Guarirsi

Non vi è nulla di cui siamo più convinti se non l’idea di avere una profonda conoscenza di noi stessi e del nostro corpo. Certo, nessuno può conoscere meglio di noi le sensazioni che ci dà la nostra fisicità: un leggero dolore, o anche solo un fastidio, si presentano alla nostra attenzione con tutta l’irraggiungibile immediatezza del ‘lo sento io’; eppure, se questo è vero per la nostra fisicità, dove il corpo si esprime usualmente in modo molto chiaro rispetto ai suoi disagi e problemi, non di rado resta inascoltata tutta quella parte immateriale, diremo ‘energetica’, che fa da cerniera e articolazione fra la fisicità e la mente. Invero, non è poi così tanto scontato che siamo in grado di ‘sentirci’ così bene come pensiamo: anche il nostro corpo è spesso poco ascoltato… ma questo è un altro discorso e, qui, ci limiteremo a parlare del cosiddetto aspetto energetico, quello a cui solitamente si presta meno l’orecchio. Tengo molto a questo argomento, perché ho il sospetto che nemmeno troppo tempo fa uomini e donne fossero in grado di sentirlo esattamente come oggi, noi, percepiamo un dolore di pancia o un mal di testa. Per spiegarmi meglio, vi propongo un esempio. Sappiamo che gli antichi, nel loro interpretare e dare spiegazioni del -e sul- mondo, si basavano principalmente sull’immediatezza dei loro propri sensi ad esempio, vedevano il sole nascere e tramontare e, quindi, non poteva che essere questo a muoversi rispetto alla terra eppure, questa immediatezza anche un poco ingenua, cozza con una che abbiamo noi moderni: se pensiamo a noi stessi, al nostro io, al centro della nostra coscienza, lo percepiamo immediatamente dietro ai nostri occhi, nella nostra testa, gli antichi, invece credevano e sentivano che la sede dell’anima e del pensiero fosse nel cuore. Com’è possibile? Sentivano forse diversamente da noi?
Vuoi mai che i nostri tempi ci abbiano fatto perdere consapevolezze anche corporee di noi stessi giocate su livelli che oggi chiamiamo immateriali? Questo non lo so, confesso, ma ho il sospetto che i nostri avi sentissero in modo differente il proprio corpo e, soprattutto, ciò potrebbe essere vero perché non distinguevano troppo gli aspetti più fisici da quelli energetici; però, chi di noi a fronte di un dolore emotivo fortissimo, non si è mai sentito come ‘pensante nel cuore’ o, in altre situazioni, perché no, nel fegato o nello stomaco? Ecco, il nostro corpo è materia pensante in ogni sua parte, il nostro ‘IO’, insomma, non è solo nella mente e ciò è vero in virtù di qualcosa che ancora non sappiamo spiegare e che la scienza ha pure tentato di indagare ma con risultati quasi sempre negativi.

Ascoltare

La scienza ufficiale, in effetti, ha scoperto che alcuni processi neurali sono legati ad altri organi come l’intestino (l’esistenza di un sistema nervoso enterico è cosa ormai ampiamente assodata) o il cuore, ma certo non ha rilevato alcuna ‘energia’ del/nel corpo passibile di misurazione che non sia l’attività elettrica muscolare e relativo campo elettromagnetico (per di più, assai debole). Eppure, con inalterato rispetto per il metodo scientifico e nella speranza che prima o poi riesca anche in questo, ho esperienza quotidiana e diretta dell’esistenza di un qualcosa che non posso spiegare altrimenti se non in termini di energia che fluisce all’interno del corpo, con i suoi centri, con i suoi canali e le sue vie. Peraltro, sembrerebbe che questa esperienza sia distribuita trasversalmente a culture molto distanti dalla nostra, come quelle orientali che, anzi, ne hanno fatto un sistema raffinatissimo, davvero molto articolato e complesso. Potrebbe anche darsi, mi dico, che queste percezioni e sensazioni siano solo un sistema che la nostra mente ci fornisce per interpretare ed intervenire su processi fisiologici complessi, non è da escludere a priori ma poco importa: importa, piuttosto, il fatto che alcune cose che possiamo fare usando questi sistemi sono in grado di contribuire ad un nostro complessivo stato di benessere e ad una maggiore sensibilità verso noi stessi. Al riguardo, per arrivare dunque al punto, una delle prime cose da conquistare è la capacità di ascoltarsi, di sentirsi. Come si diceva: così come siamo abituati ad avere percezione del corpo, viceversa, siamo poco propensi ad ascoltarci dal punto di vista energetico (qualunque cosa voglia dire) e, come diceva Pierre Corneille, “chi non sente il suo male è tanto più malato”.

