La mia storia

Se potrò esservi utile in un qualche modo, è giusto che possiate conoscermi un poco meglio che per quelle quattro righe didascaliche, tipo curriculum, con cui ho accompagnato la pagina di apertura del sito come d’uso in ogni sito ogni sito personale o professionale. Tuttavia, lo confesso, non avrei saputo da dove iniziare… mi viene però in aiuto questa intervista che, forse, potrà darvi qualche elemento in più su chi sono, la mia storia e impostazione

Quando hai iniziato ad interessarti a queste tematiche? -Forse quando a 7 anni rubai dalla biblioteca di paese “Lo Specchio della Magia” di K.Seligmann perché non volevano concedermelo in prestito; capii poco o nulla e, ovviamente, poi lo restituii. Ho avuto dei genitori molto giovani, amanti dei libri, e avendo io iniziato a leggere precocemente ero sempre alla ricerca di “libri da grandi”. Mia madre, oggi, mi prende in giro ricordandomi che da bimbo, uno dei miei passatempi preferiti, era costruire piccoli “templi” che arredavo con minerali rubati alla collezione di mio padre, fiori, erbe e statuine: giuro! Senz’altro, le fantasie e le suggestioni di quando ero bambino sono state un humus fertilissimo, ricordo questo volume rilegato da mio nonno con numeri della rivista Epoca, con reportage sulle religioni nel mondo… passavo ore a sfogliare le pagine che mi parlavano di induismo, buddhismo e spiritualità completamente differenti da quella a cui ero abituato.

Ok, intendevo in modo serio e strutturato…  – Dopo l’adolescenza, direi attorno ai vent’anni, quando mi capitò qualcosa che non riuscivo a spiegarmi in termini strettamente razionali., ma è una vicenda che preferisco tenere per me. Fatto sta che cominciai. All’inizio era per lo più studio, tanto, ma lo studio -da solo- serve a poco in questo campo. Non mi bastava essere uno studioso: volevo provare, fare. E’ un po’ come per l’equitazione, puoi studiare mille trattati, ma se non cavalchi non sai di cosa si sta parlando.

E cosa volevi fare esattamente all’epoca?  – Tutto! Capirai, ero un ventenne nella piena esplosione delle vie e delle strade potenziali! Erano però esperienze che volevo tenere per me e, così, quasi clandestinamente, mi lanciai in ogni cosa trovassi, dai corsi di spagiria (mezzo intossicandomi con dell’acido solfidrico), alla ricerca della visione Lakota, arrivai addirittura ad appendermi ad un albero per una notte (dicevano sarebbe stata una grande esperienza, e no, non la fu). Credo che a salvarmi dal rischio di perdermi lungo la via disperdendo energie fu una buona dose di autodisciplina. Suonando la chitarra a livello semi-professionale, da tempo avevo imparato che per quanto tu possa avere grandi doti, per imparare ad improvvisare o per scrivere cose tue, prima è necessario studiare la musica ed esercitarsi quotidianamente: applicai lo stesso concetto al mio percorso spirituale.

Su quali argomenti ti sei concentrato durante i tuoi anni di formazione? – Principalmente sull’ermetismo e l’alchimia sia come studio (Guénon, Wirth, Canseliet, Fulcanelli, Atorene, nonché tutti i classici) e sia come pratica operativa specie in ambito spagirico… quindi mi ritrovai a passare nottate distillando, calcinando e, soprattutto, facendo una enorme quantità di danni! Nonostante i tanti corsi ed pregiatissimi contatti diretti -nonché epistolari- con alcuni degli ‘Operativi’ più competenti dell’epoca, prima di riuscire in qualcosa di buono, credo di aver impiegato mesi! Ovviamente, lavorando in ambito spagirico, era essenziale conoscere le proprietà delle erbe sia dal punto di vista tradizionale che scientifico, così mi industriai anche su questo versante (e per qualche tempo tenni una rubrica sulle erbe in un mensile locale oggi scomparo, “Insieme Dove”). Ho amato profondamente raccogliere erbe in giro per le nostre colline. Parallelamente intrapresi un percorso di formazione nell’ambito del paganesimo di stampo tradizionale romano, a cui sono ancora grato per struttura e conoscenza datami ma che, per questioni che esulano dall’ambito spirituale, non finì benissimo, ma al riguardo preferisco glissare.

