione del suo pensiero e alcune delle più suggestive tavole mistico-alchemiche di tutto il ‘600. Diceva, lui, che l’unico libro mai letto fosse il suo, quello interiore. Nonostante la mancanza di studi, di fatto citava la maieutica socratico-platonica, ovvero sia (da dizionario): il criterio di ricerca della verità, consistente nella sollecitazione del soggetto pensante a ritrovarla in sé stesso e a trarla fuori dalla propria anima. Molto new age, non trovate?

Siamo in un periodo estremamente fertile del pensiero religioso, mistico ed esoterico. Da poco meno di un ventennio era stato bruciato al rogo Giordano Bruno che, negli ultimi anni della propria vita, si convinse esistesse una “prisca religione”, una religione prima, naturale, che individuò nel mondo egizio antico (ricalcando stilemi molto in voga all’ora). Riassumendo, circolava da tempo l’idea di una “religione prima” da cui, in qualche modo, per corruzione, idiozia o contesto culturale, si fosse differenziata nelle epoche e nelle culture e che, quindi, l’unica vera religio fosse da individuarsi in un percorso di gnosi (conoscenza) personale. È in questo periodo che tale idea troverà la sua massima espansione e che renderà il terreno fertile per molte correnti esoteriche successive. Non dimentichiamo, inoltre, che assieme a J. Böhme, su questa linea andrebbero citati G.Gichtel, Swedenborg, L.C. de Saint-Martin e, in buona sostanza, tutto il milieu rosacrociano (questa è l’epoca dei famosi manifesti della “Fama Fraternitatis”), argomento su cui gli interessati potranno trovare litri e litri d’inchiostro già versato. Facciamo allora un salto avanti di circa 150-200 anni. Andiamo al Romanticismo.

Il delicato passaggio verso la modernità

Se dico romanticismo, presumo che molti di voi pensino, immaginando Parigi, ”ah! l’amour!”!
Invece, fatevene una ragione, il romanticismo nacque in Germania. Avrete quasi sicuramente presente il dipinto “Viandante su un mare di nebbia” di C.D.Friedrich, tanto si dovrebbe parlare di Novalis (al secolo, Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg) o di J.W.Goethe e delle sue poesie. Ci limiteremo qui a citarne una su tutte, Der Schmetterlinge (La farfalla), parafraso e riassumo: si guarda una farfalla, la si prende fra le dita e i colori delle sue ali si spengono, “Così succede a te, analizzatore delle tue gioie”. L’approccio analitico, si dice, è contrario alla comprensione della bellezza, del “tutto”. Avvertite la ‘traslazione’ che, anche attraverso poeti e pittori, l’età moderna ha operato portando il soggettivo -qui, il personale considerato quale contenuto irrazionale- nel discorso? Verrà poco dopo un Sigmund Freud a parlare di inconscio, prima era cosa relegata alla sola poesia e all’esoterismo.

In realtà, la letteratura e gli studi che si muovono sulle suggestioni delle epoche, sono sempre anticipate dalla Filosofia. Così, questa idea di “Uno”, collegata ad un “irrazionale ed indistinto”, circolava già.  A fine ‘700, G.W.F. Hegel nella sua  prefazione alla “Introduzione alla fenomenologia dello spirito”, criticò duramente un suo contemporaneo -e amico- F.Schelling (di linea romantica e alle cui suggestioni dobbiamo quasi l’intera opera di H.Hesse fra cui l’arcinoto “Siddharta”, testo che ha sensibilmente influenzato la New Age nostrana) dicendo che, quell’Uno da lui vagheggiato, altro non era che una notte senza Luna dove, per mancanza di luce, tutte le mucche al pascolo sembrano nere. Questo ‘tutto indistinto’, criticato da Hegel, è stato certamente terreno di incubazione sul quale, oltre a quanto già raccontato in merito al periodo cinquecentesco e Barocco, è nata la Teosofia, che ha comunque tentato di dare luce e, per così dire, di distinguere “colori” nella notte senza luna… e l’ha fatto in un modo estremamente peculiare.

La Teosofia

Arriviamo dunque alla Teosofia in senso moderno o, meglio, a quanto propugnato da Helena Petrovna Blavatsky (sua innegabile capostipite, ne abbiamo parlato anche QUI) e, soprattutto, guardiamo come ha -in fondo- costituito la base per quello che sarebbe poi diventata nota come New Age.

Caliamoci nel periodo. Siamo a metà ‘800, Hippolyte Léon Denizard Rivail, più noto con lo pseudonimo di Allan Kardec, postula alcuni degli assunti fondamentali dello spiritismo, tre sono i punti principali: gli spiriti altro non sono che le anime disincarnate degli uomini e –l’unica differenza tra uomini e spiriti– è che i primi sono temporaneamente incarnati in un involucro corporeo,  che angeli/demoni sono semplicemente spiriti con maggiore o minore evoluzione spirituale (morale) e, tre, che la reincarnazione, non solo non è un infinito ciclo di sofferenze senza scopo come vorrebbero alcune religioni orientali ma, bensì, un progressivo perfezionamento morale attraverso esperienze terrene che dovrebbe terminare una volta raggiunto uno stadio di progresso morale avanzato.  Secondo la dottrina, in altri termini, si incarna solo chi ha la necessità di purificarsi o deve, in un qualche modo svolgere un compito. Attraverso la medianità, l’uomo può parlare con un “al di là” di presenze con una conoscenza dell’universo molto più ampia di quella che possiamo avere noi. Unite questi concetti alla preesistente idea di una Religione prima ed universale, date loro una sistemazione ed avrete, in nuce, la base della dottrina teosofica. Attingendo a piene mani dalle filosofie e religioni orientali, la Blavatsky (in “La dottrina segreta”), definisce la teosofia come: «la saggezza accumulata nel corso delle ère […] provata e verificata da generazioni di profeti».