Ascoltarsi è il primo passo e, a fine articolo, daremo alcuni esercizi (peraltro molto più ampi e discussi nel canale youtube) che potrebbero aiutare in questo: sono semplici, collaudati ed anche la persona più refrattaria potrà percepire qualcosa se solo si metterà nel giusto stato. Prima ancora degli esercizi, è importante darsi un sistema descrittivo di riferimento per lavorare; non verità scolpita su pietra, bensì un sistema di interpretazione delle sensazioni e delle operazioni che possiamo intraprendere che possa guidare il nostro lavoro almeno inizialmente. Ciascuno, poi, approfondirà, modificherà e vedrà altro.

La cosa più semplice, una base assolutamente efficace, è considerare che nel corpo esistano centri energetici e, per semplificazione, li riassumeremo nei famosi sette chakra su cui ho investito (sì, credo sia un investimento) diverse ore per proporvi video esplicativi (1234) . Il numero di questi punti, sette, è invero una enorme semplificazione, ma tanto ci basta ora. Questi centri energetici, in verità, erano conosciuti anche nell’esoterismo occidentale ben prima che entrassimo in contatto con lo yoga o altre discipline orientali (si veda ad esempio la più famosa illustrazione tratta dalla “Theosophia Practica” di J.Georg Gicthel che nel ‘700 li individua precisamente associandoli ai pianeti), ma stante che questo genere di lavori era poco descrivibile in un libro, se ne parlava comprensibilmente poco se non, addirittura, come accennava  a metà ‘900 la nota esoterista Dion Fortune nel suo “La Cabala Mistica”, se ne taceva come se si trattasse di cosa riservata agli Iniziati. Eppure, concordando con Lei, l’umanità cambia con il tempo e, lo stesso Spirito del Tempo, lo fa fortissimamente. Su queste cose, possiamo e dovremmo lavorare: tutti, senza distinzioni. Cosa potrebbe esserci di rischioso nell’ascoltarsi se non scoprire o individuare con maggiore precisione ciò che si è?  Per quale ragione un lavoro che permette alle persone di riscoprire il proprio potere personale e di riattivarsi dovrebbe essere pericoloso quando ciò potrebbe portare ad una crescita in termini di consapevolezza? Iniziamo dunque con l’ascoltarci.