Dunque glissiamo, torniamo agli argomenti che più ti hanno attratto o impegnato – Oltre all’alchimia? Dubito esistano argomenti più impegnativi. Comunque, partendo dagli aspetti erboristici, rimasi affascinato dall’uso popolare delle piante così, ad esempio, passai circa un anno e mezzo a girare per i paesini dell’appennino parmense a cercare qualche anziano a cui interessasse parlarne. Non ne cavai molto che non fosse già pubblicato, ma questo mi fece avvicinare agli studi legati al folklore popolare, alle credenze magiche o stregonesche. Anche questo, credo sia un argomento interessantissimo sia in termini di studi che di pratica.

Insisti molto sullo studio e l’esercizio, insomma, se fossimo in Harry Potter sembreresti una versione maschile di Hermione Granger! – In realtà sono un terribile pasticcione, al massimo potrei essere Paciok! Però, se restassimo ai libri della Rowling, faccio notare una cosa: anche i più dotati, per riuscire ad esprimere al meglio le proprie potenzialità, vanno ad Hogwarts, a scuola. Sì, “avere scuola” credo sia importantissimo. Ti faccio un esempio. Fin da piccolo ho sempre amato il fai da te e in particolare l’elettronica -passione che coltivo tuttora-, non sai quante cose ho bruciato e fatto saltare! Le cose sono cambiate quando ho avuto modo di imparare e applicare sul campo la teorica con cui mi rompevano le scatole a scuola, alle superiori, quando frequentavo un Istituto tecnico. Forse sono stati proprio quegli anni che, nonostante poi mi sia laureato in Filosofia, mi hanno convinto della necessità di darsi una struttura. I due aspetti, teoria e pratica, non si escludono, anzi! Devono andare a braccetto! Però, è vero, il rischio di essere eccessivamente rigido l’ho corso fino a non troppo tempo fa.

Cosa ritieni ti abbia aiutato in questo? E’ stato un cambiamento naturale? – No, non è stato ‘naturale, o meglio, non sarebbe avvenuto in modo spontaneo se non avessi incontrato lungo il cammino persone che mi hanno aiutato ad equilibrare alcuni miei tratti caratteriali. Nessuno di noi può fare tutto da sé. Per me, ad esempio, è stato fondamentale l’incontro con la Progressive Witchcraft di Janet Farrar e Gavin Bone e, di questo, devo ringraziare Rhea Anna Bertorelli, a cui devo molto. Ciascuno di noi ha “qualcosa” che aspetta solo le giuste sollecitazioni per salire a galla, essere lavorata, affinata e reintegrata.

In diversi tuoi articoli e scritti, insisti molto sulle pratiche rituali ed energetiche, come pensi contribuiscano ai diversi percorsi individuali? – Come dicevo, la teoria vale poco senza la pratica. Questo è vero in particolar modo per quanto riguarda il “sentire” e l’uso di capacità che molti ritengono pura immaginazione o doti straordinarie ma che, invece, appartengono ad ognuno di noi. Sogni o sensazioni premonitrici le hanno tutti (anche se magari non ne parlano), sentire o “fare cose con le mani” è frequentissimo, anche se non sempre fatto in modo consapevole. Il fatto è che, spessissimo, ci si ferma lì, non si affronta la cosa con metodo. Allo stesso modo con cui ognuno è in grado di saltare, chi arriva a certi a risultati lo fa in virtù di tanto allenamento: le doti, che pure abbiamo tutti, non bastano. Non basta essere più o meno percettivi, intuitivi o sensitivi… senza pratica tutto si risolve in situazioni episodiche, frammentarie.  Anche l’imparare ad ascoltarsi e a ‘sentire’ può essere aiutato dall’avere ‘scuola’. E’ così per ogni cosa, dalla musica all’equitazione, non vedo perché su questi argomenti dovrebbe essere tanto differente. Certo, sarà diverso quel che si intende come scuola, in termini di strumenti e fini, questo sì, ovvio.