Il testo “sacro” di riferimento è il Libro di Dzyan, dove l’intera vicenda cosmogonica prevede che il mondo vada sviluppandosi in diversi stadi di evoluzione fra materia e spirito; così come il mondo, l’uomo, cresce attraverso successive fasi di perfezionamento: materia, corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, ragione, anima e infine spirito. In questo percorso, l’anima umana è destinata ad un ciclo di reincarnazioni finché raggiunge la sostanza assoluta del cosmo. La fondatrice, figlia di una famiglia aristocratica di origini russo-tedesche (ma residente in Ucraina), sostenne sempre di aver compiuto un viaggio nell’allora sconosciuto Tibet dove avrebbe incontrato i Maestri della “Fratellanza Bianca”.

È qui che avrebbe avuto modo di accedere a questo famoso Libro di Dzyan, un testo antico di migliaia di anni redatto in lingua Senzar (una misteriosa lingua esoterica, mai archeologicamente attestata), conservato in un luogo segreto e scritto «su foglie di palma, ma rese inalterabili al fuoco, all’acqua e all’aria mediante qualche processo specifico ignoto», il libro tratterebbe della cosmogenesi e dell’evoluzione dell’uomo fino alla distruzione di Atlantide. La Blavatsky andò progressivamente ad integrare il corpus dottrinale della teosofia con istruzioni aggiuntive provenienti, secondo quanto da lei affermato, da spiriti-guida che le svelavano progressivamente le verità più nascoste.


All’occhio contemporaneo, quanto da lei sostenuto non può che suonare al limite della fantasticheria o addirittura frutto di episodi psicotici; nonostante questo, la profondità di contenuti del suo lavoro, nonché il riprendere e riordinare temi che già stavano animando il dibattito esoterico occidentale, ne fecero uno dei personaggi più influenti dell’epoca. Alla teosofia dobbiamo grandi autori (come Henry Steel Olcott, Annie Besant, Robert Stowe Mead, Alice Bailey e Rudolf Steiner) i quali, a loro volta, influenzarono in modo più o meno diretto tutto l’ambiente dell’occultismo europeo. In particolare, l’idea di religiosità portata dalla teosofia, secondo cui -semplificando enormemente- Buddha, Gesù o Maometto altro non erano che iniziati e Maestri che, consapevoli di dover adattare i propri insegnamenti ad epoca e cultura, avevano portato germi di “verità universale”, ha suscitato interi filoni di ricerca, anche accademica (si pensi ad esempio allo studio comparato delle religioni).  Medesima impostazione farà da base a quella che è oggi la spiritualità new-age. Infatti, sulla scorta di questo assunto teosofico più o meno mal interpretato, poco importa “miscelare” dottrine induiste con la cabala, divinità hawaiane e religione dei nativi americani. Purtroppo, dall’eclettismo al finire con il confezionare minestroni di dubbia sensatezza, il passo è breve e, così, capita oggi di trovare i “Tarocchi delle Rune Celtiche di Atlantide” (no, non sto scherzando). Per arrivare a questo, però, dobbiamo fare un altro salto temporale e proiettarci avanti di circa 70-80 anni per arrivare al movimento Hippie.

Dalla Teosofia alla New-Age

Com’è noto, il movimento hippie (o hippy) nasce come controcultura giovanile che ha avuto inizio negli Stati Uniti d’America nel corso degli anni ‘60 del secolo scorso. Rock psichedelico, rivoluzione sessuale, allucinogeni al fine di esplorare e allargare lo stato di coscienza. In questo fenomeno, l’istanza di un rinnovamento culturale, fa della diversità religiosa (da cui anche una certa fascinazione per la filosofia orientale) un cardine della “nuova spiritualità” che si esprime -anche- attraverso ad un profondo anelito alla rottura degli schemi imposti fino ad allora dalla cultura dominante. Per intenderci, è in questo momento che gli indiani diventano i buoni e i cow-boys i cattivi (alla faccia di John Wayne). Tale ero lo spirito del tempo di quegli anni: l’apertura a cose nuove, vedere il mondo sotto altri punti di vista. Si tratta di un fenomeno che investe ogni ambito sociale e culturale. Questa apertura verso un nuovo modo di intendere la realtà è ben esemplificata dal nome che scelgono per loro stessi i The Doors citando il testo di Aldous Huxley “The doors of perception” (1954), in cui racconta delle esperienze e modificazioni degli stati di coscienza vissuti utilizzando la mescalina.