Proviamo

Sediamoci o corichiamoci, troviamo una posizione comoda che però non ci inviti eccessivamente al sonno. Senti i tuoi piedi? Riesci a concentrare l’attenzione su di loro e su ogni altra parte del corpo? Anzi, riesci a portare la tua mente lì? Tenta. Dal basso, verso l’alto. Senti la pelle, la carne, i muscoli, i tendini, le ossa. Ci si impiega normalmente dai 5 ai 10 minuti, rilassante vero? Hai ascoltato il tuo respiro? …Spesso non espiriamo davvero tutta l’aria nei nostri polmoni, troppa ansia, troppo stress. Espirate. Svuotate i vostri polmoni. Alcuni cambiamenti, alcune trasformazioni, possono avvenire in meno di un secondo, ma una palestra, ancorché spirituale, è pur sempre una palestra: nessuno vi darà i muscoli e un addome piatto in un week-end (per quanto lo possiate pagare). Per lavorare su questo, abbiamo oggi la fortuna di una capillare diffusione di alcune ‘discipline’ di origine orientale e non, assai efficaci: dall’occidentale training autogeno al notissimo Yoga (quando non sperimentato come semplice ginnastica, che pure male non fa), dal Qi-gong al Tàijíquán (più noto nella sua abbreviazione ‘Tai Chi’). Al netto delle specificità e delle enormi differenze fra i vari sistemi, queste discipline hanno però in comune un effetto su chi le pratica: un’acquisita o maggiore conoscenza di un sé che, partendo dal corpo, è anche altro. Oltre alle sopra citate  discipline che, in modi più o meno diretti coinvolgono anche il corpo materiale (movimenti, posizioni etc.), ve ne sono di ormai notissime che prevedono il solo lavoro di tipo energetico come il Rei-ki Usui o alcune pratiche sciamaniche (al riguardo, per brevità, sono costretto a non entrare nel dettaglio).  Crediamo sia qui il caso di spendere due parole per il Rei-ki, oggi pratica divenuta piuttosto nota anche fra i non addetti ai lavori. Stando alla tradizione fu tale Mikao Usui, nato in Giappone nel 1865, a sviluppare la pratica del Reiki dopo tre settimane di meditazione sul Monte Kurama; secondo il fondatore e chi la pratica, tale tecnica basata su una sorta di “imposizione delle mani”, dovrebbe canalizzare energie terapeutiche (ki) in grado di riportare equilibrio energetico nel corpo e, quindi, di guarirlo. Nell’ambiente delle medicine alternative è forse una delle pratiche più note e, duole dirlo, la più stiracchiata a piacere nonché la maggiormente millantata. Ciò nonostante, fosse anche solo per farne esperienza personale, mi sento di suggerire la cosiddetta ‘attivazione Reiki’ di primo livello (anche detta iniziazione Reiki), cosa aperta a tutti e che, trovando operatori onesti, ha costi assolutamente affrontabili. Questa sorta di attivazione dovrebbe consentire a ciascuna persona di essere un ‘canale di energia’ che, con la dovuta pratica, può aiutare all’auto-guarigione (nell’ambiente noto come auto-trattamento). Che sia il Rei-ki, lo Yoga o altro simile, cercate di trovare quel che sentite faccia più al caso vostro, ma tentate, provate: la salute del corpo non dipende solo dal vostro essere ‘in forma’. Anzi, estremizzando e facendo un esempio di casi limite, chi di noi non conosce persone che quasi vivono per essere ‘in forma’ e sono poi piagate da mille problemi di salute in termini fisici o da nevrosi e fissazioni? Come si diceva fin dal principio, esiste qualcosa d’altro oltre al corpo e che, però, a questo è profondamente connesso e collegato. Lavorando su questo, lavoreremo anche in termini di auto-guarigione. Parafrasando Thoreau, qualche volte essere malato fa pure bene, ma quante volte avete notato come nei periodi di vostro maggiore stress sembra che la saluti vi abbandoni? Da un punto di vista olistico, la malattia, non è altro che la manifestazione sul piano fisico di uno squilibrio energetico, detto ciò, difficilmente il lavoro energetico ci farà passare il morbillo o sanerà ossa rotte… nemmeno ci solleverà ‘dalle correnti gravitazionali’ (cit. Battiato), ma ci riallineerà a questa cosa importantissima che va oltre alla corporeità. Auto-guarirsi, ascoltarsi, alle volte può significare fare i conti con problemi irrisolti e con le brutte abitudini che spesso ne conseguono: siano quelle più materiali, siano le più sottili e terribili come l’accettare situazioni che ci sono strette.  Questa consapevolezza, credi ad uno sciocco, è di guarigione. Ora, se detto questo, te la senti di provare nonostante un poco di comprensibile perplessità, troverai tante persone che come te lo hanno fatto, lo fanno o si accingono a farlo.

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