So che nell’ambiente pagano sei piuttosto noto – Dici? In realtà, credo non sia del tutto vero ch’io sia noto nell’ambiente della religiosità pagana. Certo, il fatto che lo frequenti da oltre un ventennio mi ha permesso di conoscere più o meno direttamente quasi tutti i nomi noti del milieu neo-pagano, ma sono attivo nella comunità (se così posso definirla) solo da circa 5-6 anni. Se devo dirla tutta, nonostante sia di carattere espansivo, per questi argomenti ho sempre preferito tenere un profilo basso, al limite del riservato. Forse perché, in fondo, in modo piuttosto egoistico preferivo lavorare su di me che mettermi per così dire al servizio degli altri.

Quando e perché hai cambiato approccio? – Quando ho capito che, lavorare con gli altri e per gli altri, era anche ed essenzialmente un modo nuovo di lavorare su di me che non avevo ancora affrontato. Ad ogni corso o laboratorio che tengo, imparo qualcosa almeno quanto o più dei partecipanti e spesso sono proprio loro ad insegnarmi qualcosa. Quasi ogni persona che ho incontrato è portatrice di una ricchezza unica e personalissima e alle volte è struggente vedere che non ne è consapevole o non riesce ad esprimerla, ecco, uno dei miei più grandi desideri è quello di contribuire, anche solo in modo infinitesimale, al loro percorso. Credo sia per questo che ho cambiato approccio.

Essendo tu un Sacerdote Wicca, come integri la tua religiosità rispetto il più ampio discorso della spiritualità? – In primis, credo che la parola ‘sacerdote’ meriti una precisazione, altrimenti la persone potrebbero vedermi a modi prete, cosa che non è! Etimologicamente, la parola sacerdote deriva da sacerfacĕre, fare il sacro, e questo ruolo lo interpreto in modo assai più simile ad un monaco buddhista o ad uno sciamano che non ad un parroco cattolico; insomma, la parola è la stessa, ma il riferimento di contesto è assolutamente differente. Detto questo, tornando alla tua domanda, ritengo siano due ambiti così tanto integrati per loro stessa natura che la faccenda non richiede alcun mio intervento o sforzo. Così come chi insegna Reiki o altre discipline magari orientali può farlo -e può farlo benissimo- indipendentemente dall’essere cristiano o meno, allo stesso modo, per quanto la mia religiosità possa sembrare particolare ad alcuni, lo stesso funziona per me. Peraltro, essendo la mia religione pervasa dal senso del magico e naturalmente legata al lavoro energetico, credo che la cosa vada a notevole vantaggio mio e di chi lavora con me indipendentemente dal suo credo. Come vedi, la cosa è piuttosto semplice e per nulla problematica. 

Beh, non direi, non c’è il rischio che, comunque, la tua religiosità s’insinui in quello che fai con gli altri? – Assolutamente no! E’ una domanda che porresti ad un operatore di altro credo o religione? Non penso, ma capisco la curiosità. Mettiamola così, uno dei pilastri della Wicca è l’assenza di proselitismo, anzi, essendo un percorso iniziatico, non solo nessuno verrà mai a proportela ma, per farne parte, servono almeno uno-due anni di studio e pratica che richiedono una buona dose di volontà personale. Sicuramente quel che ho imparato nel mio personale percorso religioso ed iniziatico, fa parte del bagaglio che mi porto appresso e che in parte costituisce un plus che porto in quello che faccio, tuttavia resta una cosa con una sua dimensione ben definita e circoscritta.

Se dovessi augurarti qualcosa per il futuro, cosa diresti? – Mi auguro di avere ancora davanti tanti anni per imparare e lavorare… ci sono così tante cose da esplorare!

E se dovessi rivolgere un augurio a chi ci legge? – Lo stesso e aggiungo una raccomandazione: procuratevi di essere felici.

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