In questo ribollire di idee e di voglia di cambiamento, la visione teosofica non poté che apparire estremamente allettante. Molte delle sue idee di base vennero quindi riprese, semplificate e “rimasticate” (in un modo classicamente americano), fino a divenire qualcosa d’altro. Ed eccoci così arrivati alla new-age… dove possiamo facilmente individuare come certi assunti di base provengano dalla storia di cui abbiamo parlato poco fa:

  • Esiste un nucleo comune in tutte le religioni, orientali e occidentali; dogmi, identità religiosa, e derivante intolleranza verso altre religioni, sono ostacoli nel comprendere tale nucleo mistico ed esoterico.
  • L’intero universo e la vita che lo abita sono legati. Anche l’uomo è interconnesso e partecipe della stessa energia (questo ha anche a che fare con la famosa “legge d’attrazione” di cui abbiamo scritto QUI). Dio/Dèi etc. non sono altro che nomi dati dall’uomo a questa energia che si esprime attraverso esseri spirituali (angeli, maestri ascesi, guide etc.) disposti a consigliare e orientare chi è pronto e ricettivo.
  • Ogni individuo ha uno scopo sulla Terra e una lezione da imparare. La morte non è la fine di tutto, conduce solo a una diversa dimensione. L’anima è alla ricerca del Tutto e il nostro obiettivo ultimo è imparare ad amare tutto ciò con cui entriamo in contatto, a scoprire il divino in ogni cosa e a riscoprire infine noi stessi Uno col Tutto.
  • Antiche civiltà estremamente avanzate come Atlantide potrebbero essere realmente esistite;

In codesto enorme calderone, ogni new ager è così chiamato a scegliere in cosa credere o meno: per principio, infatti, nessuno è detentore di verità assolute o ultime… ognuno arriverà là dove il proprio percorso lo deve portare.

Così, niente è sbagliato di per sé, niente è giusto in senso universale, ma solo in relazione all’esperienza personale che ciascuno ha innanzi a sé nel proprio cammino di consapevolezza. Così, ogni uomo e donna porta il proprio “essere divino”, da questo, ecco spiegato il diffuso modo di salutare con Namasté, che significa grosso modo “mi inchino al divino che c’è in te” nonché l’uso anglosassone di accompagnare affermazioni di genere spirituale con la frase “for your discernment” (per il tuo discernimento), quasi a dire: poco importa se sia vero o meno, vedi se è utile per il tuo percorso.

Questa impostazione, senz’altro meritoria come principi generali, ha avuto anche conseguenze negative come: il continuo cercare percorsi alternativi in modo bulimico senza soffermarsi sulle loro specificità, una imperante semplificazione nel nome dell’ “io lo sento così” come criterio di validità sufficiente, il rifiutare o il piegare verità scientifiche a proprio uso e consumo, diffusi fenomeni di appropriazione culturale (famosa fu la denuncia “Dichiarazione di guerra contro gli sfruttatori della spiritualità Lakota”, che fecero -appunto- i Lakota nel ’98), la mercificazione della spiritualità. Similmente ai Lakota, diverse scuole tradizionali orientali da cui questa “nuova spiritualità” ha attinto a piene mani (Yoga, Tantra, Qigong, medicina cinese), hanno spesso sostenuto che la new age occidentale abbia di loro una comprensione parziale, nulla o -addirittura- che questa si sia lanciata in una deliberata distorsione dei loro propri contenuti.

Insomma, non è sempre oro quel che luccica; eppure, senza la new age, molto probabilmente quelle stesse discipline orientali sarebbero oggi quasi sconosciute… o praticate da piccolissimi gruppi. Inoltre, nonostante i problemi di cui sopra, quasi tutti i percorsi esoterici contemporanei si sono confrontati con questo nuovo paradigma, spesso facendone propri alcuni degli assunti elencati poco fa. Con l’eccezione delle correnti più tradizionaliste: quasi nessuno n’è rimasto immune. Con luci ed ombre, questo movimento ha posto all’attenzione del grande pubblico alcune tematiche senz’altro importanti portando l’argomento “spiritualità” nella cultura di massa occidentale laddove questa, per secoli, era rimasta esclusivo appannaggio delle chiese costituite. Senza questo movimento, sarebbe probabilmente mancato terreno fertile per la crescita e diffusione di molte realtà oggi vive ed importanti.

Il suo eclettismo, che pure a volte costituisce uno dei suoi limiti più stringenti, ha aperto la strada a nuove esperienze. Oggi, ad esempio, chi pratica magia da per assodato l’uso di tecniche di provenienza orientale. Allo stesso modo, l’idea che il sapere esoterico sia trasversalmente diffuso nelle più differenti culture ed epoche, è un’acquisizione che -seppur già presente in molte tradizioni iniziatiche- contribuisce ad un generale senso di fratellanza e sorellanza universale fra i viandanti dello spirito, qualunque sia la loro provenienza, sesso, inclinazione, razza, censo o esperienza religiosa.

Sì, è vero, nel mondo dell’esoterismo la ‘nuova era’ ha portato anche tanti problemi, alle volte ha più semplicemente svelato quelli già esistenti, ma dobbiamo a lei così tanto che possiamo forse tollerare i “Tarocchi delle Rune Celtiche di Atlantide”, almeno un po’. (E aggiungo un bel: Namasté)

Curiosità & Approfondimenti

Il Sincretismo da evitare

Con ironia, nell’articolo nomino dei fantomatici “Tarocchi delle Rune Celtiche di Atlantide”, un gustoso esempio di come l’assemblare idee e concetti provenienti da culture e idee anche molto differenti possa generare chimere un poco ridicole. I Tarocchi hanno una storia ed un periodo d’origine ben preciso che nulla a che fare con le Rune, che sono notoriamente un alfabeto distante dal mondo celtico… per di più, per quel che ne sappiamo, né i Tarocchi (che nascono attorno al XV secolo), né le Rune e né i Celti hanno mai conosciuto Atlantide (esistita o meno che sia).

Questo ci riporta ad un problema frequente in certa New-Age, ossia: se è vero che alcuni significati simbolici e idee si incontrano trasversalmente diffusi in culture ed epoche anche molto lontane fra loro, è altrettanto vero che, senza un minimo livello di approfondimento rispetto alle loro peculiarità e storia, si corre il concreto rischio di scambiare lucciole per lanterne o, come direbbe Hegel, di ritrovarci in quella notte senza luna dove tutte le “vacche sono nere” non perché lo siano ma, piuttosto, perché ci manca quel tanto di “illuminazione” in grado di farcene percepire la differenza di colore.

Il Channeling

Proveniente dallo spiritismo, diffuso ed affinato da un punto di vista teorico dalla Teosofia, il channeling è divenuto un termine ricorrente in tutta la New Age e non solo. Vediamo di cosa si tratta.

La canalizzazione, è un termine utilizzato nell’esoterismo e nella letteratura new Age per riferirsi ad un metodo di comunicazione tra un essere umano e un’entità di un altro piano/dimensione. La parola si diffonde dapprima negli USA attorno agli anni ’80, per poi divenire comune un po’ in tutto il mondo, specie sull’onda del movimento di cui stiamo parlando già lungamente in questo articolo. In questo ambiente, fu precursore Edgar Cayce, sensitivo statunitense che sul finire dell’Ottocento e fino al ’45 (epoca della sua morte), lasciò profezie in stato di trance. Quanto disse fu meticolosamente stenografato per circa una trentina d’anni: qualcosa azzeccò, ma con circa un 99% di fallimenti di certo non fece la storia.

Fosse o meno un buon channeler, molto del medianismo contemporaneo cresciuto in area new age, si deve a lui. Mentre il medianismo classico, si portò su nuovi ambiti, le ricerche ed esperienze sugli stati di trance e sulle informazioni/contatti che questi possono portare, prenderanno le mosse comunque in questo alveo.

Forse, senza questo, non avremmo avuto gli studi pioneristici di M.Harner che lo portarono a formulare quello che è oggi noto come Core Sciamanism, né le esperienze germinali un tempo (e oggi piuttosto diffuse in ambito neo-pagano) di Diana L. Paxson sugli stati di connessione con il divino. A tutt’oggi, fatte le dovute differenze d’impostazione, spiegazione e sistematizzazione teorica, è una tecnica utilizzatissima in quasi tutte le scuole esoteriche che prevedano pratiche associate al contatto con altre entità.

Soldi e spiritualità

Non a torto, si accusa spesso la new age di aver fatto della spiritualità un florido mercato. Questo è in larga parte dovuto al suo nascere in America dove, per impostazione culturale, ogni cosa che abbia valore ha un prezzo e, se è basso, altrettanto bassa è la qualità (invero è cosa presente anche nella cultura giapponese). Questo fenomeno si è comunque ampiamente diffuso anche nel vecchio continente e, oggi, anche in Italia possiamo trovare elenchi chilometrici di corsi che rilasciano attestati più o meno farlocchi e tutto un nutrito catalogo di oggettistica di dubbissima efficacia. Vero è però che, la vendita di oggetti e servizi legati al mondo della spiritualità e della magia, non è cosa nuova. Fin dall’antichità vi era chi ne faceva professione e commercio. Abbiamo prove archeologiche di fiorenti attività legate alla preparazione di defixiones (laminette in piombo con formule usualmente di maledizione) e di tutta una serie di leggi che tentavano di regolamentare il fenomeno o di vietarlo.

Anche nel “cristianissimo” medioevo vi erano fiorenti commerci che potevano andare da reliquie -spesso false-, alla radice di mandragora il cui mercato era talmente fiorente e concorrenziale da registrare casi di sofisticazione (si spacciavano radici della ben più comune brionia). Fra ‘500 e’700 molto del mercato si concentrò su libri e manoscritti, e moltissimi furono i casi di truffa da parte di presunti maghi, indovini e alchimisti. L’Ottocento fu invece il periodo della polvere di mummia e dei reperti archeologici egizi venduti a peso d’oro. Insomma, come si diceva, vi è sempre stato chi tentava di speculare su questo ambito. Nel caso della new age, forse, quello che risulta più evidente è come l’aspetto economico sia diventato assolutamente di primo piano.

Allo stesso tempo, è molto new age rifiutare il valore dei soldi e, in tal senso, in nome di una “altezza spirituale” si pretenderebbe che tempo e professionalità siano condivise gratuitamente. Come al solito, la verità sta forse nella via di mezzo. Si tratta di un argomento molto complesso, al cui interno esistono senz’altro ambiti in cui “la moneta” dovrebbe essere esclusa a priori, ma per quale ragione la professionalità ed il tempo di un muratore, piuttosto che di un avvocato, ha un valore remunerabile mentre, per dire, la competenza di un operatore o di uno studioso in ambito spirituale ed esoterico dovrebbero essere gratuite? Al riguardo, si assiste spesso allo strano fenomeno secondo il quale, il soldo, non dovrebbe essere considerato solo se a doverlo spendere siamo noi. Avete mai notato?

La Legge d’Attrazione

Posted on 17 Gennaio 202428 Agosto 2024 by Luca Siliprandi

Legge di attrazione, se ne sente parlare in ogni salsa. Volete conoscerne la storia?
Nel mondo dell’Olismo e della New Age in generale, si sente spesso parlare della cosiddetta “legge d’attrazione”, ossia di una supposta formula universale secondo la quale pensieri positivi richiamano esperienze di vita positive e, viceversa, pensieri negativi richiamano situazioni negative. Questa sorta di formula magica arriva alla ribalta in Italia principalmente ad opera del libro di auto-aiuto di Rhonda Byrne “The Secret” (edito nel 2006 e tradotto in italiano nel 2007), lo stesso fu accompagnato a breve distanza da un omonimo film documentario -della stessa autrice- che ebbe un enorme successo. L’opera è fortemente influenzata dal testo del 1910 “La Scienza di diventare Ricchi” di Wallace Delois Wattles, uno fra i più noti autori del movimento New Thought (qui in foto).

Della storia di questo filone di pensiero, vedremo di parlarne fra poco ma, per ora, sia sufficiente considerare che il principio di codesta “Legge di attrazione” è assai più antico; infatti, tale idea, anche se declinata in modi più articolati, non è nuova e la possiamo ritrovare in alcuni antichi assunti dell’ermetismo quali ‘il simile attrae il simile’. Esteso alla medicina, tale principio è rinvenibile nelle antiche dottrine indiane dove Sushruta (medico vissuto tra il 1200 a.C. e il 600 a.C.) affermava samah samam shamayati che significa ‘il simile si cura col simile’, concetto riportato in occidente dal padre della medicina occidentale Ippocrate (poi ribadito da diversi autori fra cui l’alchimista Basilio Valentino) ed oggi noto alla contemporaneità con l’assunto similia similibus curantur (ossia, i simili si curino coi simili) di Samuel Hahnemann, fondatore dell’omeopatia. Come dicevo, vedremo più in dettaglio la storia di questa ‘legge’ ma, prima di tutto, cercheremo di sintetizzare quelli che sono i cardini della sua formulazione moderna così com’è oggi conosciuta.

Riassumendo, alla base di tutto soggiace la considerazione che le persone ed i loro pensieri siano sostanzialmente fatti di “energia pura” e che esista una sorta di norma universale secondo cui l’energia attrae altra energia simile e dunque, così stando le cose, attraverso un pensiero positivo ogni persona abbia nei fatti la concreta possibilità di migliorare la propria salute, ricchezza e relazioni personali. Ovviamente, sempre secondo il medesimo schema ciò è vero anche ed a maggior ragione per i pensieri negativi che, spesso, sono assai più frequenti.

Una componente chiave della medesima filosofia, inoltre, è l’idea che per cambiare efficacemente i propri schemi di pensiero negativo, si debba anche “sentire” -ad esempio con l’ausilio di strumenti di visualizzazione creativa- che i cambiamenti desiderati siano già avvenuti (quest’ultima concezione, peraltro, non è del tutto estranea a tante scuole e discipline magico-esoteriche).

Per sfruttare questa ‘legge’, i sostenitori di questa teoria sono soliti utilizzare tecniche di re-framing cognitivo con metodi di visualizzazione e rudimenti di auto-ipnosi assertiva al fine di eliminare i pensieri limitanti o negativi con pensieri potenzialmente adattivi e positivi. Pur essendo vero che molte di questi strumenti sono variamente combinati in alcuni approcci psicoterapeutici o di coaching che negli hanno ottenuto una verifica e validazione scientifica, la teoria della “legge di attrazione”, invece, non ha avuto tutt’ora alcun riscontro ed è oggi considerata una pseudoscienza. Numerosi ricercatori hanno criticato l’uso improprio dei concetti scientifici utilizzati dai divulgatori di questa legge ma, soprattutto, è necessario prendere in considerazione alcuni aspetti negativi che la stessa può avere sulla vita delle persone che decidono di affidarvisi ciecamente. Ad ogni modo, per meglio considerare possibili rischi impliciti in una adesione incondizionata a leggi miracolose salvandone però quel che potrebbe -invece- comunque esserci d’aiuto, può senz’altro esserci utile comprendere meglio e a fondo la storia ed il bacino filosofico entro cui si formò questa cosiddetta “legge” facendoci un’idea più chiara anche del contesto culturale che le diede diffusione: il New Thought.

Contesto culturale e storia

Il New Thougt o ‘Nuovo Pensiero’, è un movimento spirituale nato in America agl’inizi del diciannovesimo secolo e che, oggi, è ancora rappresentato principalmente da tre realtà che mantengono una certa consistenza organizzativa negli U.S.A.: la ‘Chiesa di scienza divina’ e la ‘Unity Church’ (entrambe cristiane con forti connotati protestanti) e la ‘Scienza religiosa’ (meno caratterizzata dal cristianesimo). Anche se il ‘Nuovo Pensiero’ non ha mai assunto posizioni dogmatiche e unitarie a tutte le sue correnti, i principi fondamentali che lo contraddistinguono sono elencabili in questi minimi sei punti:

  • Dio, o l’Infinita Intelligenza, è onnipresente;
  • lo Spirito è l’essenza del tutto;
  • l’essenza dell’uomo è divina;
  • il pensiero è una forza potente perché è il punto di contatto con Dio;
  • la maggior parte delle malattie ha origine nella mente;
  • il pensiero positivo porta la guarigione.

Certamente avrete notato come, nonostante la connotazione religiosa, sia centrale il discorso della guarigione e di come questa sia dipendente dallo spirito e dalla mente umana. In effetti, se consideriamo il fondatore di questo movimento, non avrebbe potuto essere altrimenti. Parliamo dunque un istante di lui, Phineas Quimby.

Phineas Quimby nasce nel 1802 a Lebanon, nel New Hampshire, figlio di un fabbro; è di salute cagionevole e da giovanissimo si ammala di tisi, ma guarisce quasi miracolosamente senza alcun intervento medico (che, peraltro, all’epoca nessuno era in grado di dare). Proprio in quel frangente che si formerà le sue prime idee sul legame fra mente, corpo e guarigione… per tutta la sua vita sosterrà che si rese conto di come, dopo la gioia provata a cavalcare liberamente, la sua malattia sembrasse regredire o scomparire e che, tale scoperta, lo portò a salvarsi coltivando appunto quel senso di gioia e felicità.

Da adulto, Quimby divenne orologiaio con un discreto successo ma, parallelamente coltivava interessi peculiari per il suo ambiente quali il mesmerismo e la filosofia della mente. Questi interessi lo portarono a fare alcune esperienze significative, una fra tutte fu lo svolgimento di alcuni esperimenti con la collaborazione di Lucius Burkmar un giovane diciasettenne che sosteneva di essere in grado, cadendo in trance, di diagnosticare le malattie. Quimby e Lucius tennero dimostrazioni di mesmerismo in tutto lo stato del Maine e, in quelle occasioni, il giovane caduto in trance andava prescrivendo semplicissimi rimedi che, ciò nondimeno, si rivelavano incredibilmente efficaci. Il nostro orologiaio, dunque, si era andato via a via formando l’idea che non potessero essere tali rimedi così semplici a poter guarire malattie anche di una certa gravità e che, più probabilmente l’azione terapeutica del 17enne fosse dovuta alla sua capacità di percepire le credenze e le convinzioni di costoro circa i loro malanni guarendoli quindi attraverso la fiducia che riponevano nel giovane. Scrive:

“Rispondo che è così, in quanto un individuo è ciò che egli pensa di essere, ed egli è malato poiché pensa di esserlo. Se sono malato, lo sono perché le mie sensazioni sono la mia malattia, e la mia malattia è il mio convincimento, e il mio convincimento è mentale. È per questo che tutte le malattie sono mentali (…) per guarire una malattia bisogna correggere l’errore; e poiché la malattia è ciò che consegue all’errore, distruggetene la causa e l’effetto cesserà”.

In questo breve testo, troviamo già il germe dell’idea che il pensiero possa influenzare il corpo e anche la materia, ovvero che il nostro modo di pensare sia in grado di influenzare la realtà nostra e di cosa ci circonda.

Tornando al ‘Nuovo Pensiero’ è necessario comprendere che, al netto del suo fondatore, il movimento si sviluppo attraverso un numeroso milieau d’autori, diversi dei quali ripresero le primissime intuizioni di Quimby su quanto divenne poi nota come “Legge di Attrazione”, le svilupparono e le articolarono. Il termine stesso ‘law of attraction’ apparve nel 1855 in The Great Harmonia, scritto dallo spiritualista americano Andrew Jackson Davis. Poi, vi fu Prentice Mulford. Mulford, fu una figura fondamentale nello sviluppo del pensiero New Thought, e la trattò in modo esteso nel suo “The Law of Success”, pubblicato nel 1886–1887. Altri autori del ‘Nuovo Pensiero’ insistettero sull’argomento, come Henry Wood in “God’s Image in Man” del 1892, Ralph Waldo Trine in “What All the World’s A-Seeking” del 1896. A differenza di Quimby, che si era tendenzialmente limitato a farne una questione terapeutica, per questi autori in cui è spesso avvertibile una cogente impronta di morale calvinista, la Legge di Attrazione riguarda non solo la salute ma ogni aspetto della vita, inclusa la ricchezza e lo status sociale. Scrivere di questo tema, peraltro, ha in alcuni caso contribuito a piccole fortune economiche personali ben prima di “The Secret” di R.Bryne. Abbiamo il già citato “La Scienza di diventare Ricchi” di Wallace Delois Wattles (contrariamente a quanto suggerisce il titolo, non è un manuale contenente consigli di natura economica o finanziaria, quanto piuttosto un saggio sulla conservazione di uno stato mentale che Wattles ha definito “un Certo Modo”) e casi di successi così strepitosi da durare fino ad ora, come ad esempio accadde a Napoleon Hill con “Pensa e arricchisciti” del 1937 (da all’ora non ha mai smesso di essere ristampato e, nel 2015, ha raggiunto i 100 milioni di copie vendute), oppure, ancora “Il potere del pensiero positivo” del 1952, di Norman Vincent Peale nonché “Puoi guarire la tua vita” di Louise Hay edito nel 1984. Com’è noto, lo stesso film/libro “The Secret” ha incassato proventi strepitosi, ma nonostante l’apprezzamento mondiale, molti esponenti dello stesso ‘Nuovo Pensiero’ ne hanno criticato la superficialità con cui affronta tematiche delicate e per il suo concentrarsi quasi esclusivamente ad aspetti materialistici banalizzando l’essenza originaria che vedeva questa legge inserita in un sistema di credenze comunque di natura spirituale.

Dalla legge di attrazione ai sistemi di “manifestazione”

Sappiamo essere cosa nota a livello psicologico (e per certi versi anche strettamente medico) che il mantenere atteggiamenti di positività può migliorare la qualità della vita e la capacità di attraversare con coraggio e resilienza difficoltà anche importanti. L’idea che possa essere utile intervenire sul modo in cui reagiamo determinate situazioni è alla base della terapia cognitivo comportamentale, ma questa non promette di modificare conseguentemente la realtà che ci circonda. Così, una fiducia cieca nella positività a tutti i costi può essere fuorviante sminuendo il valore del duro lavoro e della perseveranza. La non rara frustrazione che anima persone in condizioni simili è spesso causa di veri e propri by-pass spirituali ed un uso pedissequo di mantra sull’autostima, spesso si scontra con la realtà della necessità di sforzi personali per superare alcuni ostacoli o raggiungere obiettivi. Spesso, infatti, sarebbe necessario un lavoro preliminare che ci renda chiari quali davvero siano -appunto- i nostri obiettivi: tutti siamo convinti di averli davanti a noi con assoluta chiarezza, invece, di rado è davvero così. Inoltre, esiste il rischio concreto di delegare all’energia del cosmo e al nostro pensare positivo quanto, in buona sostanza, dovremmo fare rimboccandoci le mani o accettando che, per avere un cambiamento, possano essere necessarie scelte dolorose rispetto alla propria vita. In questi by-pass spirituali o ‘evitamenti della realtà’ ritroviamo una di quelle rischiose modalità del pensare che oggi ammorbano certi ambienti “spirituali”, ovvero che: la malattia è una tua colpa e/o, comunque, nella misura in cui dipende dalla tua mente, tutto è potenzialmente guaribile.
Allo stesso modo, nella legge dell’attrazione, per situazioni di vita negative o non desiderate.
Per assurdo, sarebbe un poco come dire: sei povero ed hai un mesotelioma al polmone… questo perché hai una serie di pensieri da modificare, non perché ti hanno fatto lavorare in una miniera d’a ‘amianto da quando hai 14 anni… comprenderete da voi soli che questo esempio è volutamente esagerato; eppure non è raro sentire ragionamenti simili in certuni ambienti.

Detto questo, superando gli eccessi, autori stimatissimi nei loro ambiti come la teosofa Annie Besant o l’esoterista Isreal Regardie furono sostenitori della veridicità della legge di attrazione, ma la definirono entro confini piuttosto precisi rispetto ad un più vasto panorama di concetti. Oggi, è sempre più frequente sentire parlare del cosiddetto “potere della manifestazione” che, come già fecero A.Beasant e I.Regardie, abbraccia un sistema molto più complesso e articolato della formulazione proposta dalla “Legge di Attrazione”. Nuove e continue esperienze nel campo della spiritualità, della psicologia e del coaching sembrano suggerire che sia necessario ripensare a tale ‘legge magica’  con maggiore equilibrio, ossia, appunto, inserendola in più largo orizzonte del nostro agire e delle responsabilità che abbiamo verso noi stessi: pensare positivo, in sé e per sé, non è sufficiente se non viene accompagnato da un insieme più complesso di lavoro personale, interiore ma anche esteriore in termini di focalizzazione di obiettivi, risorse e strumenti.

Alcuni approfondimenti e curiosità

The Secret, un successo annunciato

The secret – Il segreto (The Secret) è una raccolta di interviste del 2006 di Rhonda Byrne, basato sul documentario The Secret dove la “Legge di attrazione” è l’argomento principale.

La maggior parte delle interviste furono raccolte durante un meeting biennale del Transformational Leadership Council (i cui membri sono esperti di marketing che vantano consulenze presso le migliori 500 aziende statunitensi). Nella prima metà del 2007, negli Stati Uniti, il libro ha venduto quattro volte tanto rispetto a qualsiasi altro libro. Nel libro così come nel documentario compaiono autori motivazionali, personaggi famosi o esperti quali: Bob Proctor, Joe Vitale, John Assaraf, John Demartini, Denis Waitley, Micheal Bernard Beckwith, Bob Doyle, Mike Dooley, Lisa Nichols, Bill Harris, Fred Alan Wolf, Marci Shimoff, Jack Canfield, James Ray, David Schirmer, John Gray, Lee Brower, Loral Langemeier, Marie Diamond, John Hagelin, Ben Johnson, Morris Goodman, Hale Dwoskin. Il libro ebbe anche diversi rilanci e sponsorizzazione da parte di personaggi dello spettacolo U.S.A. di enorme rilievo come la conduttrice televisiva Oprah Winfrey che, con il suo patrimonio bilionario, è considerata una tra le donne più influenti nel mondo.

Il fare “come se” e trasformare i “non”

Una tecnica interessante proposta da diversi sostenitori della legge di attrazione è, come accennato nell’articolo, il procurarsi il “sentire” che i cambiamenti desiderati siano già avvenuti e di agire “come se”, di fatto, siano già concretizzati. Questa tecnica era ed è già presente in tante scuole e ambiti, dal teatro alle discipline più varie fra spiritualità e correnti magico-esoteriche. In quest’ultime ritroviamo un altro elemento comune alla legge dell’attrazione o, nella sua riformulazione corrente e più ampia, nelle tecniche di “manifestazione”, cioè il suggerimento ad evitare di formulare desideri utilizzando delle negazioni e di riformularli in un’affermazione positiva, ovvero in una frase chiara che non preveda negazioni. Ad esempio: “non voglio più una salute cagionevole che mi fa ammalare sempre” non è un’espressione positiva e sarebbe più opportuno trasformarla in “Voglio buona salute, forte, solida e costante”… e iniziare subito dopo -ovviamente- ad agire “come se”.

Infine, rispetto ai desideri, una considerazione che vale per la ‘Legge di Attrazione’ così come in quasi tutti i più vari ambiti della vita è l’avere chiarezza interiore rispetto a ciò che si vuole dal mondo e da sé. In tal senso, ritornando all’esempio precedente, è importante essere concreti, una formulazione del tipo “Voglio stare bene” sarebbe generica, confusa, perché vorrebbe dire tutto e niente.

Azione del Pensiero Positivo sulla materia

Fra i tanti ricercatori più o meno indipendenti che hanno tentato di dare prove tangibili del rapporto fra pensieri/emozioni e materia, il più conosciuto è stato senz’altro Masaru Emoto.

Emoto, è stato un ‘ricercatore’ giapponese, forte sostenitore dell’idea che i nostri pensieri e le nostre intenzioni abbiano un impatto sul regno fisico: per oltre 20 anni e fino alla sua morte nel 2014 ha svolto esperimenti su come l’acqua possa reagire in modi differenti allorché esposta a parole umane, pensieri, suoni e intenzioni. Nel suo esperimento più noto, descritto nel best seller “The Hidden Messages in Water”, Emoto dichiara di aver dimostrato -invitando il lettore a ritentare questi semplicissimi esperimenti da sé- come l’acqua di alcuni bicchieri sui quali i partecipanti all’esperimento avevano proiettato emozioni e concetti (come amore, odio, perdono) si fossero cristallizzate in forme diverse a seconda dell’emozione associata durante una procedura di congelamento. L’intento amorevole, benevolo e compassionevole umano sembra portare a formazioni molecolari fisiche esteticamente piacevoli mentre, l’acqua esposta a intenzioni negative si traduce in una forma fisica disarmonica e spiacevole. Il fenomeno è stato osservato attraverso la risonanza magnetica e fotografie ad alta velocità, ma mai in un setting controllato e con parametri di ripetibilità all’altezza degli standard oggi considerati minimi dalla comunità scientifica.

Effetto Placebo, ossia come la fiducia ed il pensare positivo possano effettivamente funzionare

Il cosiddetto effetto placebo è senz’altro uno dei più noti casi in cui la fiducia ed il pensiero positivo di una persona possono interagire con lo stato di salute dell’individuo stesso. Com’è noto, il placebo è una sostanza priva di principi attivi specifici, ma che viene somministrata come se avesse veramente proprietà curative o farmacologiche. Lo stato di salute del paziente che ha accesso a tale trattamento (e che è ignaro del fatto che non gli si sta somministrando nulla di realmente efficace) può migliorare, a condizione che il paziente riponga fiducia in tale sostanza o terapia.

L’effetto placebo e i suoi principi di funzionamento sono prevalentemente stati interpretati dalla scienza medica in termini psicologici e psicosomatico ed è tuttavia vero che non vi sono studi precisi ed univoci sul funzionamento tanto che, attualmente, anche il mondo accademico ritiene che la sua causazione non sia ancora del tutto chiara.

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Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi3 months ago
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Luca Ariesignis Siliprandi3 months ago
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Luca Ariesignis Siliprandi
Luca Ariesignis Siliprandi6 months ago
Credo che due massime dello stoicismo possano essere sempre d'aiuto quando si devono valutare faccende che ci fanno girare come mosche sul nulla... "Non sono le cose a turbare gli uomini, ma le opinioni che hanno sulle cose" (Epitteto) e, infatti, "soffriamo più nell'immaginazione che nella realtà" (Seneca).
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